Andrea Zanzotto – (Anticicloni, inverni) (I-III)

John Constable - Cloud Study - 1821
John Constable – Cloud Study (1821)

Giorni di pioggia e devastazione, di boschi decimati e fiumi esondati.
Giorni di morte e rabbia, di tristezza e silenzio.
La tutela dell’ambiente è dovere di tutti, nessuno escluso.
Tragico Alverman sceglie la voce di Andrea Zanzotto, poeta legato al territorio e sensibile alle tematiche ambientali, perché dai suoi versi possa nascere un momento di riflessione.

(ANTICICLONI, INVERNI)

I

Vedi tutto che – viola e oro e molle –

direi quasi rigurgita rigurgita

non si trattiene è contento è maturo

nel dar figure strappare figure              altre figure

in viola e ori            A spuntare ori considera, poni mano,

affàcciati, prendi nota, a cuore, a carico,

sii una qualche violenza per tenere a cuore

 

Sii nel prossimo a-tu-per-tu col remoto del viola

sì, violenza in questa gola

ascolto nuotando tutta questa violenza

così prima e increata da essere innocente

ma non meno assassina – nell’oro e nel viola

C’è il vocìo o il tocco o lo sfascio

viola di no no no      lo scampanìo del predicente

Viola è il mio carpire interleggere

fa carico fa massa va in massa oro e viola

tutta per te questa trasparente

mania di destrutturazione    ma issi là sopra la tavola

il sopravvissi

 

e la macchia di sangue Gewalt

mi allevava come letame viola

mi torceva in sé, mi aveva perso a sé, letame.

 

II

E tu nell’intimo del mio oro mi attendi

e io nell’intimo del mio oro mi vagheggio

è troppo lieve, ambrosiacamente versato com’etere

per essere oro        è troppo lontano per essere nostro

eppure nulla è più nido di questo infinito

perfuso in oro, zappettato via per il campo d’ozono

(anticicloni, inverni)

sostanza in cui eternità circolerebbe

godrebbe farebbe

tutt’uno con lo spaventapasseri

solo ma ma abilitato abitante del colle

in tutti gli ori gli azzurri,

le incistate astinenze                                           viola

l’incontinenza senza pari              viola

le erratiche verità gli sgranocchianti e le rampicanti

Attento a chi impugna il tomahawk

a chi s’arresta a malapena sul guado

e – senza pari – a turbazioni

scadute dai lunari terreni

di gola in gola.

 

III

Raccolgo, è certo, nel bello dello stordimento,

col più granulato impetrare

quanto v’è di silenzio – ed è tanto

Dove si forma l’intorno e s’acclima

ad altri sottili doveri e diritti

 

O nelle sperperate del greto tesaurizzazioni

cui vitreocupo s’avvena

quanto v’è d’acqua – ed è tanto

 

Orientata da folli fierezze e deficienze

e cupi idiomi

precipitata entro l’idioma

a moltiplicarne le spine i ghiaccioli

 

Pare che rarità fischi tra i vischi del vento e

staffilano, tutti quei vinchi piegati nel greto,

ma misteriosissimamente ribelli

 

Qualunque e dovunque cosa in vecchiezze s’allevia

davanti a ciò che vecchio non sarà mai né mai,

è meno insecchita di quel che tutto all’intorno si creda;

sterile, non perde brio

feconda, in esempli si stempera

 

E la luna facella frine e galaverna

nell’abbassarsi del sì

di passata                inopinata

con opposizione come facendosi animo

da dove più digiuna è la montagna

sorti guadagna

immobile scia sul pendio

[più addio]

da Andrea Zanzotto, Tutte le poesie, Arnoldo Mondadori Editore, 2011

zanzotto 2
Andrea Zanzotto (1921-2011)
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