Mauro Pierno – Compostaggi

Carlos Almaraz – Beach Trash Burning (1982)

La raccolta di Mauro Pierno Compostaggi, uscita nel 2020 per Edizioni Progetto Cultura nella collana Il dado e la clessidra a cura di Giorgio Linguaglossa, contiene poesie scritte tra il 2017 e il 2019 che, come afferma lo stesso autore, sono state pensate “percorrendo come pendolare il tragitto ferroviario Bari-Ruvo di Puglia e scritte con il cellulare”.
Sono istantanee, schegge, “poesie che contengono tracce” (come le definisce Pierno): la scrittura attinge a numerosi fonti, all’attualità, ai media, alla musica, alla quotidianità, alla letteratura, per comporre una sorta di blob poetico ricco d’immagini e d’invenzioni.
Scrive Gino Rago nella sua prefazione: “Mauro Pierno sta percorrendo una propria strada di accesso alla realtà, una strada lastricata dalla frequentazione pluriennale dell’officina de lombradelleparole.wordpress.com. In questo tragitto la sua dizione poetica è diventata sempre più oggettiva, spersonalizzata, fredda, ironica e auto ironica. L’autore di Compostaggi ha saputo mettere a punto un congegno di de-automatizzazione e di fibrillazione del suo linguaggio poetico, una procedura di de-contestualizzazione del testo nell’ambito del testo, immettendo nel testo un sotto-testo che funge da contro figura e da alter ego. Penso sia questo l’elemento di distinguibilità della sua dizione poetica nell’ambito della nuova ontologia estetica sempre attento a non far mai combaciare la parola con il suo referente, la cosa. E così, in questa dicotomia e discrasia, la dizione poetica di Pierno si presenta instabile e disarticolata, come in fieri ed in itinere. La poesia si fa luogo di incontro di interlocuzioni, un attivismo che tiene desto il testo che è sempre attraversato da forze longitudinali che ne determinano la contestura. In fin dei conti, il poeta è un homo artifex che agisce, agambenianamente, attraverso l’archeologia del presente. Su questo aspetto scrive Linguaglossa: «il poeta fa così un lavoro analogo a quello dell’archeologo e dello speleologo, scende al di sotto del testo per mostrare che le sue commessure sono state assemblate da altri autori in diversi tempi e in diversi spazi, e che quel testo può tornare a vivere pur se non ha mai visto la luce».”
Di seguito una selezione di testi tratti da Compostaggi:

Chopin

Il potere della sintesi polverizzato
e guardo negli occhi un unico pensiero, allo specchio

quell’esperienza al tinnove, mi chiedevi?
La lotta è seduta, oppure sedotta? Un volto

unico frammento, non ricordo, neppure?
L’esperienza così controversa appaga!

Il pugno è stato un simbolo
che ora riposa nella mano,

suonare il piano con solo cinque dita,
le altre nascoste.

Il pianista non ricordo chi sia,
la citazione nominale non serve. Chopin si dissolse.

* * *

Tomas

Il quadrato costruito sull’ipotenusa il teorema applicato
nella moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Nei brani sgranati si arrotolano esistenze piè
e a cena le rive si allontanano.

Ci si ammassa con forchette negli inferi precipitati.
Dalla forma più casuale un ricettario pubblico.

Una rivoluzione portatile per l’ipnosi.
Questa tua apparizione a capotavola,

Tomas, rimette tutto in ballo.
Lo sai che le farfalle son alte alte alte.

* * *

Adamo

L’albero socchiuso ha una palpebra accennata,
Eva tollera in eterno questo alternarsi di funi.

Il sipario che si alza ha un giardino meraviglioso,
la vita scrostata di polvere colorata, quando cala.

Indossa un grembiale nell’atto di saldare,
Adamo attorciglia il prato con le stelle.

* * *

Galeoni

Non è in strada
o nelle periferie del mondo

né sotto i letti o negli armadi sfitti,
né nelle camere di alberghi,

né nelle ante delle serrature anomale.
Nei galeoni antichi lì sta il mistero.

Da terra negli scoppi di sole
guardavano il confine infinito.

Gli ammutinati non prendevano il largo.
Tutt’intorno la terra non aveva più mare.

* * *

Parete

Il luogo fisso,
quel tramonto bloccato alla parete
spingeva il limite sparso.
Gli sbarramenti.
avevamo preso l’abitudine di sedere sull’uscio inconsapevoli.
La folla pendeva. Ridevamo pure.
alle pareti, nelle piazze
scorrevano le nostre vite.
Poco sangue soltanto a tratti esploso.

* * *

Suppellettili

E mettici i resti della sostanza,
che avanza. Nelle suppellettili e nelle credenze.
Nei cucchiaini.
Nei buchi neri, nelle topaie.
Nei sotterranei,
nelle tranvie,
nelle metropolitane.
In fondo al mare,
per questo avanzano le parole.
Negli specchi muti delle sorgenti.
E nelle luci più minuscole.
Nei corridoi di ceramica
e nelle tazze che sfarfallano.

* * *

Brandeburgo

Una giostra mandata al massimo
sullo sfondo unico a Brandeburgo i sei concerti.

L’odore di vecchie poltrone sfuggito alla stanza.
Le mani, nel vortice, che inseguono un piccolissimo cerchio.

(Mauro Pierno, Compostaggi, Edizioni Progetto Cultura, 2020)

Mauro Pierno è nato a Bari nel 1962 e vive a Ruvo di Puglia. Scrive poesia da diversi anni, autore anche di testi teatrali, tra i quali: Tutti allo stesso tempo (1990), Eppur si muovono (1993), Pollice calvo (2014), di alcuni ha curato anche la regia. In poesia è autore di: Intermezzo verde (1984), Siffatte & soddisfatte (1986), Cronografie (1996), Eduardiane (2012), Gravi di percezione (2014). È presente in rete su “Poetarum Silva”, “Critica Impura”, “Pi Greco aperiodico di conversazioni Poetiche”. Le sue ultime pubblicazioni sono Ramon (Terra d’ulivi edizioni, 2017) e, nel 2018, su invito di Lino Angiuli e con la collaborazione di Francesco Lorusso sulla Rivista Letteraria incroci è uscita la silloge 37 Pedisseque istruzioni. La sua scrittura è presente, dal 2017, anche sulle pagine innovative del gruppo NOE di Roma e parte dei suoi versi si possono leggere sulla Rivista on line “L’ombra delle parole”. Da anni promuove in rete il blog “ridondanze.wordpress.com”.


In copertina collage di Marie Laure Colasson (2012, 30×35 cm.) a cura di Lucio Mayoor Tosi

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