Daniela Pericone – Distratte le mani

Moise Kisling - Les Mains
Moise Kisling – Les mains (ca. 1948)

Arrivo da uno sproposito / da crude frasi e voci / che tempo distingue e imploro / d’amore animale – adagio / di natura senza cifrari inizia così, con questi versi di lucida e intensa complessità, la raccolta Distratte le mani di Daniela Pericone. Si rimane, inevitabilmente, colpiti fin da subito dalla capacità di scrittura dell’autrice, la quale costruisce i propri testi come fossero impalcature complesse, che si reggono su equilibri delicati, ma che allo stesso tempo esibiscono una grande solidità. Fa piacere leggere un libro di poesia in cui appare a prima vista, come elemento fondante e imprescindibile, l’amore per la lingua italiana, che viene qui scavata, studiata, analizzata e reinventata. Lontana da certa (ahimè, purtroppo frequente) autoreferenzialità poetica, così come pure da certo esibizionismo narcisistico, Pericone dimostra che è possibile, in poesia, coniugare ricerca ed emozione, forma e spirito, tecnica ed inventiva. La prima delle tre sezioni che compongono la raccolta s’intitola Furori e in essa troviamo riferimenti alle durezze della vita, alla difficoltà dell’essere umano di trovarvi il proprio spazio (Arrivo da un quando / ch’è subito tardi), i versi evocano immagini potenti: un rosso di ferocia oppure scorta abrasa del suo sangue, fino al gioco di allitterazioni della poesia che conclude la sezione: fuori tiro da tutti, fuori da tutti i furori / fuori di me fuori. Nella seconda sezione, intitolata Lucori, s’alternano luci e ombre, come in un album fotografico in bianco e nero:  lontana chiarità di un verso o Luce che tua ho lasciato partisse o anche Il buio / è tempio eremita ove riposare. La sezione conclusiva della raccolta ha come titolo Disertori e se per la prima (Furori) il pensiero correva a Steinbeck, qui vengono in mente Boris Vian e la sua canzone/inno contro la guerra, ma la chiave di lettura va verso un altro orientamento. Compaiono parole come vertigine, frastuono, abbandono, scoppio, a fotografare il dubbio, la sorpresa e lo smarrimento di chi scrive, di chi non smette mai di (ri)cercare e scandagliare il linguaggio. Ecco perciò che una riga / è musica che disordina, l’atto della scrittura necessita di violenza (Imbracciare la baionetta / e crivellare il petto al foglio), ma anche di precisione (disporre con perizia calligrafa / blocchi d’alfabeto esplosivo). La poesia è amata e detestata, si è in perenne guerra con essa, ma Daniela Pericone non compie certo atto di diserzione nei suoi confronti. La scrittura si mantiene potente, fino alla fine, fino agli ultimi versi, questi: sul cuore, avanza d’alta ebbrezza / l’agire, l’eresia.
Questo è la nota da me dedicata a Daniela Pericone nell’ambito del Premio Bologna in Lettere 2018, in cui la raccolta Distratte le mani ha ricevuto una segnalazione nella sezione Poesia edita.
Di seguito una breve selezione di testi tratti dalla raccolta.

Dalla sezione Furori:

I.
Arrivo da uno sproposito
da crude frasi e voci
che tempo distingue e imploro
d’amore animale – adagio
di natura senza cifrari.
Perpetuo esercizio
di filatura a inseguire
la forma d’uovo più prossima,
o meno ostile, al pensiero
che la genera.
Mi inclino da un lato
a cogliere per minimi fulgori
come si traluce come
si vorrebbe. Arrivo da un quando
ch’è subito tardi – slabbro
dell’ora che tutto posa
in contorno.

* * *
3.
Ai fantasmi in assetto
di pace consegni
sguardi obliqui, tempie
immote ai venti
lasci che ognuno
avvolga la sua benda.
Non cedere a lusinghe
di paesaggi,
sciogliere nodi
è mestiere da penelopi
la tentazione è nelle forbici.

* * *
18.
ora vado a sparire, vi lascio dire fare
parlare, mi lascio stordire, voi lasciatemi
stare, io per me non sono niente, né voi
siete niente niente per me – un treno
m’è caduto ai piedi, no sono io caduta
da un treno, io ho deragliato, ho tirato
su il fiato, su l’ho tirato, giù mi tiro
giù, fuori tiro da tutti, fuori da tutti i furori
fuori di me fuori

* * *
Dalla sezione Lucori:

1.
Più non incalzo
anche quando apparenze
del tempo trascinano rallento, quasi m’intesto.
L’immagine in corsa sui vetri non sa
di che vive, vorrebbe un vibrare quieto
di mare. Sarebbe il tempo di un settembre
ancora stento – storce un cappio d’afa
incostante. Pure invadono strade, si tracciano
malgré nous vie di legami che a trepide pause
rinviano un riflesso di gote che non s’attendeva
come di gratitudine o amorosa
considerazione.

* * *
3.
Come un tacersi accanto
se dal bianco viene un bene
che forse non sai
– piove di foglia e cielo
un lume verticale
e la rosa del deserto resiste
alla notte intenerita –
lontana chiarità di un verso
a pelo d’acqua.

* * *
Dalla sezione Disertori:

1.
Nessuno
che al mio nome
dia nascita di latte
– sola dolcissima
inflessione figliamadre –
risalire solitudini
e contrade
in un riserbo d’isola
legarsi a questo esiguo
d’esistere
in tenacia e silenzio,
e pure conciliarsi
a un flatus – dono
e pronunciamento
di chi ti disse
solennemente
in vita.

* * *
4.
È ora che suono
si plachi a scuotere via
ogni eccesso un gesto
in levare un lavare le scorie
osso d’un tempo a scucire
vertigine di varianti.

(Daniela Pericone,  Distratte le mani, Coup d’idée Edizioni d’arte di Enrica Dorna, 2017)

Daniela Pericone è nata nel 1961 a Reggio Calabria, dove vive. Ha pubblicato i libri di poesia Passo di giaguaro (Edizioni Il Gabbiano, 2000, con una nota di Adele Cambria),
Aria di ventura (Book Editore, 2005, prefazione di Giusi Verbaro), Il caso e la ragione (Book Editore, 2010), L’inciampo (L’arcolaio, 2015, prefazione di Gianluca D’Andrea e
nota di Elio Grasso). Cura, con enti e associazioni, eventi e incontri culturali. È autrice e interprete di letture sceniche e reading (tra cui Orfeo ed Euridice lo sguardo sull’ombra, Caravaggio). Suoi testi di critica letteraria, poesie, prose brevi sono presenti in volumi antologici, riviste culturali, siti e blog letterari. Sue poesie sono tradotte in romeno. È stata redattore della rivista online “Carteggi Letterari – critica e dintorni”.

Daniela Pericone cover

 

 

 

 

 

 

 

 

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