Andrea Patrizi – Idrometeore

John Constable – Cloud Study (1822)

Tengo particolarmente a questo libro, come se lo avessi scritto io.
L‘ha scritto un caro amico, Andrea Patrizi, poeta romano appartato, che non è presente sui social e che non appare di frequente sui siti e sui blog specializzati: ha esordito tardi nella poesia edita, ma possiede una naturalezza nella scrittura che merita, secondo me, di essere conosciuta e apprezzata.
Questa raccolta intitolata Idrometeore, edita come la precedente da Arcipelago Itaca, è la sua seconda pubblicazione e Andrea, bontà sua, mi ha chiesto di scriverne la prefazione.
Ho accettato con entusiasmo, l’ho intitolata Chiamare le nuvole col loro nome ed eccone di seguito un breve estratto:
“Nel libro d’esordio di Andrea Patrizi Domenica sera (Arcipelago Itaca 2019) la poesia intitolata Murena inizia con questi versi: Dalla distanza di queste nuvole / di barche non se ne vedono.
Evidentemente le nuvole suscitano in Patrizi una fascinazione particolare e lui stesso me l’ha personalmente confermato, ricordando come questa passione ebbe origine grazie a suo padre, il quale fu il primo a fargliene notare la bellezza.
Proprio attraverso il ricordo del padre e dei suoi ultimi momenti di vita, intrecciato ai ricordi d’infanzia e di giovinezza, le nuvole fanno da sfondo a questa nuova raccolta poetica di Andrea Patrizi,
Idrometeore, pubblicata anch’essa, come la precedente, con la casa editrice di Danilo Mandolini.
Il titolo di questa raccolta riporta alla meteorologia, ai fenomeni di condensazione e potrebbe far supporre un approccio scientifico con la scrittura da parte di Patrizi, ma le cose non stanno esattamente così.
Il lettore non si lasci neppure trarre in inganno da quei nomi altisonanti e impenetrabili, quali ad esempio
Castellanus Floccus, Spissatus Uncinus, Calvus, Capillatus, che l’autore cita lungo tutto lo scorrere della raccolta: stanno lì, come una sorta di classificazione razionale a introdurre ben altri tipi di catalogazione, quelli delle sensazioni, dei sentimenti, che si riveleranno un po’ alla volta, scorrendo le pagine della silloge.”
Di seguito una breve selezione di testi tratti da Idrometeore:

Lo scavo del nome. Stazioni.

I.

A cosa stanno appese le nuvole
adesso che non le vedi …

Davanti alla porta di casa,
cerchi le chiavi nel buio
delle forme consuete,
fuori da te la memoria
è sudore grigio della fronte
che si fa nebbia.
Di qualunque luogo vissuto
resta l’affanno della croce.

* * *

Fibratus.

Raggianti aureole di vento e / volubili nature in fuga.
Convergono brevi in mostra
a tratti fra loro distinte
in tendini coricati curvi
e grani di rosa paralleli.

* * *

VI.

Lei mi voleva con sé
e la veglia del suo sguardo
disturbava il tuo sonno,
poi nella casa nuova
ho avuto una camera,
hai smesso di indicarmi le nuvole
e sei diventato mio padre,
senza mai più chinarti
per guardarmi negli occhi.

Afona lampada appesa
la flebo goccia un riassunto
aguzzo di luce.
Sulla sedia dell’ospedale resterò in piedi per tutta la notte
e domani mattina
qualcuno verrà a darmi il cambio.

* * *

Lenticularis.

Messaggi sottesi in capsule / fissano istanti di delfini.

Vortici da oriente estesi
e flutti di luce incidente
scanditi su rilievi sommi
ascendono successivi.

* * *

Idrometeore.

Diverse per aspetto luminanza
e colore, invocate dal cielo
espandono e per bramosia
di grado celano la troposfera,
distinte secondo altezza sviluppo
e forma, ordinate per gamma
condensano autosimili e sospese emanano frattali.
Poi per vertigine
deformano in squilibri ghiacci,
versando flussi di lacrime al suolo
o stabili fondono in sorrisi,
secondo misure di luce, da cui deserte evadono.

* * *

45 e 49.

Più muscoli di Gesù
corre con la tuta da rugby sul tartan
come il Cape Doctor sull’acqua,
due narici e la bocca chiusa,
in mezzo i baffi di Guevara.
Nell’estate del ‘71, mi aspettano due materie,
ma ho in mente Helsinki, il giro di pista in 45 e 49.
Una canottiera con due strisce orizzontali
sul petto come la sua e al campo,
prima della solita partita
provo gli allunghi
con le spalle dure e le mani penzoloni.
Fra un mese ho gli esami matematica e inglese,
ma penso a Fiasconaro.

* * *

A cosa pensano.

A cosa stanno appese le nuvole,
adesso che non le vedi,
a cosa pensano,
mentre scorrono le diapositive
di una fila infinita di giorni,
lente ascensioni di vapore
disegnate da un gelo
ornano la cima di un capo gracile di terra
e restano quiete in attesa d’un cenno,
sgomente come i capelli
di quella vecchia che sgrana i fagioli,
davanti alla porta di casa.

(Andrea Patrizi, Idrometeore, Arcipelago Itaca, 2020)

Andrea Patrizi vive a Roma, dove è nato nel 1955. È impiegato presso l’Università degli Studi “Tor Vergata”. La sua precedente raccolta, intitolata Domenica sera, è risultata vincitrice della 4a edizione del Premio “Arcipelago Itaca” per una raccolta inedita di versi – Opera prima, ed è stata pubblicata dall’omonima casa editrice nel 2019. Nel corso del 2018 la medesima raccolta ha ottenuto il Premio “In-Versi” (silloge inedita) della casa editrice ChiPiùNeArt di Roma e tre sue poesie sono state segnalate nella sezione “Poesia singola inedita” del Premio “Bologna in Lettere”. Nel 2009 un suo racconto intitolato Per un motivo o per l’altro è stato pubblicato dalla casa editrice Giulio Perrone di Roma.

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