Alcuni testi inediti

Foto di Ed Freeman

Alcuni testi scritti da me nel corso del 2020, naturalmente e rigorosamente inediti.

il cinema ha chiuso per sempre

troppi giri di parole per descrivere
l’amore e troppo poche le strade percorse
infiniti i soli asciugati dal maestrale
infinita la malinconia dei manifesti
strappati dietro le inferriate
con l’inutile l’indicazione degli orari
il cinema ha chiuso per sempre
le storie saranno presto dimenticate
ripiegate in un libro tascabile
affossate nel silenzio di foglie marce
un nubifragio di passaggio
toglierà di mezzo gli ultimi dubbi rimasti.


il centro del mondo

ma io lo ricordo ancora il nostro
primo bacio, ricordo bene la fontana
al centro della piazza, nel borgo
toscano che era in quel momento
il centro del mondo
del nostro mondo
delle viscerali emozioni, nostre
incorruttibili e torride
di tutto quell’essere così
semplicemente quello che eravamo
quello che consapevoli ancora saremo.

* * *

Noce 2020

strade infinite, oltre lo schermo
impercorribili e irraggiungibili
come un sentiero di azzurro siderale
pietre, segni indistinti, dubbi
e un pezzo di carta appallottolato
i dispositivi di plastica monouso
abbandonati nel deserto inesplorato
qualcuno si muove lentamente
altri corrono scomposti e veloci
sono ormai smarrite le impronte di ieri
di quando un foglio di calendario
ti gettava dietro le spalle il segnale
dell’arrivo e un minuto all’occorrenza
sapeva durare più a lungo della paura.

rumore

tutto questo rumore che copre
ogni nostra azione ogni nostro
pensiero, che ammorba le case
le strade, inquina la ragione
percuote il cielo annerendolo
il rumore che sporca l’aria
travolge i vetri chiusi penetra
le serrande abbassate
questo rumore fastidioso e volgare
immagine di un’umanità imbarbarita
il rumore che ti fa imprecare
a volte piangere più spesso bestemmiare
scende come mandria furiosa
sconquassa assale fagocita
sbaraglia umilia rompe
tutto questo rumore
insopportabile e opprimente
poi d’improvviso più niente.


aggettivi

attenzione al prossimo bagliore
interromperà il battito
della farfalla
e la corsa a valle dell’acqua
un intero millennio in un istante
a balenare di fragore muto
uno scempio di detonazione
toglierà il respiro agli animali
e non ci sarà spazio non più
spazio sufficiente non ce ne sarà
un infinito raccolto infinitesimale
nell’orizzonte buco nero
la memoria spaccata in due
gli aggettivi ormai finiti.

* * *

zero-sette-zero-otto

Le foglie calpestate per abitudine
cercando di dare un senso
al passo, mai così insicuro.
Nessun lamento dal centro della terra
né tracce di mani o capelli strappati
nessuna voce a infrangere il silenzio.
Arriva intenso l’odore: questa
non materia, così immobile e guasta.
Ci si guarda attorno, puntando l’occhio
a indefinibili confini da marcare
si cerca il guinzaglio smarrito
oppure la moneta conservata
da riporre nella tasca.
Qualcuno è pronto a offrire alternative:
l’indicazione per una via di fuga
il metodo infallibile per ringiovanire
o la riscrittura di un moderno vangelo.
Nessuna voce dal centro della terra
nessun lamento dalla tromba delle scale
solo qualche traccia umida sulle foglie
e un passo ancora non del tutto ritrovato.

(Enea Roversi, Inediti, 2020)

Immagini di Enea Roversi

2 Comments

  1. L’ha ripubblicato su La poesia di Fabrizio Bregolie ha commentato:
    Poesie che bene sanno esprimere lo spirito dei nostri giorni, queste di Enea Roversi, poesie che testimoniano, anche se “gli aggettivi” sono “ormai finiti”, che la parola ha ancora ragioni da dire, un senso da strappare a quel “rumore” che la confonde e ne fa contraffazione, chiacchiera.
    Ci chiedono una restituzione a noi stessi questi versi, per procedere oltre lo steccato di ogni “paura”, ritrovare “semplicemente quello che eravamo / quello che consapevoli ancora saremo.”, perché lì c’è il nostro “centro del mondo”, perché il domani, la fine, risiede in ogni inizio, come sosteneva anche Eliot in East Cocker.
    Condividiamo con piacere nel nostro blog con un invito alla lettura.

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