Silvia Rosa – Tempo di riserva

Joao Vieira - Four Seasons (1989)
Joao Vieira – Four Seasons (1989)

Uscita nel 2018 per Giuliano Ladolfi Editore, la raccolta poetica di Silvia Rosa Tempo di riserva è suddivisa in quattro parti: Inverno, Primavera, Estate, Autunno.
Un breve estratto dalla prefazione di Gabriella Montanari, intitolata Versi per tutte le stagioni:
“Tutto il calendario di Silvia, per quanto suddiviso in quattro momenti, è un’unica lunga stagione, quella che le condensa tutte e le osserva avvicendarsi senza sosta. È la stagione dell’analisi, della somma parziale, dello sguardo rivolto a quello che è già stato. E non torna. Al pari dell’infanzia, la vera protagonista di questa raccolta e, a mio avviso, uno dei pilastri della poetica di Silvia Rosa. Del resto, quello dell’infanzia, è un tempo non tempo. Immobile, quasi eterno, scrive lei. Irripetibile ma sempreverde nella memoria, traccia incancellabile, concime per l’età adulta. E sento in queste liriche tanto amore e non poca nostalgia per la stagione dell’innocenza, delle casette di marzapane, della magia del Natale, della mollica per trovare la strada di casa, del nido caldo, del topino dei denti, delle scatole con i poveri, immensi tesori, delle bambole e dei cavalli a dondolo, degli amici immaginari.”
Di seguito alcuni testi tratti da Tempo di riserva:

NATURA MORTA

Un altro giorno spremuto in fretta
impastato intero ‒ un grumo ‒
dentro tutto il tempo del mondo,
scolora appena fino alla linea curva
del cuore, un’arancia d’inverno
data in pasto alla noia, acida.
Quel rosso che mi raggiunge sempre
come un maledetto monito
– non sprecare ancora le tue ore
non buttarle via come chicchi
di neve succhiati a metà –
adesso è un tramonto oltre
il vetro appannato di ombre:
sul tavolo resta affilato
il ricordo dell’alba, l’ennesima cui
non ho dato peso abbastanza,
per questa mia voglia di essere niente
in pace, dimentico a volte che esistere
è camminare sul bordo sbeccato
dell’orizzonte, fuori da questa ovatta
di nido appassito, ruvida quanto basta
a perdere anche la pelle.

* * *

TEMPO DI RISERVA

Qui è dove il tempo
ci ha costretti
a un sogno in miniatura
ad abbandonare la dorsale
incerta del domani
a procedere occhi a terra
respiro breve – soli –
Dicevi del coraggio,
è vero, ma anche l’odio,
sai, è un pungolo
la spinta propulsiva
a non demordere
– finché c’è odio c’è speranza –
a non dimenticare,
basta sostituire la parola amore
logora e blasfema
a questo doppio girotondo
di vocali, un cerchio, un cappio
ripetuto fino all’io
ed è da questo tempo di riserva,
e con la stessa intensità di prima,
che adesso esercito la cura:
odiarti, deluderti con gioia (la mia),
lasciarti prigioniero del presente
identico a te stesso, immobile,
negarti infine e ancora al mio futuro.

* * *

PROSPETTIVE

Il cielo ha una gobba di nuvole
in processione balene che danzano
allegre, ha un aereo di carta da zucchero
che vira in picchiata dentro un’acqua
violetta, un cigno di pietra che
mastica l’aria nell’accenno del becco,
una casa senza finestre vestita di gelo,
ma soprattutto il vizio mio identico
di cercare una forma, una qualsiasi
di assomigliarle un pochino
troppo difficile, forse, guardare all’azzurro
impalpabile senza una gabbia di occhi
domestici, senza un volto già noto che ammicchi,
senza prospettive plausibili – un appiglio –
per il volo di Icaro: l’informe è il buio
accecante oltre l’ultimo sprazzo di blu,
sfiorare l’immenso e perdersi il corpo,
il contorno dei sogni sfumato che resta
soltanto una scia del nostro giro di vite
e poi si richiude dietro di noi, come
uno sbuffo di vento.

* * *
FRONTIERA

Agosto ha uno scampolo di giorni
in movimento, una coda sfilacciata
una preghiera imbastita contro
il vento, una striscia rossazzurra di labbra e
cielo, leggera, dove mattino e sera
si confondono d’abbracci,
e noi siamo i punti di sutura
che chiudono l’estate e con spago fino
si aggrappano al momento: è qui, in questo
adesso di bandiera che scuote il tempo,
che ti verrò a cercare quando l’inverno
sarà una cappa bianca sbiadita, è qui
che resterò in attesa delle tue mani
per sentirle ancora mie dentro quest’abito
di corpo che mi si sfila via e tu mi cuci addosso
vivo, un ricamo di mare, l’irrequieta frontiera
che sento fino in fondo mia solamente
nel nodo stretto del tuo sguardo.

* * *

SOLO NOI

Tuffarsi a nascondino in un altro noi
duplicarsi senza sosta nella folla di riflesso
contro uno specchio indulgente soprassedere
indugiare fingere i contorni d’un volto autentico,
camuffarsi sempre per ignorare d’essere
minuscole entità di niente imperfette,
solo noi rovesciati di spalle senza voce tanti io
in sequenze in fila un esercito di labbra a terra
di scuse di menzogne, scappare dovunque noi
sia meglio, chiudere a chiave gli occhi, crescere
l’ombra ai fianchi della notte, finché le mani
si fanno ghigliottine di buio, buttarsi via
tremare la paura fino al dunque fino
al nome proprio gettato muto al mondo,
un dado nero nell’azzardo dei giorni
da cui usciamo persi a vita.

(Silvia Rosa, Tempo di riserva, Giuliano Ladolfi Editore, 2018)

Silvia (Giovanna) Rosa nasce nel 1976 a Torino. Laureata in Scienze dell’Educazione, ha frequentato il Corso di Storytelling della “Scuola Holden” di Torino. Fa parte della redazione di «Argo» e per NiedernGasse cura la rubrica  L’asterisco e la Margherita, firmandosi con il nome di Margherita M.
Si è occupata del progetto di traduzione poetica e interviste di alcuni autori argentini, dal titolo Italia Argentina ida y vuelta: incontri poetici, pubblicato nel 2017 in e-book, a cura di Versante Ripido e La Recherche.
Suoi testi poetici e in prosa sono presenti in diversi volumi antologici e sono apparsi in riviste, siti e blog letterari. Tra le sue pubblicazioni: il saggio di storia contemporanea Italiane d’Argentina. Storia e memorie di un secolo d’emigrazione al femminile (1860-1960), (Ananke Edizioni, 2013); le raccolte poetiche: Genealogia imperfetta (La Vita Felice 2014); SoloMinuscolaScrittura  (La vita Felice, 2012); Di sole voci (LietoColle Editore, 2010) (II ediz. 2012); il libro di racconti: Del suo essere un corpo  (Montedit Edizioni, 2010).
silvia-rosa

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