Monica Guerra – Nella moltitudine

Andreas Feininger – Coney Island, New York, 1949

La raccolta Nella moltitudine (Il Vicolo, 2020) di Monica Guerra precede, nella produzione della poetessa romagnola, in ordine cronologico, Entro fuori le mura, il libro appena uscito con l’editore Arcipelago Itaca in questo 2021.
Nella moltitudine (che è anche il titolo di una famosa poesia di Wislawa Szymborska) è una raccolta che conferma la maturità raggiunta dalla scrittura di Guerra, ricca di immagini suggestive e profondamente evocative, in cui risalta un forte legame con le proprie radici.
La raccolta è suddivisa in quattro sezioni: Maddalene, La corrente del silenzio, Nella moltitudine e Nel conto alla rovescia, quest’ultima composta da brevi prose.
Scrive nella sua prefazione Francesco Sassetto:
“Colpisce la capacità di Monica Guerra di creare testi poetici e prosastici densamente allusivi e metaforici, a volte “visionari”, ma senza alcuna concessione ad orfiche oscurità né a scivolamenti autobiografici per quanto la scrittura sia impastata di esperienze vissute e dunque, concreta, materica, ancorata alla terra ed agli eventi dell’esistenza, come mostra bene l’alto tasso di occorrenze di vocaboli che si riferiscono ad oggetti, ambienti ed eventi della quotidianità e del paesaggio naturale, quel paesaggio che affonda le radici nella giovinezza tredoziese della poetessa. Termini come soglia, vetri, pioggia, neve, corrente, spighe, margherite, seme, pelle, lenzuolo costruiscono un tessuto linguistico di forte valenza evocativa, che rimbalza all’interno dell’opera e nelle raccolte precedenti. Basti guardare a come l’endecasillabo un non ti scordar di me tra le crepe della prima maddalena provenga direttamente dalla lirica d’apertura di Sulla soglia: «noi ci teniamo per mano / tra le crepe dei non ti scordar di me». Anima quest’opera, infatti, l’intima convinzione che sia da ricercare a tutti i costi l’unica via d’uscita, la montaliana “via di fuga” che si traduce in una tensione verso l’altro, dolorosa e spesso fallimentare, ma che porta a guardare in faccia perdita, assenza, attesa, distanza. Senza tremare.”

Da Maddalene:

*
maddalena tu cullavi qualcosa tra i seni piccoli,
una bellezza che rimane, un non ti scordar di me
tra le crepe, la stanza ubriaca di una primavera
prematura mentre fuori dai vetri gennaio era la
neve e non importa cosa nemmeno se poi io c’ero
davvero, la destinazione è un incrocio, la stagione
chiusa dei tuoi nei lungo la schiena

§§§

*
io rimestavo lungo il corridoio il filo discreto di un
discorso mentre i cervi ti scortavano dentro al
bosco o centellinavo il tuo respiro prima che il
giorno scucisse una ferita da lucidare e ora che
solo il silenzio si mescola alla pioggia ogni goccia è
un canto vivo; l’intarsio è l’unico perimetro che
rimane

§§§

Da La corrente del silenzio:

incontrarsi per caso e sentire
non la misura del silenzio sparso
insieme la traiettoria tra i passi
o fra i fogli le ultime maschere
a redimere l’oltraggio della solitudine
l’urlo è una teca di dolore
ma solo due occhi orfani
sulla rupe contraria e una pioggia
la voce sommessa e non sapere più
niente di ciò che ora siamo
dopo tutto ciò che è stato
un passo alla volta
la stessa distanza

§§§

Da Nella moltitudine:

*
tu continui a sillabare patimenti
ogni canto è solo direzione
il fallimento è questo tuo sapere sempre
strade chiuse e ventre sull’abisso
eppure dovresti sentirla la pienezza
luna gravida sul dorso
per ogni te lo avevo detto
eppure il senso è quello delle stelle
e la carne finché carne piange
ogni traiettoria è divisione

§§§

*

cantavamo aprile e i giardini
una palma storta e quei tre vasi
convertiti in erba matta
ora è una spina questa solitudine
il chiodo non avere stretto le mani
non l’orrore che ci sgretola
dopo il precipizio dei petali
la terra che resta

§§§

Da Nel conto alla rovescia:

*

le ore stanno soldatini in fila indiana sugli scaffali
nell’ossario della stanza. la seggiolina rossa per
imparare la pazienza. attendere e finire, una sola
direzione: il mistero democratico del morire. e non
sono gli anni che restano a guardare ma la rivincita
dell’Amore.

(Monica Guerra, Nella moltitudine, Il Vicolo, 2020)

Monica Guerra è nata a Faenza nel 1972. Nel 2019 la sua silloge breve Spezzare il pane ha ottenuto il Premio Arcipelago Itaca, nello stesso anno la sua raccolta Expectation in lingua inglese è stata pubblicata nel “Journal of Italian Studies”, sezione italiana, per il NeMLA (Northeast Modern Language Association).
Nel 2018 ha tradotto in italiano una sezione dell’antologia Hundred Great Indian Poems, curata da Abhay K. (Bloomsbury India, 2018). La sua pubblicazione Sulla Soglia-On the Threshold (Samuele Editore, 2017), auto tradotta con la collaborazione del poeta Patrick Williamson, ha ricevuto una Menzione d’onore alla XXXII edizione del Premio Lorenzo Montano. Il libro è stato pubblicato in spagnolo per Uniediciones Sello Editorial, con traduzione di Antonio Nazzaro. Sotto Vuoto (Il Vicolo, 2016) ha vinto nel 2017 il Premio Letterario Giovane Holden e ha ricevuto una menzione alla XXXI edizione del Premio Lorenzo Montano, nello stesso anno l’autrice ha ottenuto il Premio Gutenberg intitolato a Luciana Notari, categoria inediti. Semi di sé (Il Ponte Vecchio, 2015) seguiva il saggio intitolato Il respiro dei luoghi, scritto a quattro mani con il sociologo Daniele Callini (Il Vicolo, 2014). Nel 2021 è uscita la raccolta Entro fuori le mura, edita da Arcipelago Itaca. L’opera di Monica Guerra ha ricevuto negli anni diversi riconoscimenti in premi letterari, tra i quali: Premio Dino Campana, San Domenichino, Salvatore Quasimodo. Suoi testi sono presenti in antologie contemporanee e collabora con alcune riviste letterarie.
L’autrice cura dal 2016 la rassegna Poetry a Faenza e ha organizzato le prime due edizioni del Festival di
Poesia Tres Dotes. È presidente dell’Associazione IndependentPOETRY. (www.indipendentpoetry.org).

In copertina: Iconografia profana n.04 – © Ph Virginia Morini

2 Comments

  1. È questo plasmare suono con parola che colpisce. Questo flusso, questo sussurro colloquiale. Affascina questo intersecare trame e sospiri…ma…

    Grazie.
    Un caro saluto Enea.

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