Michele Paoletti: il palcoscenico della poesia

unusual
Kay Sage – Unusual Thursday (1951)

“Ai poeti resta da fare la poesia onesta” diceva Umberto Saba e attorno al concetto di poesia onesta si è dibattuto molto, nel corso degli anni, tra chi lo riteneva un modo riduttivo e un po’ consolatorio di definire certa poesia di non altissimo livello e chi invece lo riferiva alla poesia che ha in sé la chiarezza e la sincerità (intellettuale e morale).
A questa seconda accezione appartiene la scrittura di Michele Paoletti, i cui versi sono incontrovertibilmente chiari e sinceri e ciò non toglie nulla al loro valore, anzi.
Propongo alcuni testi tratti dalla prima raccolta pubblicata da Michele Paoletti, Come fosse giovedì (Puntoacapo Edizioni, 2015), in cui risalta la passione del poeta per il teatro (passione del resto dichiarata anche nelle note biografiche).
Il trapezio, la commedia, il cerone: appaiono i simboli della rappresentazione, nella quale (e della quale) il poeta è al tempo stesso voce recitante e spettatore.
A seguire alcuni testi da Breve inventario di un’assenza (Samuele Editore, 2017), in cui la scrittura tratteggia con vena malinconica il peso di una perdita: peso e perdita, per l’appunto, come nei versi di Amelia Rosselli citati in esergo.
Quest’ultima raccolta conferma le qualità di poeta che Paoletti aveva già mostrato nella precedente: la chiarezza e l’onestà di cui si parlava all’inizio sono mantenute, così come pure la ricerca stilistica (rigorosa e niente affatto banale).
La sua poesia è un palcoscenico in cui si rappresentano le sconfitte, i dubbi, le perdite, ma pure le speranze dell’essere umano.

Da Come fosse giovedì:

Nella notte-trapezio
lancio un filo diagonale
in equilibrio
per il mio ottuso male.
Traccio una linea che mi rassicura
che unisce e divide
e tratteggia la distanza.
La linea che da stanza a stanza
compie il percorso
tra me e il rimorso.

* * *

Cinque lampadine non schiariranno la distanza
che spacca la geometria dei nostri corpi,
cova sotto le lenzuola la ferita
perfetto nascondiglio del segreto
uovo sepolto nel fondo del baule.

* * *

Accidentale lo sparo nella nebbia
il sudore nel palmo della mano
mentre la rabbia incrinava i bicchieri
come se dall’orlo si potesse solo precipitare
con un urlo appuntito
che scalpella il gesso e scava la matrice.
Eppure la commedia sembrava terminata
con lo sfarzo degli applausi a scena aperta
quando mi accorsi della troppa cipria
del cerone steso male nel buio intransigente
e la parola perse l’armonia dell’articolazione
scricchiolando
al centro del rosso sacro del teatro.

(Testi tratti da: Michele Paoletti, Come fosse giovedì, Puntoacapo Edizioni, 2015)

comefossegiovedi

* * *
Da Breve inventario di un’assenza:

Buonanotte alle tue mani
inutili alle vene bluastre
sulle gambe, alla barba sfatta
alla voce che cercava di dirmi
addio mentre gli occhi
ripetevano rimani, premi le dita
sulla pelle ancora.

* * *
la mela mi fissa dal tavolo
aspetta che il morso incida
la scorza, aspetta il bianco
dei denti contro la ruggine
scura che i giorni lontano
dal ramo hanno fatto fiorire
prima leggera in piccoli punti
poi in fondo verso i tre semi
che il torsolo cela sotto la polpa

* * *
Non dà sollievo stringere le labbra,
cucire la terra con le mani. I muri
gettano un’ombra sulle cose
rendendole più dure,
ne allargano i confini.
E sconfina lo sguardo oltre il cemento,
sul pavimento accanto
a cercare una luce che non trema.
Il mare morde le crepe
si accapiglia contro i mattoni
facendosi strada con unghie di sale.
la roccia sfoglia
la sua scorza minerale
per farlo indietreggiare.
Si dona per durare.

* * *

la sciarpa è rimasta appesa fuori,
a sorvegliare le nuvole
che precipitano verso l’orizzonte.
I cani perdono il conto delle mosche
e sbadigliano masticando l’aria.
Si allunga la fila di croci
contro il calendario.
Per dimenticare
basterebbe non saper contare.

(Testi tratti da: Michele Paoletti, Breve inventario di un’assenza, Samuele Editore, 2017)

paoletti

Michele Paoletti vive a Piombino, dove è nato nel 1982. Si è laureato in Statistica per l’economia presso l’Università degli Studi di Pisa e si occupa di teatro, per passione, da sempre.
Ha vinto il Premio Astrolabio 2014, il Premio Borgognoni 2015 e il Premio Anna Savoia 2015 nella sezione Poesia Singola e ha ottenuto altri riconoscimenti in concorsi letterari a livello nazionale.
Nel 2015 ha pubblicato la raccolta Come fosse giovedì (puntoacapo Editrice) V classificata al Premio Energia per la Vita 2015 e III classificata al Premio Giovane Holden 2016 e la plaquette La luce dell’inganno (puntoacapo Editrice).
Una selezione di suoi testi è inserita nell’antologia iPoet (Lietocolle,2016).
Nel 2017 ha pubblicato la raccolta Breve inventario di un’assenza (Samuele Editore).

 

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