Fabrizio Bregoli – Notizie da Patmos

Ivan Aivazovsky – Island Of Patmos (1854)

Notizie da Patmos (La Vita Felice, 2019) è la raccolta più recente pubblicata da Fabrizio Bregoli, poeta lombardo premiato in numerosi concorsi, noto anche per la sua attività di collaboratore di blog e siti letterari.
Scrive Piero Marelli nella prefazione di Notizie da Patmos: “Non bisogna lasciarsi “ingannare” da una poesia che si presenta con l’apparenza di un discorso lineare e legata da una precisione del dire che si riscontra in tutte le esperienze che si sono succedute nel lavoro di Fabrizio Bregoli. Ma,diciamolo meglio, non è l’ungarettiano “uomo di pena” che cammina in questi versi, bensì il poeta di Notizie da Patmos è il compagno di strada di un certo Montale, anche lui in attesa di un annuncio, un miracolo, o rivelazione, tutti attraversati da una voce che si è spogliata del superfluo poetico, tracciato in molta lirica di questi anni. Questa è la personale Apocalisse (catastrofe o rivelazione?), con le sue notizie poetiche ed esistenziali, la sua appartenenza, e insieme la sua inappartenenza, che forse neppure una speranza “matematica” riesce a portare a risarcimento del suo laboratorio linguistico, quello che si è impegnato a risemantizzare una parte del lessico scientifico contemporaneo, proponendolo come personale metafora. Una poesia che, soprattutto, cerca di agire sul destino dell’autore inteso come personaggio di fondo, monologante, dove, però, la traccia che rimane rivela un’impossibilità (ancora montaliana?) di concludersi in una prospettiva o almeno in un’ipotesi possibile di senso, cercato sì, ma continuamente rimandato in un altrove che, probabilmente, esiste prima e dopo la poesia stessa.”
Di seguito una breve selezione di testi tratti da Notizie da Patmos:

Vocabolario minimo

Se scrivo è per non dire, cabotare
il bianco della resa, i giorni miti
del nostro indocile armistizio. Scrivo
la vena innominata della pietra,
veglio l’angolo illeso del respiro
quel suo retaggio fossile.

Accolgo la voce spoglia, il suo sfratto
il corpo intatto del ripudio.
Scrivo di noi, di un verbo contraffatto,
del suo frutto disseccato
sul pegno delle labbra. Scrivo di noi
grammatica di un vento lapidato.

* * *

Isotopi

A volte penso a noi come a due isotopi
diversi solo per peso specifico
stesso ceppo, radice condivisa.
Come deuterio e trizio, le varianti
dell’atomo d’idrogeno, costretti
all’avvicinamento
nel confine di uno spazio comune,
a vincere la nostra repulsione
in un’unione nuova, luce intatta.
Una fusione controllata, senza
scorie. Energia pulita.
Il nucleo primo di una stella minima.
(Fisica di un’impresa non riuscita)

* * *

Geografia di confine

Avevi la passione dei confini
tracciare fronti di demarcazione,
la loro geografia compiuta. Solida.
Per questo t’affidavi alle cartine
quella certezza di valichi e passi,
ciò che serve a dare ordine alle vite,
fosse anche un limbo nel deserto, un muro
una zona demilitarizzata.

A noi non è servito confinarci
ciascuno in un cordone sanitario
perché c’è sempre una metà che manca,
l’amore che rimane impronunciato.
C’è bastato credere
franca una terra di nessuno, noi
intatti territori d’oltremare,
colonie di un’uguale solitudine.

* * *

Notizie da Patmos

Comincia tutto ripetendo un nome
da un buio prossimo, colpo di coda
di qualche creatura d’abisso. Dopo
è la stagione del balbettio – certe
muschiose lallazioni – infine frasi
fatte, proverbi storpiati, eserghi
o falsi. Rovine che non sorreggono.

Comprendi davvero d’essere lingua
quando il futuro diventa ipoteca,
passato da riscrivere, scandire
polso a polso la ruggine dei chiodi.

La poesia non cambia nulla
è il nulla che la cambia. La fa possibile.

* * *

Offertorio delle ceneri

Non dura quest’oncia di luce
precaria, la sua impunità
frana sullo sghembo del viso.
Siamo nuvole su un fondale
livido, segatura raggrumata
su un cencio di metafore,
la sua materia inerte. Ecco
siamo fragili.

Di questo scrivo
di ciò che non si compie. Del coraggio
che non si fece verso, vi si perse
per difetto di vita, debito di cielo.

* * *

Preghiera da una fine

Ti prego dal rovescio del miracolo,
ti porgo la sua lebbra intatta. Ne sillabo
l’opaco, una novena di gelo. Prego
come si raccoglie un grano da zolle
malvagie, come si pigia da un’uva
sterile. Prego nella nervatura
della foglia il retaggio della luce,
la paralisi feconda del seme.
E il cielo, il suo nido bugiardo
quell’azzurro ostile, altre apocalissi
minime. È poco. Vorrei fosse meno:
un nulla circoscritto,
quello dove nasce una poesia.
Prego – e dovrei dire scrivo –
perché il silenzio è denso, immedicabile
più nulla è da difendere,
soltanto la disciplina del fuoco,
il suo Angelus di cenere
candela diligente della fine.

(Fabrizio Bregoli, Notizie da Patmos, La Vita Felice, 2019)

Fabrizio Bregoli, nato nel bresciano, risiede da vent’anni in Brianza.
Laureato con lode in Ingegneria Elettronica, lavora nel settore delle telecomunicazioni.
Ha pubblicato le raccolte di poesia Cronache Provvisorie (VJ Edizioni, 2015), Il senso della neve (puntoacapo, 2016), Zero al quoto (puntoacapo, 2018), Notizie da Patmos (La Vita Felice, 2019).
Sue opere sono incluse in Lezioni di Poesia (Arcipelago, 2015) di Tomaso Kemeny e in iPoet Lunario in Versi 2018 (Lietocolle, 2018), sulle riviste Il Segnale, Alla Bottega, Le voci della Luna, Il Foglio Clandestino, in numerose altre antologie, sui più noti blog di poesia.
Ha inoltre realizzato per i tipi di Pulcinoelefante il libriccino d’arte Grandi poeti (2012) e per le edizioni Fiori di Torchio la plaquette Onora il padre (Serégn de la memoria, 2019).
Ha conseguito numerosi riconoscimenti per la poesia inedita e per la poesia edita e più volte è stato segnalato e finalista ai premi Guido Gozzano e Lorenzo Montano.
Collabora come recensore con il sito letterario LaRecherche.it, con la pagina Facebook Poeti Oggi per cui cura la rubrica Blocchi di Partenza e fa parte della redazione del blog letterario Laboratori Poesia per cui cura la rubrica Poesia a confronto.
Il sito dedicato alla sua poesia è: https://fabriziobregoli.com/

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