Verusca Costenaro – Sofia ha gli occhi

Koshiro Onchi - Mirror (1930)
Koshiro Onchi – Mirror (1930)

Una selezione di testi dalla raccolta Sofia ha gli occhi che Verusca Costenaro ha pubblicato nel 2018 con l’editore Interno Poesia.
“Il centro della raccolta è, in definitiva, il concetto di casa, coi suoi effimeri piaceri e il suo costante do­lore (in una letterale homesickness) e, per estensione, il concetto di città-casa, luogo in cui il corpo-identità va a scontrarsi con gli oggetti spigolosi e taglienti (do­mestici o urbani) della quotidianità, con i «riti autistici inchiodati al pianto del ricordo» che mettono a dura prova la resistenza di Sofia che, novella Penelope, «ri­cama la pazienza» inghiottendo «sbaglio e sbadiglio» prima di rinascere «primula sul pavimento».” (dalla prefazione di Andrea Sirotti)
“In tempi, i nostri, di apocalisse senza perdono, assordati dal termine di qualunque certezza, scavati dai destini in transito, questo piccolo libro è molto attuale, un piccolo contributo alla causa di un presente dove appartenenza e disappartenenza – «Appartenere /o non appartenere, / questo è il problema» – possono solo essere sinonimi di condivisione.” (dalla postfazione di Mia Leconte).

Sofia

Sofia si veste al contrario
e ha gli occhi sulla luna.
Muore ogni giorno più o meno alla stessa ora
sulle scale del condominio
inerme a Milano
dentro un cono gelato
al cemento
sfogliando resti di margherite
al Parco Nord.
Muore
di attese e ritorni spalmati di miele
invischiati nel sapore di un ricordo.
È quella che si ferma a fotografare le nuvole
a pioggia sui grattacieli, respira
col fiato di chi ha sempre 11 anni,
rincorre farfalle ai limiti del cielo.
Tutta la vita a cercare di appartenere a qualcos’altro
oltre che a sé stessa.

* * *

Andata

La strada verso casa
era latte-scremato-bambino
all’alimentari del centro
e gambe-sottili-bambine
su piazza degli Scacchi
a rincorrere sogni e colline.
Poi fu tempo di donna
e la strada verso casa
si fece di scogli di mare
di baci rubati a una canzone di Elton John
di piedi strisciati su piazza dei Martiri
a rincorrere maschi sguardi
a ripetere il tuo: “Io da qui non me ne andrò”.
E quante volte invece te ne saresti andata.

* * *

Guerre

Che parte ti manca oggi
What are you missing today?
cos’hai perso nella lotta
verso il centro, un osso della spalla
un altro grammo di cuore,
la percezione del vento nell’orecchio.
La terra profuma di silenzio,
ti rialza lenta
metafisica dallo sguardo in guerra:
l’Oriente non è poi così lontano.

* * *

Nuvolefa

Qualche nuvola fa
– ma quante?, lui disse:
“Ora spegni il buio,
allàcciati all’aquilone
e salta in cielo con me”.
Lei saltò
eccome tra luce in fiore
e fiato di vento,
e furono risate cristallo
scie di sole respiro.

E anche oggi
si ritrovano
solo la terra a difenderli
dal buio sulla testa,
ingoiano croste di radici
a tenerli saldi giù,
si tuffano nell’oceano del sole
solo per piccoli assaggi
di paradiso, pronti
a nuovi salti di aquilone.

* * *

Tornaterra

Sofia passava da lui la sera
a fumarsi una sigaretta.
Diceva la primavera da sola
non le bastava.
Lui seduto sul divano
non la guardava,
lei era troppa cosa da sostenere.
Restavano in silenzio anche per ore,
lo sguardo schermo
tra risate Sordi e bronci Pasolini,
lui a innamorarsi dei morti,
lei dei viventi.
E dentro sé lei pensava
polvere
alla polvere
ritorno
al ritorno
ci disperdiamo infinite volte
ma è solo una,
la terra a cui si torna.

(Verusca Costenaro, Sofia ha gli occhi, Interno Poesia 2018)

Verusca Costenaro (Marostica, 1974), laurea in Lingue e Letterature Straniere (Università Ca’ Foscari Venezia) e dottorato in Linguistica Inglese (Università degli Studi di Padova), vive e lavora a Firenze. Ha pubblicato La misura che non si colma (LunaNera, 2013), la plaquette Senza il sogno e con la pazienza (Le Murate, 2017), Sofia ha gli occhi (Interno Poesia, 2018). Sue poesie hanno ottenuto menzione speciale al Festival DialogArti e al concorso “San Domenichino”. Come traduttrice ha curato la raccolta Canto Mediterraneo di Nathalie Handal (Ronzani, 2018).

cover-Costenaro
Foto di copertina © Francesco Spagnuolo

 

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