Anna Franceschini – Pietre da taglio

Foto di Fiona Louise Larkins

Pubblicata nel 2021 da Edizioni Kurumuny nella collana Rosada diretta da Milena Magnani e Sergio Rotino, la raccolta Pietre da taglio dell’autrice bolognese Anna Franceschini è uno dei testi segnalati al Premio Bologna in Lettere 2022, nella sezione Opere edite.
Pietre da taglio rappresenta l’esordio per Anna Franceschini, che pure è attiva da anni nel mondo poetico, non solo come autrice, ma anche come redattrice di riviste (Le voci della luna) e organizzatrice di eventi culturali: diversi suoi testi sono già apparsi in rete e su riviste cartacee.
Scrive Caterina Serra nella sua prefazione: “Anna Franceschini parla di corpi che la Storia opprime, rinchiude o zittisce quando non lascia fuori inascoltati. Corpi che non si liberano mai, mai del tutto, mai una volta per tutte. Troppo disorientanti se il desiderio lo manifestano anziché censurarlo, troppo sconvolgenti se le parole con cui si raccontano non sono quelle di certe fissità patriarcali, ma si muovono inventandosi e reinventandosi continuamente. Parole femministe che ripensano gli spazi condivisi, riformulano le relazioni e i rapporti di potere che le determinano, che ogni volta partono da quel grande motore che è la consapevolezza di sé, del proprio diritto a una buona vita, a una libertà di nominarsi e nominare il mondo.
Ed è questo il problema, dice Franceschini, quello di ogni infante, di chi cioè non ha parola, di chi cerca un linguaggio per capire il mondo, di chi ha bisogno di dare voce alle cose per poterne fare parte, per poterle raccontare, accoglierle o lasciare lì, amarle o rifiutarle.”

Di seguito una breve selezione di testi tratti da Pietre da taglio.

Da SCENA MADRE:

Il pensiero una immagine senza
sfondo presa polmonare spinge e si vergogna
non va agito richiamato un corridoio stretto
gelido oltre il finestrino si amplifica
convoglio uterino acqua mista comandata
si apre tiene il segno fa passare

A noi non si perdona la cattiveria

il volto dipinto di una bocca per parlare

§§§

Scena madre in un acquaio
la marea è fine ripetuta che
rigetta l’urto non deflagra un’onda
sopra e sotto che converge

Il binario è sospeso dolori semplici
di materia rilevata contraffatta

Quel signore ha impresso del metallo
è disteso trapassato in un fiume di detriti
esonda un colore opaco voce scura
diranno la paura il silenzio scomposto
tra pelle e tessuto

§§§

Da TERZA IMMAGINE:

Ho visto il fondo di glicine
una mano in una raggelante testa
bocca da cui esce un tronco di lingua
figure inchiodate a un perno
e il dito che le fa girare

Volti doppi specchi
una autofficina per un grande pesce
e punte di lame negli occhi

Il racconto è un trasloco
da una stanza a un’altra casa
carne frenata all’ossigeno
appaiono i quadri orfani
le cornici malevole dei non nati

§§§

Da NESSUNA SCENA:

Le cancellate chiuse sulle bocche in entrata
l’occhio penetra nelle arcate del sogno
l’istante è un mistero che si apre
un lungo corridoio di oggetti caduti
vicolo dove si muove il senso

Nel caldo movimento dei corpi la parola
ferita del tempo a ritroso
sapere che è accaduto

uscire nella realtà come in un sogno chiuso

§§§

Da MORTE SENZA RACCONTO:

Morire: stasi fino all’impostura
di un ferro di cavallo scovato
sfogliando sacchi rimestando carne
unghie macinate come ritorni alla terra
nutrimenti di vuoto albero collina
verde la storia dei solidi muti
la parte del nostro corpo più in vista
mineralizzata resto inutile lavorato

La tavola il legno che tiene il bicchiere
l’importanza del respiro corto sulle scale
dire sempre meno che non è nulla
morire per un’immagine che si è perduta

§§§

Da BREFOTROFIO:

III

Il letto è laterale, il ricordo gode di una certa angolarità. I pertugi, le pareti che sfumano nel buio sono annidamenti costruttivi di mondi che sfregano con il presente.
Il letto è un letto che sostiene la forma del corpo, corpo che va dal cuscino alle molle che perforano la stoffa. Scorrendo sulla carne protetta, una mano segna una gamba, l’accompagna per scomparire. Il busto è composto, tagliato dalla luce. Si può sentire un respiro compresso che appartiene a una instabilità o una atarassia delle cose. Giacere in apparenza, irretiti appena prima di farsi in pezzi.
Il volto è una pasta nera, rivela due occhi disarmati.

(Anna Franceschini, Pietre da taglio, Edizioni Kurumuny, 2021)

Anna Franceschini è nata nel 1983 a Bologna, dove vive. Si occupa dell’organizzazione di eventi culturali a livello cittadino. Fa parte della redazione della rivista «Le voci della luna» (Sasso Marconi). Suoi testi e saggi sono stati pubblicati su lit-blog e riviste letterarie. Nel 2017 ha partecipato alla rassegna di scritture di ricerca Riassunto di ottobre, a cura di Sergio Rotino e Marco Giovenale. Dal 2018 è fra le organizzatrici della rassegna di poesia Una come lei, in collaborazione con la Biblioteca italiana delle donne di Bologna. Sempre nel 2018 vince la XVI edizione del Premio letterario “Anna Osti” per la silloge inedita. Nel 2019 è fra gli ospiti dei festival Bologna in Lettere e Poesia Festival di Modena. Nel 2021 ha partecipato a RicercaBO, laboratorio di scritture di ricerca a cura di Renato Barilli, Niva Lorenzini, Gabriele Pedullà.

In copertina: “Modern lost dreams”
(Incisione a rilievo su gomma. Stampa su carta Pantone)
di Marica Marinoni, 2017

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