Alfredo Rienzi – Partenze e promesse. Presagi

Giorgio De Chirico – L’angoscia della partenza (1914)

Alfredo Rienzi vanta una lunga esperienza nel campo della poesia, come poeta e saggista. Ho scelto alcuni testi dalla raccolta Partenze e promesse. Presagi (puntoacapo Editrice, 2019).
Scrive Dario Capello nella sua prefazione intitolata Una porta socchiusa tra il giorno e la notte: “La poesia di Rienzi si è sempre mossa, o se si vuole, ha sempre tremato su un bilico, su una linea di confine. Confine è qui parola tematica, metafora che apre i due mondi. Da un lato l’ironia, intesa come lezione del freddo, filtro della mente che sorveglia la distanza, a volte anche dissimulazione e tono basso del versificare. Dall’altro la stupefazione, che è il momento in cui il pensiero deve cedere, assottigliarsi o franare su se stesso, fino a coincidere con un suo nulla, come davanti a una rivelazione. Quel che si dice: l’invisibile. Ciò che sta per essere visto. Ma è un bagliore. Dissolto: «uguali il presagio e il profondo sonno». “
Nella postfazione di Ivan Fedeli intitolata “Partenze e promesse. Presagi.” Una lettura leggiamo invece: Partenze e promesse. Presagi è libro verticale: tende all’alto partendo da un basso, viaggia con lo sguardo teso a un oltre che verrà, se verrà. Il poeta ha l’atteggiamento conoscitivo di un nefelomante: indaga i segni, i presagi del cielo, per restituire al mondo un messaggio, una certezza che è morte e rinascita al contempo. È preoccupato per la vita, Rienzi, assume su di sé, come voce narrante, il peso etico di una rappresentazione figurale, cristologica: il poeta ha il compito di redimere, forse, sicuramente di consegnare un messaggio alla centesima scimmia, il suo pubblico, e idealmente il genere umano mutato inconsapevolmente e definitivamente, anche se il monte si è fatto troppo alto – come non pensare a Dante? – e i verbi rinunciano a significare, a rendere un senso al non essere. Ma il messaggio è kafkianamente latente, umanamente scomodo.”
Di seguito una breve selezione di testi tratti da Partenze e promesse. Presagi.

Dalla sezione SECONDA PARTENZA E PROMESSA:

I verbi rinunciano, i presagi non dicono

Dicono questi versi
di nulla che succede,
non descrivono fatti.
Resiste qualche raro verbo fossile:
sta, aspetta, disperde.

Questo vuole l’ebbra superficie:
al troppo dire, al morso dei ragni
opporre silenzî di arenili
boccheggii di meduse.

Sotto, dentro, diffidiamo delle albe:
ci serve notte, ancòra
di radice e di seme
ci serve buio, dentro,
la sua morente schiera.

Qui, in superficie, i verbi rinunciano

i presagi non dicono.

* * *

L’odore della foresta

È tuo, dunque, il profilo
che le finestre non sanno nascondere,
tua la mano che discosta le imposte
per offrire il boccone?

E chi, come la diffidente martora,
s’avvicinò e assaggiò e mosse
gli occhi come a dire è buono e ne mangiò
metà per fame metà per ringraziarti
prima che l’odore della foresta
lo richiamasse a sé?

* * *

Dalla sezione PARTENZA E PRIMA PROMESSA:

III.

Leggetele voi queste promesse
per me e per voi e per il padreterno
sedetevi in cerchio, cercatevi gli sguardi
leggetele scandendo bene ogni sillaba
volgetevi all’ulivo come se fossi io in carne e ossa
recitatele all’agnello che fingerà di non udire
sulle ossa scrivetele e nel vento,
così che io le senta ovunque sia.

Sapete come la memoria si inceppi in molti casi:
nulla più di una promessa
per propria natura, attira l’alibi e l’oblio.

* * *

Dalla sezione IL PRESAGIO:

*
Ma l’ora è valicata:
nessun accadimento
ha scosso i fili d’erba i crochi, bianchi
più della luce che li benedice
o la fibra contrattile del cuore
la retina, il midollo, la rete neuronale
e lo scisto carbonioso, la roccia con il muschio
il corvo ravveduto di passaggio

l’ora era errata?
Resta il presagio, cupo e disperante.

* * *

*
Sarà che nulla accade ai sensi
mentre lenta e insondabile
la vita accade in sé

i discepoli forse sono già in città
a barattare l’oro eternamente uguale
con un metallo dolce che s’arrenda al tempo
lo accolga nell’ossido e nella linea di frattura

avevano promesso un cauto riserbo
ma i cani fiutano i dispersi:

se esilio dev’essere
che sia condanna inflitta
nel nome di un qualunque nome

chi s’allontana ripudia. E questo
non piace a chi rimane.

* * *

Dalla sezione CONOSCO LA DATA DELLA MIA MORTE:

I. Non l’ho scelta io

Non l’ho scelta io, la data della mia morte
mi è apparsa, non importa se in sogno
per bocca d’un sedicente profeta
o in algoritmi a multipla matrice.
Non l’ho scelta: me la sono trovata
di fronte – e neppure ricordo
se dettata dai codici dei tuoni o della grandine,
dal cerimonioso ronzare delle api
o connettendo linee tra i nei dell’avambraccio.
Però io ho scelto, a fondo soppesato
se accogliere l’offerta o no, se credere
o sputare sarcasmo sui quei segni.

Logica e ragione si dimenavano.

Poi ho deciso: si, va bene, è vero!
Quella sarà la data!

(Alfredo Rienzi, Partenze e promesse. Presagi, puntoacapo Editrice, 2019)

Alfredo Rienzi è nato nel 1959 a Venosa e vive a Torino dal 1963, dove svolge la professione di medico.
Ha esordito in poesia con Pianeta truccato, elusioni!, (Pentarco, 1989). Nel 1992 gli viene assegnato il X Premio Montale per l’inedito con la silloge Contemplando segni, che viene pubblicata in Sette poeti del Premio Montale (Scheiwiller, Milano, 1993, con prefazione di Maria Luisa Spaziani) e successivamente ricompresa nel volume Oltrelinee (Edizioni dell’Orso, 1994).
Le successive raccolte di poesia sono: Simmetrie (Joker, 2000), Custodi ed invasori (Mimesis Hebenon, 2005), La parola postuma. Antologia ed inediti (puntoacapo, 2012), Notizie dal 72° parallelo (Joker, 2015), Partenze e promesse. Presagi (puntoacapo, 2019).
È stato premiato in numerosi concorsi letterari, tra cui: Umbertide, Alda Merini, Di Liegro, Tirinnanzi, Acqui Terme, Chiaramonte Gulfi, Arcipelago Itaca, Bologna in Lettere, San Domenichino, InediTO Colline di Torino.
Suoi testi poetici sono, inoltre, apparsi nelle principali riviste letterarie nazionali e in decine di raccolte antologiche e volumi collettanei.
Ha affiancato all’attività creativa quella saggistica, prevalentemente nell’ambito della poesia.

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