Rodolfo Cernilogar – Parlando d’altro

Giovanni Fattori - Riposo in Maremma (1875)
Giovanni Fattori – Riposo in Maremma (1875)

La dedica recita, con struggente tenerezza: Al mio babbo, che diceva di non capire Picasso.
Mettiamolo per un momento da parte, quindi, Picasso e immaginiamo piuttosto un dipinto dei Macchiaioli.
Potrebbe essere un’opera di Giovanni Fattori, o di Telemaco Signorini, oppure di Silvestro Lega a fare da sfondo ideale a questa raccolta poetica di Rodolfo Cernilogar, Parlando d’altro, pubblicata nel 2014 da Cicorivolta Edizioni e che Tragico Alverman desidera riproporre oggi.
Il luogo (terra, microcosmo, mondo) è la Maremma, con la sua natura selvaggia e al tempo stesso accogliente, fonte inesauribile d’ispirazione, baule dei ricordi da scoperchiare e con il quale giocare, cordone ombelicale impossibile da recidere.
Cernilogar dipana la propria narrazione con la vitalità del cantastorie, miscelando tocco leggero e forza romantica.
Poesia lirica, verrebbe da dire, ma che sta alla larga dal poetese che faceva imbestialire Sanguineti.
Se è vero che il poeta quando scrive si mette a nudo, Cernilogar non ha alcun timore a mostrarsi e a parlare d’amore, di passione, di ricordi, attingendo a piene mani dal quotidiano, osservando il presente e scavando nel passato.
Scrive, nella sua lucida e appassionata postfazione, Francesca Del Moro: “La poesia di Rodolfo è immediata e coinvolgente: non ha paura di usare parole semplici, rubate alle favole della buonanotte, ai diversi mestieri, o alle massime dei contadini, che conoscono le stagioni e la terra e vi attingono la propria saggezza. Le riprende e le cesella finemente per dispiegarci innanzi una mappa su cui tracciare con il dito il sorprendente itinerario della nostra esistenza. Le sue poesie sanno di pane appena sfornato, di vino invecchiato in botti pregiate: goderne è semplice, ma questa semplicità deriva dalla perizia artigiana e dalla cura amorevole di chi ha imparato a fare il pane e il vino buono.” (*)
Amore che pulsa, vita che si compie, natura che domina, paesaggio che stordisce, casa che riscalda, tempo che scorre: nella poesia di Cernilogar c’è tutto questo e, in fondo, tutto questo è poesia.

Di seguito alcuni testi tratti da Parlando d’altro.

Dalla sezione Arte e mestieri:

Trailer

La pioggia, un ombrello che riempie
l’inquadratura e ondeggia nell’aria,
il viso dell’uomo, lo sguardo che tocca
le cose come pioggia, la strada,
le ballerine, le gocce sospese alla catena,
i riflessi in bianco e nero, il viso della donna,
la pioggia che cade sul viso e sui capelli,
lo sguardo dell’uomo che dice amore,
la donna si mette il cappello, sposta
i capelli dal viso e sorride piena
di attesa e di paura, sotto la pioggia.

* * *
Violinista tzigano

Quando arrivai
i posti erano già occupati.
Mi misi a suonare all’angolo
tenendo il tempo su una gamba sola.
In attesa della grazia
cercai di farmi buoni amici,
di arrivare in piedi al gran finale.

* * *
L’amanuense

Voglio leggerti come un codice miniato
studiare i tuoi silenzi con la pazienza
di un monaco benedettino, fare note
a margine alla tua gioia con colori
caldi dei capilettera, accarezzare le sottili
venature che il tempo ha lasciato
sui tuoi passi nel silenzio di questa luce
polverosa se poi trattengo il respiro
perché l’inchiostro sia una cosa sola
con la mano che ti cerca.

* * *
Dalla sezione Terre animali piante e minerali:

La scoperta del fuoco

Proteggi
il fiore rosso.
È nato dalla furia
degli elementi, dalla natura
che si è rivelata. Tienilo in vita
con ogni mezzo. Dipingi
nell’umido della grotta,
canta alla notte, affascina
nei racconti, nei guizzi delle ombre.

* * *
Dalla sezione Distrazione:

Febbre

Potremmo parlarne per ore. Chiamare
in soccorso la scienza: odori e voci
lasciano segni. O ricordare un esempio,
tra gli altri: la linea di mercurio
che sale, in giorni diversi,
nel mio e nel tuo
corpo, quando la tenerezza
stringe il nodo
come una domanda.

* * *
Promemoria

La dispersione del tempo, il pulviscolo
dei pensieri, la luce tra gli oggetti,
l’azzurra distanza, le settimane,
le ore di sonno, le scale nottetempo,
l’intonaco sui muri, la pioggia
sulle dita. Proprio in quel punto
esatto. Non sapevamo
che era nostro. Rubalo, la prossima
volta, rubalo, tra me e me,
tagliandomi le dita.

* * *
Dalla sezione Dagherrotipi:

A mio padre

Ora che non ci sei
posso scrivere di te
del tempo e della luce
l’ossessione per la fotografia
quella tra la cucina e la sala
con gli occhiali e la carabina
appoggiata sul ginocchio sinistro
un giovane prepotente hemingway
diventato vecchio in dieci pagine
passi lenti e poche parole
sempre quelle
una tenerezza che prima non c’era.
Ora che non ci sei
sento su di me i tuoi difetti
vorrei essere un uomo migliore
sarebbe come perderti un’altra volta.

(Rodolfo Cernilogar, Parlando d’altro, Cicorivolta Edizioni, 2014)

Rodolfo Cernilogar è nato a Pisa nel 1975 ed è cresciuto in Maremma. Attualmente vive a Ferrara. Ha pubblicato le raccolte poetiche Argento di lumaca (LietoColle, 2006) e Parlando d’altro (Cicorivolta Edizioni, 2014), con le quali ha vinto numerosi premi.

(*) (dalla postfazione L’arte della gioia di Rodolfo Cernilogar, di Francesca Del Moro).

PARLANDO_D_ALTRO_cover
In copertina, “Parlando d’altro”, illustrazione originale di
Ilaria Grimaldi

 

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