Paolo Polvani – Il mondo come un clamoroso errore

Mario Schifano - Grande angolo -1963
Mario Schifano – Grande angolo (1963)

Ci sono piccoli libri che contengono una grande potenza e sanno parlare al lettore scuotendolo, tirandolo per la giacca quasi a dirgli: “Ehi, hai letto bene? Hai riflettuto su quello che hai letto?”.

È questo l’effetto che si prova leggendo l’ultima, breve silloge di Paolo Polvani Il mondo come un clamoroso errore (Edizioni Pietre Vive, 2017).

Poco più di trenta poesie compongono questa raccolta: sono ritratti di uomini e donne del nostro tempo, protagonisti loro malgrado di una società che li tiene ai margini.

Nei suoi versi struggenti e intensamente partecipati Polvani descrive una galleria di perdenti, o meglio di sconfitti, tratteggiati con forza e delicatezza insieme, con l’abilità di chi sa maneggiare con cura la materia-poesia.

Scorrono così le piccole storie quotidiane di Aziz (Al suo paese Aziz è un ingegnere / Qui fa il lavavetri a un incrocio / ai semafori di Via Regina Margherita.), di Ass (Oltre il finestrino sfilava un mare azzurro / e il signor Ass diceva: amicizia vuol dire sopravvivere.), di Mihaela (Forse è il sorriso la maniera più saggia / di stare al mondo. Lei si chiama Mihaela), di Samir (Signore sono Samir, che una volta aveva / la minestra calda), per citarne solo alcuni.

Ci sono le giovani prostitute e le operaie che vanno al lavoro in bicicletta, ci sono i migranti non accettati e gli anziani che faticano ad arrivare a fine mese: le poesie di Polvani sono come micro racconti di vita vissuta, quella vita vera che fa notizia soltanto quando sfocia in tragedia, come nel caso di una palazzina che crolla (Il sangue raggrumato. Le foto sui giornali. Tutti / dicono amen.).

Ne esce un mondo che sembra senza speranze (un clamoroso errore, appunto), una società malata che fa dire al poeta che la osserva: e adesso ce lo possiamo dire, che no, non ci salveremo.

Ma chi conosce bene Paolo Polvani non può certo pensare che la sua poetica, pur essendo fatta anche di scarna cronaca e cruda denuncia, tenda alla negatività fine a sé stessa.

Il poeta ce lo fa intendere con i suoi stessi versi: quando osserva l’ambiente e sembra suggerirci che è da lì che dobbiamo ripartire, ripensando il mondo che abbiamo costruito, cercando di ricomporre un migliore rapporto tra uomo e natura: è il cielo sopra di noi a ricordarcelo.

Ricorre più volte il cielo come immagine-simbolo: Il cielo era un manifesto, oppure era un cielo di invincibile bellezza e ancora quei desideri impastati di cielo.

Polvani ci invita dunque a riflettere: possiamo ancora rimediare, se vogliamo, a quel clamoroso errore col quale (e nel quale) quotidianamente viviamo.

Ci sono piccoli libri che sanno coniugare la bellezza e la forza: la bellezza del verso e la forza di far pensare. Ben vengano gli autori come Paolo Polvani, capaci di creare piccoli libri come questo e ben vengano gli editori come Pietre Vive, che i piccoli libri come questo li pubblicano con passione.

COMPLANARE

Erano allegre, vocianti,
erano tante,
giovani più giovani
della mia giovane figlia
sulla complanare 16 bis,
con bei culi in vista,
ciò nonostante
mi ha fatto male male, ho visto
il mondo come un clamoroso errore,
un enorme abbaglio, un solo,
unico sbaglio.

* * *

IL MARCHINGEGNO DEGLI ORARI

Non è bastato aver visto il cielo di Marrakesh
che inorgoglisce, né il sole dileguarsi
oltre gli spaventosi marosi del deserto
né percepire il gong dell’eternità
nel preciso istante. Non è bastato.
Il passo traballante degli scorpioni, né la polvere
dei pellegrini. Aveva assaggiato
le arance e sapeva come stordisce
la pelle di una donna.

È morto sulla massicciata.
Il capotreno fischia la ripartenza
non si può intralciare il corretto fluire
del traffico, il marchingegno degli orari
un marocchino forse ubriaco non si immischi
negli ingranaggi. La notte, l’abbaiare dei cani, l’orizzonte.
Tutto questo non basta.

* * *

UN NOME COLORATO COME UNA CAMICIA

Possedere un nome colorato come una camicia
con vocali che custodiscono savane e sillabe
di fruscii animali non basta per essere felici
specialmente se la tua pelle è nera e sei su un treno
di gente in piedi ma restano vuoti i posti
accanto al tuo. Hai una valigia
con la pancia gravida di cianfrusaglie, forse
borse contraffatte, sarà per questo che nessuno
ha l’ardire di sederti accanto
e stila un inventario delle seguenti colpe:
essere nato dove la povertà non è solo un concetto;
portarsi appresso un odore che dice: al tuo albergo
manca tutto tranne le stelle; in special modo
la più disdicevole delle colpe: hai fame.

* * *

EMILIA

Ecco dove verrò a cercarti, nei quartieri
popolari, avrai un aperitivo tra le mani e negli occhi
il profilo delle casalinghe con la spesa
e antichi fazzoletti sulla testa, uomini
che contano e ricontano gli spiccioli, e hanno
la bicicletta e un berretto e anni dimenticati,
e tu sai leggere tutti quei romanzi e ogni volta
il lieto fine scappa da un’altra parte.

Poesie tratte da: Paolo Polvani – Il mondo come un clamoroso errore (Edizioni Pietre Vive, 2017)

Paolo Polvani è nato nel 1951 a Barletta, dove vive. Si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Bari. E’ socio fondatore dell’associazione culturale autorieditori.com. E’ fondatore e co-direttore della fanzine online Versante Ripido. Lungo l’elenco dei premi letterari da lui vinti, così come pure quello delle pubblicazioni: tra le ultime ricordiamo Cucine abitabili (MR Editori, 2014). Suoi versi sono presenti in numerose antologie e su riviste letterarie tra cui Steve, Anterem, Le Voci della Luna.

cover_polvani
La copertina del libro, disegnata da Raffaele Fiorella
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