Giovanni Fierro e Francesco Tomada, poeti di confine

ken-danby-towards-the-hill-1967
Ken Danby – Towards The Hill (1967)

Che cosa accomuna la poesia di Giovanni Fierro e quella di Francesco Tomada?
Forse la particolare sensibilità che entrambi hanno di fotografare il momento, di annusare l’aria che li circonda, di catturare le emozioni e di saperle trasmettere al lettore.
Non è il solo fatto di essere nati a Gorizia e di viverci a fare di loro due poeti di confine.
E’ il respiro che emana dai loro versi: quel respiro particolare che possiedono coloro che vivono in una terra di confine, in un posto che è incrocio di lingue e di usanze.
E’ la capacità di osservare la bellezza ed anche la bruttezza del mondo che li circonda, di osservare al di là dei confini e di svelarne la loro fragilità.
In fondo, i confini li hanno disegnati gli uomini: e chi è più fragile dell’uomo?
Si ha l’impressione di percepire, attraverso le parole di Fierro e Tomada, che il loro sguardo stia scrutando oltre l’orizzonte.
Chissà, forse è lo stesso orizzonte che guardava Carlo Michelstaedter: anche lui era di Gorizia, proprio come Fierro e Tomada.

Amico – mi circonda il vasto mare
con mille luci – io guardo all’orizzonte
dove il cielo ed il mare
lor vita fondon infinitamente.
(Carlo Michelstaedter)

 

Giovanni Fierro

Da Lasciami così (Sottomondo, 2004)

Uomini

Bisognerebbe assomigliare alle pozzanghere
esistere solo in caso di profondità

imparare dal legno
che alla lama da taglio si oppone
con l’intensità della fibra

ma basterebbe avere la forza
della vera fiducia
quella che si dona
quando l’altrui dignità è perduta.

 

Pensione Silvano

Erano camere
dove si andava a fare l’amore.

Ora sono stanze
per uffici di una compagnia
d’assicurazioni.

È la strategia
di una resa.

◊ ◊ ◊ ◊ ◊

Da Il riparo che non ho (Le Voci della Luna, 2011)

Mio nonno Nino

Faccio proprio fatica a pensare che il mio sangue
proviene dal tuo sangue

i miei capelli che rimangono ostinatamente neri
i tuoi erano completamente bianchi prima che tu avessi trent’anni

i miei occhi scuri dovrebbero nascondermi e invece mi svelano
l’azzurro dei tuoi è il cielo che ti protegge.

Io ho ancora mani da ragazzo
hanno poca forza nella presa
ancora non dicono qual’è il mio coraggio

così guardo le tue mani

i tuoi calli sono la soluzione
di ogni algoritmo che la fame ti ha snervato nello stomaco
la radice quadrata della tua bontà che non ti ha mai tradito
la giusta approssimazione ad ogni tuo possibile sogno
il suo esatto più vicino

questa pelle sulle tue dita, asciugata a nocciolo di pietra, stretta a pugno
o volata a carezza, dove è più consumata
e quasi nascosta per vergogna

lì riconosco il segno della tua matematica più precisa

pala e piccone.

◊ ◊ ◊ ◊ ◊

Da Oleandro e garaza (Qudulibri, 2015)

Attesa

La crudeltà della preda
è qui
braccata e perciò più feroce

così, voglio baciarti
e invece
ti mordo

ma il veleno è tuo

quando mi dici
‘ancora’.

Giovanni Fierro è nato nel 1968 a Gorizia, dove vive.
I suoi testi sono stati pubblicati nelle antologie “Frantumi” (2002) e “Prepletanja – Intrecci” (2003) e nel dicembre 2004 nella sua prima raccolta poetica, “Lasciami così”, edite da Sottomondo Gorizia. Nel gennaio 2007 ha pubblicato “Acque di acqua”, raccolta di sette testi, inerenti al dvd “Jùdrio” dell’artista cormonese Mauro Bon. Gli stessi testi, integrati da nuovi scritti, sono apparsi nell’antologia “Dall’Adige all’Isonzo. Poeti a Nord-Est”, edita da Fara editore nel 2008. Nel febbraio 2011 è uscita la sua raccolta più recente, “Il riparo che non ho”, con prefazione di Claudio Damiani e quarta di copertina firmata da Monique Pistolato, edita da Le Voci della Luna. La raccolta ha vinto il premio “Ultima Frontiera” di Volterra, Pisa, edizione 2012. Nel dicembre 2011, cinque suoi nuovi testi a titolo “Una tregua” sono ospitati sulle pagine dell’Almanacco dello Specchio 2010 – 2011, edito da Mondadori. Ha partecipato a varie letture e festival poetici in Italia, Slovenia, Croazia, Austria e Repubblica Ceca. È tradotto in portoghese, sloveno, tedesco, croato, ceco e friulano. Collabora con il quotidiano Il Piccolo e la rivista IsonzoSoča.
Cura la rivista mensile on line “Fare Voci. Giornale di scrittura (www.isontina.beniculturali.it).
È responsabile della collana di poesia “Fare Voci”, per l’editore Qudu di Bologna.

 

Francesco Tomada

Vigilia di Natale

Oggi hai comperato un grosso filone di pane
ridendo lo hai appoggiato in mezzo al tavolo
pesa un chilo e l’ho pagato solo novanta centesimi
sono stata fortunata

io invece ho appena sfogliato i titoli del Corriere
in una città siriana di cui non ricordo il nome
cento persone sono morte sotto un bombardamento
anche loro erano in coda per il pane

ne prendo un pezzo e lo mastico
lo gusto come di rado mi capita di fare
ti guardo
hai ragione a dire che sei stata fortunata
ma non sai quanto

◊ ◊ ◊ ◊ ◊

Le donne della Seleco

Le ho viste uscire alla fine del turno
camminando ma senza toccare il suolo
guardando i lampioni ma senza vedere
la luce e mentre svanivano le ho
immaginate aprire la porta
baciare i figli scaldare in forno
la cena e poi ripulirsi e a volte
giacere sotto un marito qualsiasi
con l’aria di chi da anni ha imparato
che manca sempre mezz’ora di troppo
alla fine del giorno

◊ ◊ ◊ ◊ ◊

A conti fatti

Lo puoi vedere ancora nei miei occhi:
sono stato un bambino con poca gioia

invece il tuo sorriso esplode spesso senza alcun motivo
allora ho pensato che ne potesse avanzare per me
e anche per altri

per questo è nel tuo ventre
che ho cercato i miei figli

◊ ◊ ◊ ◊ ◊

Un giorno sbagliato

Ottanta centoventi duecento metri quadri
non esiste una casa che possa contenere troppo a lungo
due persone che si amano
se a volte non si lasciano le finestre aperte

e l’affetto è come un pezzo di pane
dimenticato sul tavolo di sera
alla mattina sembra identico a ieri
ma si è indurito dentro

come sempre quando qualche cosa mi consuma
volevo parlare di case e di pane e invece
ho parlato di noi

 

Francesco Tomada è nato nel 1966 e vive a Gorizia, dove insegna Biologia e Chimica nelle scuole superiori. Dalla metà degli anni novanta ha partecipato a letture ed incontri nazionali ed internazionali, così come a trasmissioni radiofoniche e televisive in Italia e all’estero. I suoi testi sono apparsi su numerose riviste, antologie, plaquettes e siti web in Italia e in altri paesi, e sono stati tradotti in una quindicina di lingue straniere. Recentemente un’antologia monografica dal titolo “Questo è il mio tempo” è stata edita dalla casa editrice Scalino di Sofia. La sua prima raccolta, “L’infanzia vista da qui” (Sottomondo), è stata edita nel dicembre 2005 e ha vinto Premio Nazionale “Beppe Manfredi” per la migliore opera prima. La seconda raccolta, “A ogni cosa il suo nome” (Le Voci della Luna, 2008), e la terza, “Portarsi avanti con gli addii” (Raffaelli, 2014) hanno ricevuto riconoscimenti in diversi concorsi a carattere nazionale. Per la collana “Autoriale” (Dot.Com Press) è stata pubblicata nel 2016 una sua antologia ragionata con testi scritti dal 1995 in poi. Ha curato un’antologia sulla produzione letteraria della Provincia di Gorizia dal 1861 ad oggi; è coinvolto in diverse iniziative di divulgazione della cultura, e fa parte della redazione del sito web “Perigeion” e della rivista “Smerilliana.

Giovanni Fierro e Francesco Tomada, accompagnati alla tromba da Sandro Carta, sono ospiti de I Giovedì DiVersi: giovedì 24 novembre 2016, ore 20.30, al Vamolà di Bologna.

locandina

 

 

 

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