Gli esiti dei Concorsi Letterari di Bologna in Lettere

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Grande successo di partecipazione per i Concorsi Letterari di Bologna in Lettere 2017, denominati Interferenze e suddivisi in tre categorie: Opera di poesia edita, Opera di poesia inedita, Poesie singole inedite.
Vista l’alta qualità delle opere in concorso, oltre a quanto previsto dal bando, le giurie hanno deciso di conferire per ognuna delle tre sezioni del premio letterario una serie di segnalazioni.
Inoltre, il Presidente delle giurie ha conferito, autonomamente, per ogni sezione, uno o più premi speciali ad opere che più delle altre hanno evidenziato una particolare connotazione o che sono comunque proiettate verso una specifica autonomia testuale in quanto a intenzioni, uso del linguaggio e ricerca stilistica.

Esiti Sezione A – Opera di poesia edita

Presidente della giuria
Enzo Campi

Giurati
Vincenzo Bagnoli, Daniele Barbieri, Sonia Caporossi, Giusi Montali, Enzo Campi

 

SEGNALAZIONI

Antonella Taravella, La pietà del bianco, Carteggi Letterari, 2016

Manuel Micaletto, Stesura, Prufrock Edizioni, 2015

Enrico De Lea, La furia refurtiva, Vydia Edizioni, 2016

Azzurra D’Agostino, Alfabetiere privato, LietoColle, 2016

Marina Pizzi, Cantico di stasi, Oèdipus, 2016

Stefano Della Tommasina, Global, Oèdipus, 2017

Maurizio Manzo, Rizomi e altre gramigne, Zona, 2016

 

PREMI SPECIALI DEL PRESIDENTE DI GIURIA

Claudia Di Palma, Altissima miseria, Musicaos Editore, 2016

Daniele Beghè, Galateo dell’abbandono, Edizioni Tapirulan, 2016

 

FINALISTI

Lello Voce, Il fiore inverso, Squilibri, 2016

Nadia Agustoni, Lettere della fine, Vydia Edizioni, 2015

Carlo Bordini, I costruttori di vulcani, Luca Sossella Editore, 2010

Valentina Maini, Casa rotta, Arcipelago Itaca, 2016

Gilda Policastro, Inattuali, Transeuropa, 2016

Massimo Rizza, Il veliero capovolto, Cierre Grafica / Anterem Edizioni, 2016

 

PRIME CLASSIFICATE

Ex aequo

Nadia Agustoni, Lettere della fine, Vydia Edizioni, 2015

Gilda Policastro, Inattuali, Transeuropa, 2016

 

TERZA CLASSIFICATA

Valentina Maini, Casa rotta, Arcipelago Itaca, 2016

Come da bando al primo classificato verrà attribuito un premio in denaro (visto l’ex aequo il premio verrà diviso a metà tra le due vincitrici).
Le prime tre opere classificate verranno presentate criticamente durante la cerimonia di premiazione.
Gli autori finalisti saranno invitati a partecipare alla cerimonia di presentazione.
Inoltre, gli autori ai quali sono stati assegnati i Premi Speciali del Presidente di giuria e gli autori che hanno ricevuto le segnalazioni saranno invitati a partecipare alla serata inaugurale della prossima stagione di eventi (Settembre/Ottobre 2017).

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Esiti Sezione B – Opera di poesia inedita

Presidente della giuria
Enzo Campi

Giurati
Daniele Poletti, Luca Rizzatello, Enea Roversi, Marco Saya, Enzo Campi

 

SEGNALAZIONI

Riccardo Barena, Per chi vuole passare

Marilina Ciaco, Verbosinapsi

Luigi Siviero, Schemi astratti di comportamento animale indecente

Lella De Marchi, Paesaggio con ossa

Riccardo Benzina, Karaoke

Antonella Taravella, Il silenzio onesto delle cose

Gerardo De Stefano, On

 

PREMI SPECIALI DEL PRESIDENTE DI GIURIA

Laura Bonaguro, Linee di terra

Gabriele Xella, Regina Immagine / Principe Libertà

 

FINALISTI

Guido Turco, I cieli di Guercino e altre poesie

Maria Angela Rossi, Osmosi. 140

Marina Massenz, Né acqua per le voci

Mauro Roversi Monaco, Sine titulo

Roberto Ranieri, Personat. Passacaglia e fuga

Morena Coppola, Sgorbie e Misericordie di Fratelli Elettrici

 

PRIMO CLASSIFICATO

Maria Angela Rossi, Osmosi. 140

Come da bando il primo classificato vincerà la pubblicazione gratuita dell’opera a cura di Marco Saya Edizioni.
Con alcuni estratti dalle opere dei finalisti verrà assemblato un e-book corredato di note critiche, che sarà scaricabile gratuitamente sul sito del festival.
Gli autori finalisti saranno invitati alla cerimonia di presentazione.
Inoltre, gli autori ai quali sono stati assegnati i Premi Speciali del Presidente di giuria e gli autori che hanno ricevuto le segnalazioni saranno invitati a partecipare alla serata inaugurale della prossima stagione di eventi (Settembre/Ottobre 2017).

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Esiti Sezione C – Poesie singole inedite

Presidente delle giuria
Enzo Campi

Giurati
Francesca Del Moro, Loredana Magazzeni, Antonella Pierangeli, Maria Luisa Vezzali, Enzo Campi

SEGNALAZIONI

Clio Nicastro, Storie del fosso

Daniela Andreis, Una cosa bellissima che non ricorderò mai più

Elena Micheletti, Supplica a lei

Nicola Romano, Ruoli

Alba Gnazi, Zeitgeber (Marcatempo)

Alessandra Greco, Tre inediti

Silvia Rosa, Nemmeno

 

PREMIO SPECIALE DEL PRESIDENTE DI GIURIA

Alessandro Lanucara, Tre Poesie da Canti di Stagione

 

FINALISTI

Mara Mattoscio, Due monologhi e un lamento

Massimo Rizza, Periferie di senso

Laura Bonaguro, Percorsi in prospettica figurata

Lella De Marchi, Gesti

Sergio Pasquandrea, Apnea

Lucia Guidorizzi, Skip a beat

 

PRIMO CLASSIFICATO

Massimo Rizza, Periferie di senso

Come da bando al primo classificato verrà attribuito un premio in denaro.
Gli autori finalisti saranno invitati e presentati nel corso della cerimonia di presentazione. Inoltre, l’autore al quale è stato assegnato il Premio Speciale del Presidente di giuria e gli autori che hanno ricevuto le segnalazioni saranno invitati a partecipare alla serata inaugurale della prossima stagione di eventi (Settembre/Ottobre 2017).

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Cinema e poesia alla Cineteca di Bologna

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Emmanuelle Riva ed Eiji Okada in una scena del film Hiroshima mon amour di Alain Resnais

La Cineteca di Bologna dedica una rassegna al rapporto tra cinema e poesia, nel corso della quale saranno proposti La rabbia di Pasolini (“poema cinematografico” basato sul montaggio di filmati di repertorio), Il carrettiere (primo cortometraggio di Ousmane Sembène, padre del cinema africano), Possibili rapporti. Due poeti. Due voci (il dialogo tra due grandi voci poetiche del Novecento: Andrea Zanzotto e Nelo Risi), Un chien andalou  (il trionfo surrealista di Luis Buñuel e Salvador Dalì), i due capolavori di Alain Resnais Hiroshima mon amour e Notte e nebbia, la Conversazione con Alda Merini diretta da Antonietta De Lillo e infine In cerca della poesia, il film di montaggio che Giuseppe Bertolucci ha dedicato ai grandi poeti del Novecento.

“Il cinema racconta la poesia. Le immagini si confrontano con la parola poetica. Vedremo il poema cinematografico di Pasolini, La rabbia, nella ricostruzione di Giuseppe Bertolucci, a sua volta autore di un ironico confronto tra poesia e tv, In cerca della poesia; il dialogo d’autore tra Andrea Zanzotto e Nelo Risi e il complesso ritratto di Alda Merini firmato da Antonietta De Lillo. E ancora, il modernismo lirico di Alain Resnais (e di Marguerite Duras) e il capolavoro surrealista di Buñuel/Dalí.”
(Dal sito della Cineteca di Bologna)

Programmazione dal 18 al 25 febbraio

Sabato 18 febbraio
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni, ore 18.00
LA RABBIA DI PASOLINI (Italia/1963-2008) di Pier Paolo Pasolini, a cura di Giuseppe Bertolucci (83′)
precede
IL CARRETTIERE (Borom Sarret, Senegal/1963) di Ousmane Sembène (22′)
(Lingua originale con sottotitoli)

Mercoledì 22 febbraio
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni, ore 18.00
POSSIBILI RAPPORTI DUE POETI, DUE VOCI (Italia/2008) di Nelo Risi (56′)
segue
UN CHIEN ANDALOU (Francia/1929) di Luis Buñuel (15′)

Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni, ore 20.00
HIROSHIMA MON AMOUR (Francia/1959) di Alain Resnais (92′)
segue
NOTTE E NEBBIA (Francia/1955) di Alain Resnais (32′)
Precede la presentazione del cofanetto Dvd (Edizioni Cineteca di Bologna 2017) che raccoglie i due capolavori di Resnais in versione restaurata.
(Lingua originale con sottotitoli)

Giovedì 23 febbraio
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni, ore 17.30
HIROSHIMA MON AMOUR (Francia/1959) di Alain Resnais (92′)
segue
NOTTE E NEBBIA (Francia/1955) di Alain Resnais (32′)
(Lingua originale con sottotitoli)

Venerdì 24 febbraio
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni, ore 17.00
LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO CONVERSAZIONE CON ALDA MERINI (Italia/2013) di Antonietta De Lillo (53′)

Sabato 25 febbraio
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni, ore 18.00
IN CERCA DELLA POESIA (Italia/1998) di Giuseppe Bertolucci (52′)

Di seguito il link per saperne di più:

cinetecadibologna.it/…a/ev/programmazione

La parola è stagione incendiaria. (Ri)leggere Jolanda Insana

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Sabato 11 Febbraio – ore 18.30 – Costarena, via Azzo Gardino 48, Bologna.
Bologna in Lettere – Interferenze – Atto IV
In collaborazione con Le Voci della Luna
“La parola è stagione incendiaria. (Ri)leggere Jolanda Insana”
Programma della serata:
Marinella Polidori “Jolanda Insana, amica delle Voci della Luna”
Proiezione del video “Chiamiamoli per nome” (Sasso Marconi, 05/03/2016)
Pier Paolo Amodeo “Non ci fu offesa: la lingua e la poesia di Jolanda Insana”
Simonetta Sambiase “La fabbrica sfabbricata. Letture della trama insana”
Luigi Socci “Pupara era”,
Proiezione del reading di Jolanda Insana al Festival “La punta della lingua” (Ancona, 24/06/2016).
A seguire reading di testi di Jolanda Insana, proposti da: Alessandro Brusa, Chiara Calderone, Margaret Collina, Anna Franceschini, Angela Grasso, Loredana Magazzeni, Michela Turra, Maria Luisa Vezzali.
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Jolanda Insana (foto di Dino Ignani)

 

Lidia Riviello -Sonnologie

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Edward Ruscha – Standard Station (1966)

Che cosa c’entra con la poesia Sebastian Thrun?
Può questo scienziato esperto di robotica e intelligenza artificiale ispirare versi poetici?
Lidia Riviello, nella sua ultima raccolta Sonnologie (Editrice Zona, 2016) lo nomina più volte insieme al suo progetto di automobile driverless: “lo schema di sebastian thrun non dura a lungo / splende su ebay”, “i clienti di sebastian thrun, / le altre presenze uscite di sera senza fondali mnemonici, / senza chiedere più passaggi“, “driverless si sposta in collaudi minimal, li chiamano collant / nel progetto / apoteosi momentanea”.
Al centro di questa raccolta c’è un mondo a cavallo tra il reale e l’onirico, nel quale gli uomini e le donne, definiti clienti oppure utenti, si muovono in paesaggi surrealisti (o forse iperrealisti).
Luoghi come non-luoghi: spazi asettici, dai contorni non definiti, siano essi istituti, tunnel o metropolitane.
Luoghi dove si celebra l’apoteosi/dissoluzione della società dei consumi, richiamata attraverso simboli quali eBay o Ikea: “non oltrepassare le linee gialle posa il montone vinto all’ikea lascia il / posto ai vivi come ai morti.”
Scrive Emanuele Zinato nella propria nota alla raccolta: “C’erano una volta l’inconscio e il sogno. Ora sono veri e propri ipermercati onirici, territori interamente colonizzati: gli utenti e i clienti, onnipresenti nei versi di Lidia Riviello, circolano infatti soprattutto lì, nel sonno, così come il flusso del valore e il vapore del capitale.”
Il sonno (e il sogno) come unità di misura della difficoltà di vivere, descritta in maniera mirabile dalla poesia non lirica di Lidia Riviello, quasi una non-poesia (definizione da intendersi come pregio e non come difetto) che ritrae l’umanità con realismo a volte spietato, ma sempre impeccabile.
È, quella di Sonnologie, un’umanità assopita che però corre in fretta, verso una deriva che pare inarrestabile: senza guida, per l’appunto, proprio come l’automobile progettata da Sebastian Thrun.

* * * * *

 

i clienti si spingono oltre il sonno
nel vetroresina trattato

l’infusione sottovuoto è carissima

solo sulle barche se lo permettono un sonno per intero.

 

* * * * *

l’istituto lascia accese le vetrate

sulle sponde
molti uomini decidono
se farsi fotografare prima del sonno

 

sul controllo delle nascite dei futuri insonni
sono stati iscritti interi trattati.

 

si fa presto a sostituire questo trattato visivo,
la ventraia dipinta in un angolo della sala
con il panorama delle seychelles
taggato alle spalle.

* * * * *

 sull’uso e non sul significato dei sogni

 

l’antiossidante per chi russa,
non credere sia una forma di amore,
la provano anche gli orsi.
piace vedere eventi di successo in serie di autoscatti riabilitativi
che non devi intendere
come tecnica erotica camuffata.

 

di questo sonno conservano molte versioni hd,
la programmazione in sala, l’esaltazione dell’insonnia.

* * * * *

per la ostinata realtà del realismo si provocano nel cliente delle
reazioni che lo inducono a produrre molte visioni superficiali
come quella della città rossa

 

la camomilla cancellata
da tutte le schede dei profitti genera un problema di esaurimento
delle immagini mobili,

 

risolve la questione della cartellonistica fissa in
alcune località del litorale laziale.

 

i clienti dimenticano facilmente gli omaggi, il gesto dell’anulare
piegato teneramente ad indicare pretese di punti sulle spese grandi
marche durante i mondiali.

* * * * *

tutto è crudele se è rosa la superficie

 

davanti alle beatificazioni frenare
recuperare il sonno
consumare all’aperto il pasto
arrestare l’avanzata del godimento.

 

vorrebbero trattare il corpo ma si
lanciano nel massaggio prima
della scena madre.

* * * * *

è presto per commissionare ai posteri una qualsiasi specie di
nostalgia,
i bikini chiamati costumi,

iperattivi i clienti di sebastian thrun.

* * * * *

occorre vedere nella pubblicità
il surrealismo combattuto sul nascere

 

driverless si sposta in collaudi minimal, li chiamano collant
nel progetto

apoteosi momentanea

 

garantita sempre la velocità commerciale, i bambini verranno
trasportati gratuitamente risulteranno i primi nel cartogramma
descritti da colori e simboli ignoti.

(Lidia Riviello, Sonnologie, Editrice Zona 2016)

* * * * *

 

Lidia Riviello nasce a Roma. Autrice e conduttrice di programmi radio e tv, collabora con riviste, quotidiani e blog e organizza eventi di arte e poesia in Italia e all’estero. Nel 1998 pubblica il suo primo libro, Aule di passaggio, a cui seguono L’infinito del verbo andare (2002, prefazione di Edith Bruck), Rum e acqua frizzante (2003, nota di Carla Vasio), Neon 80 (Zona, 2008, nota di Edoardo Sanguineti – Premio A. Delfini 2007) e Ritorno al video (2009). Suoi testi sono tradotti in inglese, francese, tedesco, arabo e svedese. È presente nell’antologia Poeti degli anni zero (a cura di Vincenzo Ostuni, 2011). Collabora con la Compagnia della Fortezza, fondata e diretta dal regista e drammaturgo Armando Punzo e attiva da trent’anni nel campo della sperimentazione e della ricerca teatrale.

sonnologie

 

 

 

 

 

Sonia Lambertini – Danzeranno gli insetti

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Germaine Richier – Insects (1949)

Uscito nel 2016 per Marco Saya Edizioni, questo piccolo libro (poco più di quaranta pagine) ha come tema fondamentale la morte.
Accadimento ineluttabile, fonte di ispirazione alla quale i poeti sembra non possano sfuggire.
Scrive infatti Mario Fresa nell’introduzione: “La voce di un poeta chiama le sembianze, le forgia e dà loro sostanza; eppure, le sue parole giocano, in fondo, sempre e soltanto con la morte.”
La fine dell’esistenza è nei versi di Sonia Lambertini il “giorno del mio giudizio / quando il corpo sarà in scadenza” e attorno al cadavere “danzeranno gli insetti”.
Una sorta di danse macabre rumorosa: “il ritmo assordante non mi farà dormire”.
Ma accanto alla morte, in Danzeranno gli insetti c’è la vita, con il suo percorso irto di affanni, con la decadenza progressiva del corpo e quella parallela della società, avviata verso l’autodistruzione.
E così Sonia Lambertini ammonisce, con il tono del cronista attento e non certo del moralista tedioso, l’uomo del nostro tempo occupato nelle proprie attività così freneticamente inutili: “per quel che riguarda l’autodistruzione / è già cominciata e dura in eterno, / bussa silenziosa a tutte le porte.”
Sono versi oscuri, non nel senso della comprensione, ma nel senso del tono di colore di cui sono ammantati: fossimo davanti ad una galleria di quadri potremmo vedere Goya, ma anche alcuni moderni esempi di black paintings come certi monocromi di Malevich o Rauschenberg o Rothko.
Se dovessimo scegliere invece una musica a cui accostare le poesie di Danzeranno gli insetti, vista anche la propensione di Sonia Lambertini verso la poesia di lingua tedesca, come dimostrano i richiami a Thomas Bernhard e Ingeborg Bachmann, sembrerebbe scontata la scelta di Wagner.
Ma, optando per qualcosa di più moderno e meno tragico, non stonerebbe affatto Klaus Schulze.
La poesia di Sonia Lambertini evoca dunque rimandi continui, come nei suoi riferimenti ai numeri: sono essi a regolare la vita in modo scientifico o siamo nel campo della numerologia, quindi vicini all’esoterismo?  “Per sottrazione, mi ripeto. / Due passi in avanti / conto fino a tre / mi guardo alle spalle / e vedo che non sono / mai arrivata più in là del sei.”
Il senso del dubbio che si instilla nell’essere umano, che lo denuda davanti alla propria debolezza, ai propri rimpianti: eccolo, implacabile, come una sentenza senza possibilità di appello.
Ma la corsa deve continuare e affiora la stanchezza: “Suonano continuamente gli allarmi. / Cerco di tenerli a bada con le mani. / Ho voglia di dormire, per favore. / Fatemi dormire.”
La vita, pur se destinata alla danza degli insetti, merita sempre rispetto: i versi di Sonia Lambertini stanno lì a ricordarci anche questo.

 

Nel giorno del mio giudizio
quando il corpo sarà in scadenza
la bocca sarà colma di terra
danzeranno gli insetti
il ritmo assordante non mi farà dormire
e come nei banchetti degni di rispetto
trionferanno gli avanzi
le formiche ne faranno scorta
sottomano la mappa
cenni di anatomia
viaggio di sola andata.

* * * * *

Vorrei dire
a tutti gli uomini
con l’aria importante,
il luccichio nell’occhio
e nei denti in fila, bianchissimi,
con la 24 ore full optional
compreso il pulsante per l’autodistruzione
in caso di occhiata prolungata

che

l’aria sotto terra non c’è
tantomeno gli aggettivi
i denti si sa, si perdono
e mal che vada la protesi
viene smarrita dalle pompe funebri
e per quel che riguarda l’autodistruzione
è già cominciata e dura in eterno,
bussa silenziosa a tutte le porte.

* * * * *

Credo nella vita
– ho visto la luce
mio malgrado –
e nella morte.
Il resto è contorno,
l’ordine è in cucina
ma non arriva.

* * * * *

Dalla sezione Frammenti per Strauch:

5.

Spero nella pioggia
nel senso geometrico
che porta in grembo
nel suo cadere senza paura
e sparire, nessuna traccia.

6.

La geometria dei corpi solidi
mi spieghi il peso del cuore vuoto
la misura della mancanza
l’invisibile che opprime.

* * * * *

Ho smesso di fare programmi
una frase tonfo
che stendo al suolo;
mi distraggo
tra lotterie quotidiane
aste deserte e numeri
stropicciati in tasca,
inaspettato arriva il sorteggio
che mi fa allargare le braccia
e contestare che non rientravo
tra i clienti affezionati.

* * * * *

Certe mattine le cose ti cadono addosso.
Arriva il treno, mi sposta i capelli.
La casa trema, mi passa sopra.
Predilige la pancia.
Avanti e indietro il ferro delle ruote.
Avevo ragione a sentirlo entrare,
non mi sbaglio quasi mai.
Poi tocca a qualcos’altro,
prendiamo i piedi.
Sono pesanti e ordinano alle gambe di stare
immobili e dritte come in una riga militare.
Chi comanda sul serio, qui,
in questo esercito impazzito.
Senza la paura non so chi sono.
La pancia è brutta da guardare, io lo so già,
calva e sbiadita come i volti dei suoi cadaveri.
Questa notte non so dove sono andata.
Ho chiesto al n.29 del mio palazzo ma nessuno sa nulla.
Devo aver fatto tanta strada, sono così stanca.
È il primo luglio e si gela.
Suonano continuamente gli allarmi.
Cerco di tenerli a bada con le mani.
Ho voglia di dormire, per favore.
Fatemi dormire.

Testi tratti da: Danzeranno gli insetti (Marco Saya Edizioni, 2016)

 

Sonia Lambertini vive a Ferrara. Laurea in Scienze dell’Educazione. Numerose poesie sono apparse su antologie, riviste, blog siti letterari on line. Alcune poesie sono state pubblicate sulla rivista La clessidra e altri testi si possono trovare sulla rivista Illustrati (Logos edizioni), all’interno della rubrica Poemata; nel catalogo d’arte Chi non si maschera? a cura dell’Associazione Liberi Incisori (Bologna, 2014), nel catalogo d’arte Menzogna, realizzato dall’artista Raffaele Fiorella (Pietre Vive Editore, 2015).

danzeranno-gli-insetti

 

Un po’ di cose del 2016

roy-lichtenstein-desk-calendar-1962
Roy Lichtenstein – Desk Calendar (1962)

Alcune immagini a ricordo del 2016 che sta finendo.
Per ricordare alcuni momenti di poesia e di condivisione.
Auguri di un Felice Anno Nuovo da Tragico Alverman.

1-poeros-trieste
Poeros a Trieste, con il Gruppo 77 e Samuele Editore
2-free-ashraf-fayadh-gennaio
Letture per Ashraf Fayadh alla Libreria Ubik
3-geografia-budrio-23-01-2016
La Geografia è un destino, a Budrio con il Gruppo 77
4-bil-concorso-stratificazioni
I concorsi letterari di Bologna in Lettere
5-un-vivere-giocosamente-eroico
Aspettando Bologna in Lettere: Omaggio a Luigi Di Ruscio al CostArena
6-festa-di-versante-ripido
La festa di Versante Ripido al Cortile Cafè
7-bil-programma-completo
Bologna in Lettere 2016: i giorni e i luoghi
8-dialogarti-logo
Dialogarti, con il Gruppo 77, al Santevincenzidue
9-bil-21-maggio
Bologna in Lettere 2016: gli eventi di sabato 21 maggio
10-maratona-bil-28-05-2016
Bologna in Lettere 2016: i volti dei poeti di sabato 28 maggio
11-words-social-forum
Alcuni testi pubblicati su Words Social Forum (grazie ad Antonella Taravella)
12-open-mic-e-recital-poetico-di-versante-ripido-al-pincherle-social-garden-4-luglio
Recital al Giardino Pincherle, con Claudia Zironi e Silvia Secco
13-free-ashraf-fayadh-luglio
Letture per Ashraf Fayadh alla Libreria Ubik
14-macerazioni
Macerazioni, di Nina Maroccolo, a Firenze
15-come-fosse-giovedi
Alcuni testi ospitati sulla pagina Come fosse giovedì (grazie a Michele Paoletti)
17-giovedi-diversi-silvia-secco
Prendono vita I Giovedì DiVersi: la serata dedicata a Silvia Secco
18-esiti_2a_edizione_premio_arcipelago_itaca-1050x600
La silloge Camparisoda finalista al Premio Arcipelago Itaca
19-tu-se-sai-dire-dillo
A Milano, con Bologna in Lettere, per un omaggio ad Amelia Rosselli
20-premio-montano-locandina
Al Forum di Anterem, a Verona, tra i segnalati al Premio Lorenzo Montano
21-diu-al-ghe
Lettura di poesia erotica a Reggio Emilia, con Claudia Zironi e Silvia Secco
22-xxx-iv-limina-mentis
Il volume XXX – IV, a cura di Ivan Pozzoni, Edizioni Limina Mentis

Gian Giacomo Menon e la “decisione di assenza”

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Richards Ruben – Reflection Of Absence – 1990

Il nome di Gian Giacomo Menon tornò improvvisamente alla ribalta due anni fa, quando la rivista Anterem gli dedicò ampio spazio nel n.89 (dicembre 2014), pubblicandone le Poesie per James Dashow, con una nota di Cesare Sartori, che di Menon fu allievo e che si occupa in maniera appassionata di diffondere la sua poesia.

Scrive Sartori: “La scheda biografica di Gian Gia­como Menon (Gorizia 1910 – Udine 2000) potrebbe limitarsi a un tele­gramma: studiò, insegnò, scrisse poesia. Menon, infatti, per gran parte della sua lunga vita praticamente non ha fatto altro: la mattina a scuola a in­segnare storia e filosofia al liceo classi­co Jacopo Stellini; per il resto chiuso in casa a scrivere versi e a inseguire i suoi fantasmi interiori. Per lui scri­vere poesia era la ragione di vita.”

Non a caso, nel 1966, sulla rivista La Fiera Letteraria apparvero le seguenti parole: «Di Gian Giacomo Menon non sappiamo quasi nulla. Sappiamo solo che è un poeta, un vero poeta, ed è questa forse l’unica cosa che conti».

Scrisse molto Menon, in maniera febbrile, compulsiva: oltre centomila poesie, pari a più di un milione di versi, per la maggior parte tuttora inediti.

Nacque a Medea, in provincia di Gorizia e si laureò a Bologna, dapprima in giurisprudenza (1934) ed in seguito in filosofia (1937). Aderì giovanissimo al Futurismo e pubblicò nel 1930 a proprie spese il libretto il nottivago – versi liberi. Nel 1937 si trasferì a Udine, dove visse svolgendo la carriera di insegnante.

Scrive ancora Sartori: “Individualista, solipsista, pragmatico, sostenitore dell’isostenia dei logoi, i suoi «segnali di vita» furono: casualità, nudità, paura. Brillante conversatore, fece vita sociale e mondana fino alla soglia dei cinquant’anni. Poi prese una «decisione di assenza» dal mondo perseguita con ostinata e sofferta determinazione trascorrendo più della metà della vita chiuso in casa (a parte che per insegnare e inseguire giovani amori) a «consumare l’amara invenzione» (cioè scrivere poesia). La poesia fu per lui «ferita e farmaco insieme», baluardo e sollievo dal mondo; eppure, alla fine, scacco e impotenza.”

La decisione di assenza è indubbiamente il fatto (o meglio, il non-fatto) che rende ancora più affascinante e misteriosa la scrittura di Gian Giacomo Menon, poeta enigmatico e solitario di cui resta ancora tanto da scoprire.

 

Da Poesie per James Dashaw (Anterem n.89, dicembre 2014, a cura di Cesare Sartori)

 

gli dice di parlare gli chiede perché non vuole e non sa cosa pensa ed è teso come il vento sotto la porta un rumore senza ricordi se non è niente nella sua testa ed è una novità essergli a fianco e gli dice di non evitare le parole e la risposta non cade nell’ombra più lontano di una stella la raccoglie

*

pei piani e le scale e le case della città e la notte e non piuttosto l’una ch’era l’eternità dei risvegli e ognuno della casa e i vetri senza vedere e il candore verbale sul da farsi che non sapeva un altro più del vicino ed isolato e sterile non volendo se non restituire il suo nome ricevuto fino agli ultimi anni e la terra coi servi e combinato di arnesi e di paure e penetrare anche di schiena che aveva anche lì gli indirizzi e gli eredi la proprietà dei fondi e si fregava le mani e il resto dopo i divieti per vivere con lui e il leo e il trùdere ch’era la sua stessa vita riconosciuta prima dei fantasmi girando a lume di candela e altrove pelle fughe non cambiando neppure una lettera che si meritava e la roba muraria e da dozzina e su su colle uccellande sportive colle allegre cince dove sono in fiore le acacie cioè sui colli aprichi e apriti cielo per riguardo di lui che lo aspetta in compagnia delle belle speranze come pei fiumi della patria e sono le bandiere e l’arma in mano e non per perdonare per perdere figlio d’un prete ch’era stato l’insolenza di un attimo come diceva e la razza che si ripete e lo richiama in vita dopo gli sciacqui e i destini e non lascia che scivoli via a onta delle misure e tu eroe di cavalli ahi ch’era in ritardo sui tempi di ieri quando poteva e le svelte gambe il bastone alzato e i prati e il bosco che lo nasconde

*

come poté l’errore della terra lo scinchi la sussurrata bestemmia il gallo strozzato alla nascita e l’alba sguarnita e i caduchi banausi che vanno con rotti carretti e i cani azzoppati che trotterellano intorno un guaire flebile la balorda menzogna quei banausi padroni di topi mercati del pelo ed ahi l’incantesimo vati filosofi suonatori di piffero ahi che erano parole vaganti adamo del ponte sguarnito ed ahi tucio del narr tu che incantavi il tuo piccolo topo

*

i lungi i zoppi i cellofanici le invenzioni dei nori germi declinati insidie di notti lunari ed ohi la morta speranza boschi squassati dal vento e la pioggia sopra i sentieri pozzanghere di essi ohi ch’era la fine ninetta un trepidare breve un breve respiro affannato e tutto tornava nell’abbandono come quando sono le proli inquiete polveri di sabbie pulviscoli di morte memorie

*

 

Da Poesie inedite (1968-1969) (Nino Aragno Editore, 2013)

Sproporzione dell’arco
più sicuro di zampa
un passero ride sul ramo

*

Io sorrido per te
non spina amore
corolla che tu mi inventi
per la tua ape e il sole

*

L’oroscopo dentro la palpebra
ognuno ha il suo dado
le partite perdute
e chi tenta i tavoli neri
stupidità sbilanciata nel dubbio
conta l’intervallo dei giorni
le notti mancate
e insegue nei libri un altro se stesso

*

Contropartita dell’acqua
la forbice sui girasoli
sospetti del fondo
la nuvola delle meduse
e tu distanziata nelle cinture
la fatica di un giorno
non gli anni liturgici
un paraclèto su ali di tortora
la dinastia delle parole
e appostarsi dietro le foglie
miopia di ore mancate
il solstizio a bruciare le orine

*

La casa e l’essenza
l’altra parete mi rimanda
figura dopo figura
l’amicizia non rivelata
scandalo e deiezione
un luogo per la pace
e l’oblio

*

Il campo umano
il vento le pietre scavate
l’insicuro essere dentro di te
non la sapienza delle piogge
tempo breve di rimozioni
e cassiopea nascosta
più ebra di luce nei ritorni
e noi si ritornava
ebri di fieno e di cicale
ed era la sapienza
tana di formica nella scorza
i canali segreti
l’inverno previsto
la tua parola è nel vento
ferma sul grande ramo
ma sbandano i quadranti di novembre
e non c’è difesa di speranza
la foglia si distacca
e non sa dove

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Gian Giacomo Menon

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anteremedizioni.it/numero_89_dicembre_2014

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giangiacomomenon.it