Il mondo e le parole di Silvia Secco

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Paul Jenkins – Phenomena Astral Blue (1968)

Come prima più niente
Come fino al tuo nome, l’Oriente
Negli occhi, dove l’alba schiude
Calma, e sporpora e scuce.
Almaluce.
(da Almaluce, di Silvia Secco)

La prima volta che ascoltai una poesia di Silvia Secco (Almaluce, appunto) fu anche la volta in cui la conobbi. Mi colpì subito la musicalità della sua poetica, l’uso del linguaggio, la ricerca di suoni e parole: si pensi per esempio a sporpora, nel verso sopra citato.
C’è un rimando alla ricerca, formale ma non solo, di Andrea Zanzotto, non a caso conterraneo di Silvia e non a caso uno dei suoi riferimenti (miti?) letterari, al quale ha dedicato un’intensa poesia (In morte di A.Z.)
Era il 2011 e da allora la nostra amicizia si è cementata, grazie anche alla condivisione di numerose letture e alle relative emozioni vissute insieme.
Ecco, per l’appunto, la parte difficile: cercare di scrivere una nota di lettura su un libro tenendo separate le emozioni e l’amicizia da una parte e le sensazioni del lettore dall’altra.
Perché è dell’ultimo libro di Silvia Secco che Tragico Alverman vuole parlare: Canti di cicale (Samuele Editore, 2016), opera che ribadisce le qualità già emerse nel precedente L’equilibrio della foglia in caduta (CFR Edizioni, 2014).
Nei suoi versi sono presenti e ben visibili i riferimenti alle proprie origini contadine; gli alberi, la montagna, i campi, il grano, i frutti. Tracce indelebili, che Silvia ostenta con fierezza, quasi a rimarcare: questa sono io, questo è il mio mondo, è da qui che provengo.
Il suo primo libro L’equilibrio della foglia in caduta lo testimonia, il secondo libro lo conferma.
Nella sua puntuale e attenta prefazione Alessandro Dall’Olio ci ricorda alcune parole che ricorrono nella raccolta. Scrive Dall’Olio: “Fiorire compare nove volte, la rosa undici, il cuore sette, come sette volte la polvere e il fondo, cinque volte le somiglianze. La parola verso e l’atto della conta le ritroviamo otto volte. Forse perché Secco ha una dimestichezza con i conteggi, lei che scrive con la penna e sillaba con le dita, lei che scompone con i sensi e compone con la metrica.”
E infatti nelle poesie di Canti di cicale troviamo:

Guarda. Gennaio mi fiorisce sulle ciglia
tutto intero in forma di ROSA

 ***

Occorre dire alla rosa che è rossa.
Chiamare ROSA la rosa. L’intera rosa
.

 ***

Allora la sorprese una tregua di cicale.
L’estate riordinava il cuore nei cassetti
così come si deve.

 ***

Conta quel che chiudi
nel pugno.
Il cuore per esempio conta.

C’è tutto il mondo di Silvia Secco e c’è il cuore, che è grande quanto un pugno, come nell’immagine di copertina, disegnata da Ivo Mosele e intitolata appunto Conta quel che chiudi nel pugno.
Il pugno qui è anche per la madre unità di misura del riso: di nuovo il mondo familiare, quindi, con i propri gesti quotidiani e le proprie abitudini.
Ma c’è un’altra parola, significante e significativa, che ricorre nei versi di Silvia Secco con altrettanta importanza ed è polpa.
Ed ecco quindi:

Fammi un bene di polpa, la scorza esclusa e
crescimi pane, fatti mangiare
.

 ***

Ho trame supine per te, le intreccio
alle vertigini che hai. La mela
che si forma è un frutto, una mezzamela
esatta. L’una è la metà di niente,
sola, tu fondile in un’unica polpa.

 ***

Poi ti dimentichi. Non mi raccogli.
Le fragole tornano frutti, come
la scorsa estate – una polpa rotonda,
succosa, di labbra piene – che avevi
fame, che la luce stringeva gli occhi
e gli occhi parevano chiari.

La polpa, il succo, l’essenza: il verso che scorre come linfa, rivo di montagna, fiume in piena.
Silvia Secco costruisce il proprio impianto poetico partendo dalle piccole cose, che osserva da vicino e poi riproduce con minuziosa attenzione. C’è la cura dei particolari tipica del lavoro artigianale, ma c’è anche la tecnica della scrittura (lei, che scrive quasi sempre in endecasillabi) e ci sono riferimenti letterari importanti: il già citato Zanzotto, per esempio, ma non solo.
Il disegno di copertina del libro mi ha fatto venire in mente una poesia di Derek Walcott, intitolata per l’appunto Il pugno ed in particolare questi versi:

Il pugno stretto attorno al cuore
allenta un poco la presa, e respiro
chiarore; ma si serra
di nuovo. (1)

So che Walcott è uno degli autori amati da Silvia e non so quanto casuale sia questo richiamo.
Come non credo sia casuale ritrovare nelle poesie d’amore di Silvia la stessa passione che si trova nei versi di alcune grandi voci poetiche femminili: penso ad esempio ad Anna Achmatova e Marina Cvetaeva. Silvia scava (nell’animo, nel corpo) con la propria penna, come scriveva Séamus Heaney nella sua celebre poesia Digging. Nella sua prima raccolta L’equilibrio della foglia in caduta una delle poesie più intense e appassionate si intitola Il solco.
A tal proposito Francesco Sassetto, nella prefazione di quella raccolta, scrive: La poetessa indaga nel “solco”, nella “piega”, nella “ruga”, nel “margine”, nelle linee di confine della natura e del corpo come luoghi segreti dove ricercare il senso delle cose, della vicenda umana, dell’amore, in uno scavo incessante che solo da quei luoghi nascosti, da quei cunicoli può riportare frutti sapidi e rispondere forse alla domanda di tutti, di sempre: ‘Credi esista in un qualche dove/questo temuto o sperato destino?’”
Sono gli stessi luoghi, le stesse sensazioni che ritroviamo in Canti di cicale: l’amore, la natura, la passione, il dolore della perdita: ogni parola del mondo di Silvia Secco ritorna in questa raccolta che ci conferma un talento poetico raffinato, con in più una sensibilità non comune.

Guarda. Gennaio mi fiorisce sulle ciglia
tutto intero in forma di ROSA
e guarda come mi assomiglia
questo fasullo primo assaggio di stagione.
Anzitempo. Sui rami magri.

* * *

Conta quel che chiudi
                         nel pugno.
Il cuore per esempio conta.

Mia madre sostiene
                         del pugno
che sia l’unità di misura
                                  del riso.

* * *

La fine lieta delle fiabe è falsa.
Appartiene alla carta e la carta
non tiene. La principessa dormirà
per sempre nella teca con un bacio.
Nessuna fata muterà nessuno
straccio in velo e il cacciatore nessuno
salverà uccidendo il lupo. La fortezza
di pane si sfalda nelle stupide
briciole che scordano la strada
e nel pozzo non c’è nessuna luna.

* * *

L’altro cuore le spuntò senza rumore.
Erano sere che anche la luna cresceva
e i capelli lunghi sui cuscini
e la luce pochi secondi al giorno
aumentava l’ombra sulla strada. Quando
se ne accorse le sembrò normale
non sono forse doppi gli organi del volo?
Doppie le pupille, le narici, due come le mani.
Quando se ne accorse fu felice.
Il verso lo sentiva nella pancia.

* * *

Del covo delle lucciole non ho da scrivere
nemmeno una parola. Come si spiegano le ali?
Il cielo è capovolto a livello d’uomo e
stelle mi paiono addosso tanto da poterle
trattenere nella coppa della mano. Avresti dovuto
vedere. Nel racconto ritornano insetti
e perfino la notte si riduce al tempo di dormire.

Testi tratti da Canti di cicale, di Silvia Secco (Samuele Editore, 2016).

Silvia Secco (1978) nasce a Sandrigo, in provincia di Vicenza dove risiede la sua famiglia. Dopo la maturità artistica si trasferisce a Bologna, dove tutt’ora vive. Lavora a Firenze. Scrive in italiano ed in dialetto alto-vicentino. Alcune sue poesie sono state premiate o segnalate in alcuni concorsi nazionali. Alcuni testi compaiono nelle antologie di premi e in riviste letterarie, altri sono pubblicati in rete. Grazie al Premio Franco Fortini a febbraio 2014 ha pubblicato con la casa editrice CFR la sua raccolta poetica d’esordio L’equilibrio della foglia in caduta, la quale ha ricevuto il secondo premio per la poesia edita al concorso San Domenichino Città di Massa. Ha partecipato (assieme ad alcuni autori del Gruppo 77) al Cork World Book Fest 2015, in Irlanda.
In particolare per gli eventi del Gruppo 77 cura gli aspetti scenografici e realizza le piccole edizioni artistiche Edizionifolli, da distribuire in dono al pubblico presente.
Da dicembre 2015 Edizionifolli diviene per Samuele Editore la collana I Folli, di cui assume la direzione. Da ottobre 2015 è parte della redazione della fanzine on line Versante Ripido. Con la casa editrice Samuele Editore, a luglio 2016 pubblica la sua seconda raccolta Canti di cicale.

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Silvia Secco
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Copertina di Martina Dalla Stella

                                                          

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Copertina di Ivo Mosele


(1) Tratto da Nelle vene del mare, di Derek Walcott, Edizioni Corriere della Sera su licenza di Adelphi Edizioni (2011), traduzione di Matteo Campagnoli.

5 pensieri su “Il mondo e le parole di Silvia Secco

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