Gabriella Montanari – Anatomie comperate

Iseult Labote – Anatomie n° I (2003)

Uscito nel 2018 per Vague Edizioni, Anatomie comperate è un libro in cui la scrittura di Gabriella Montanari si riversa in tutta la sua potenza: una scrittura sanguigna, fantasiosa, irriverente e, perché no, pure politicamente scorretta.
Consigliato a chi crede nell’equazione poesia = noia, affinché possa finalmente ricredersi.
Tra i vari e variegati interventi contenuti nel libro, scelgo un breve passaggio da quello del poeta e critico Elio Grasso: “Ci sono ineguaglianze a insaporire tutto il libro, sviluppi screanzati di storie e racconti sempre sull’orlo di un’esposizione biblica. Proverbi e salmi, per intenderci. Dalla più proibita zona ai piani alti della biblioteca. Se non fosse che Montanari diffonde, con una certa magnanimità, consigli diurni e sveglie notturne a protezione d’incubi, e surrealistiche storie d’amore (Nadja di Breton insegni). La parola inizia sempre con il suo lato pornografico, ma intanto si trastulla con garbate maniere. Proprio questo diffonde Anatomie comperate, dove i crimini stanno sotto i bikini all’uncinetto e la salvezza sta nel chiudere in forziere tutti gli attrezzi. È il fianco ecologico del libro, la sostanziale ricchezza dei vocaboli, altrove alquanto rara e inesperta. Nessun revival o letture da cocktail bar, ma turbolenti mini vortici in ogni pagina.”
Di seguito una selezione di testi da Anatomie comperate:

LUGLIO TRA SUSINE, BREZZE ED ERPES ZOSTER

Le anime dei mezzadri accatastano polpe
in vista dell’estate eterna.
I monatti della zolla bottinano dal germoglio alla bara
orchestrando il requiem dei picciòli.
Linfa, cesoiate. Cassette di bemolle.
Dopo la K626 di Mozart, solo pane e salame.

Allergica ai nettari emotivi
lascio spasimanti maturi impiccati ai rami.

Lungo i filari
in cima a trattori turgidi
le cosce delle stagionali svelano tagli di pesca.
Il succo cola,
macchia la canotta dei ricordi.

* * *

TALAMO PRENUZIALE

Il dottorino imberbe ci visitava
in cambio di lascivi tic tac,
i genitali rivelavano il big bang
a noi che del piacere intuivamo la casualità.

Le falangi s’inoltravano nell’internato ignoto.
Tra pistolini esibiti
come medaglie al volere
affiorava la ricetta dell’amore mutuabile.

Eravamo di bocca larga e di coscia buona.
Avevamo l’altruismo dei porci a dicembre.

* * *

RESINE E ARCATE

A tavola non si parlava,
c’era da masticare e scartare il grasso.
Kronos, il porcellino d’India
dilaniava la prole pur di far tacere le voci.
In cucina si faceva contrabbando di molari.
Chi cavia, chi fata.

Il sorriso di mia madre
non l’ho conosciuto di persona.
Pare fosse avorio braccato
e l’animo, pachiderma.

* * *

SPINE DORSALI

Ho visto amici
profanare tombe a San Michele
spartirsi l’ultima lumaca nel piatto
scambiarsi alibi da fedigrafi.
Li ho uditi rinnegarsi trenta volte
per un tozzo di sottana in via di Ripetta.

Ne ho visti aggirarsi tra le vertebre,
perdere il cammino e trovare la mia mollica.
Quando la grandine minacciava la gemma
la loro pelle di flanella
suggeriva ai miei brividi l’abbandono.

Poi li ho persi, per una svista.
Per quella maledizione
che ci riempie la bocca di ma sì, sì, dopo.

Dopo, però, è solo la lisca.

* * *

ARIETE I

Primo fra gli stupori,
tu che indossi femori di cicogna
non potevi saperlo.
La tua venuta innestata nella sua andata.

Ero antro di sporcizie
avevo fede nel nulla benvestito,
nel gioco del possesso.
Tu gettasti la calce viva e iniziò un mondo.

Fai della china la tua linfa,
ridisegna i contorni disumani,
ridi come se fosse ossigeno.

Primo fra i doni,
so che mi porterai nel becco
sopra un nido di lustrini.
Ladra sarò, se sarai tu a coprirmi.

* * *

SIERO NUZIALE

A volte, solo a volte
esco dalle mie pretese,
seguo lo strascico delle tue calze di filo e di scorza
e m’imbatto in caviglie di uomo sottile.

Cucina tu, che io ti fisso gli zigomi.
Compra verdure, regalami i tuoi spaventi.

Del pascolo, la panna è il momento migliore.
Per ingrassare di noi,
restando sordi alle proteste del crasso.

A digestione avvenuta, sapremo forse chi siamo.

(Gabriella Montanari, Anatomie comperate, Vague edizioni, 2018)

Gabriella Montanari è nata a Lugo nel 1971. Laureata in lettere moderne all’Università di Bologna e diplomata in pittura presso la scuola d’arti ornamentali “San Giacomo” di Roma, è poeta, scrittrice e fotografa. Traduttrice di poesia e narrativa dal francese e dall’inglese, collabora con riviste di critica letteraria, d’informazione e d’arte italiane e francesi. È presidente dell’associazione culturale WhiteFly di Torino. Ha pubblicato le raccolte poetiche Oltraggio all’ipocrisia (Lepisma, 2012), Arsenico e nuovi versetti (La vita felice, 2013), Abbecedario di una ex buona a nulla (Rupe mutevole edizioni, 2015), Si chiude da sé (Gilgamesh Edizioni, 2016), Anatomie comperate (Vague Edizioni, 2018) e il romanzo Donne di cose (Supernova, 2016).
Sue poesie, racconti e traduzioni sono raccolte in antologie italiane e internazionali.

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