Camparisoda

fortunato depero - campari soda (1926)
Fortunato Depero – Bitter Campari Soda (1926)

Primo post di Tragico Alverman del 2019: alcuni testi tratti da una breve silloge datata 2016 e intitolata Camparisoda, tuttora inedita.

Quale uguaglianza

E poi si dice l’uguaglianza
del genere umano per esempio
quel sillabario di domande e risposte
sulla razza sui modi di essere
il fucile brandito per tradizione
la casacca dello sciacallo
quello strano odore oh certo
puoi chiamarlo fetore
odore dei soldi che bruciano
che scoppiano e intasano le fogne
ne risente il traffico e pure la Borsa
si propaga la nuvola oltranzista
e gli uccelli migrano verso Nord
a invertire la rotta dei destini incrociati
sul mare volteggiano pioggia e bitume
le navi strisciano occhieggiando
coste paleocristiane in attesa degli eventi
e nuovi cristi scarnificati da adorare
nuove desolazioni da benedire affranti
e fotografie filtrate da inserire nel portfolio
primo piano sul moccio che cola dal naso
sullo scarpone infangato e il fazzoletto tirato
in nome dell’uguaglianza del mondo diseguale
in nome di qualche dio che neppure vede
la collera che si trasforma in vento
e le bufere che scombinano le stagioni
la tracimazione delle anime prosegue
inesorabile cammino che nessuno può fermare.

* * *
Camparisoda

Per favore lasciate libero il passaggio
fate strada al corteo delle nubi inesplose
volgete loro lo sguardo felice e inebetito
gonfio del vostro ottimismo da camparisoda
le inquietudini moriranno annaspando
tra i cubetti di ghiaccio e le fette d’arancia
le paure si trasformeranno in affari
trionfo dell’impero logica imperante
spessore che cresce e s’irrobustisce
un’aria nuova percorrerà le strade
gli elettroencefalografi non daranno più
fastidio alcuno nel silenzio reale
della radura urbana trasformata.

* * *
Miscredenza

Sul tavolo della cucina un coltello
osservo la sua forma e la lama seghettata
osservo la mela rotonda e verdastra
chiedo al mio cervello un momento di pausa
chiedo alla mia coscienza di riposare
ho respiri affannati in questi giorni
ho vecchi pensieri e rigurgiti nuovi
dalla finestra strade grigie e muri gialli
che cosa manca a questo cuore codardo
per essere un cuore che vale qualcosa
che cosa manca a questa vita sfilacciata
per essere non so per non essere cosa
sono alla ricerca di una miscredenza
una forma di fiore di ordine di voto
cerco la chiave che non ho mai posseduto
allineo verbi soggetti nomi senza carne
muovo il dito sul mappamondo in rilievo
laggiù ci sono io mi dico e mi raggela
questa inconfutabile microcosmica verità
sapessi almeno il motivo della mia presenza.

* * *
Fiori appassiti

Erano così scontate certe cose che più nulla
e poi ormai che senso può avere dire che
non li vedi quei fiori appassiti
non capisci quale tormento mi sta lacerando
dentro di me una gastrica inquietudine
puoi sorriderne ma il dolore è mio
mia la rabbia mia la desolazione
l’orecchio di Van Gogh uno scoop d’altri tempi
le immagini le scelgo con cura come vedi
puoi ridere forte ma la follia mi appartiene
e mi appartengono la solitudine del mattino
e la scivolosa malinconia della notte
tendo a dimenticare molto sai ultimamente
e non uso più la punteggiatura
bel gesto rivoluzionario da poeta fallito
puoi compatirmi e ti comprendo lo so
anch’io che la rivoluzione non la farò mai
la Bastiglia è soltanto una piazza
le immagini le scelgo a caso come vedi.

* * *
E poi la vergogna

Asfittico questo viale senza tramonto
senza parole ma con statue di sale
con incombenze mal sopportate
un oggi che sgomenta e tormenta
carte sparse vuoti a non rendere
un uomo si gratta la barba bianca
una donna asciuga una lacrima
i panni stesi sono bandiere stanche
in questo tempo di astronavi e gatti randagi
di infime immagini ad alta definizione
qualcuno scava la terra con le mani
la sera ci ritroviamo a parlare del nulla
le solite sbilenche argomentazioni
gli schiaffi verbali gli sputi le carezze
e poi la vergogna per guerre lontane
paesi di cui non ricordiamo neppure il nome
perché dovremmo la memoria è labile
si sa l’universo così funziona ci siamo dentro.

* * *
Sciopero dei trasporti

Rispetto per la forma per le cose per
le persone menti sconnesse scatolame
non vediamo cosa succede là davanti
la fila è interminabile serpe malinconica
sciopero dei trasporti lo ha detto la tivù
rispetto per le cose per i nomi per
le forme deformanti del progresso
religioni un tanto al chilo ostia e prozac
la fila per la comunione per la spesa
per il mare rigonfio di atomi malati
un’unica fila lo stesso destino stop.

(Enea Roversi, dalla silloge inedita Camparisoda)

800px-camparisoda
Bottiglia del Campari Soda

 

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