Il vocabolario di Alessandro Silva

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Gerhard Richter – Man Shot Down 1 (1988)

Nella sua raccolta L’adatto vocabolario di ogni specie Alessandro Silva descrive un microcosmo dolente, nel quale le ferite non si rimarginano.

È la realtà dell’ILVA di Taranto: città nella città, mondo/fabbrica di lavoro e morte.

Usando parole ed immagini degne della migliore poesia civile, Silva dipinge il ritratto di una disfatta, umana e sociale. Senza indulgere in pietismi inutili, ci racconta il disfacimento dei luoghi inquinati e quello dei corpi martoriati da malattie.

Ecco così il verso farsi cronaca e la cronaca farsi storia: l’occhio di Silva fissa le immagini e ce le trasmette così come sono, senza artifici.

Il suo vocabolario ha parole vive, che si imprimono in chi legge, grazie anche al contributo delle illustrazioni in bianco e nero di Giovanni Munari.

La raccolta ha vinto nel 2015 il concorso di scrittura sociale Luce a Sud Est ed è stata pubblicata nel 2016 dall’editore Pietre Vive.

 

QUALCUNO CHE CADE

 otto/giugno/duemilaquindici

Nel pomeriggio è accaduto
all’altoforno Due, l’incidente.
Ci sono state, dopo, ventiquattro
ore di mani alte [mani di ferro
calloso e nodi di dita nerastre].

Una babele di passi scesa in battaglia
tra rottami e mantici di aria che ustiona.
Occhi rauchi e cicatrici aperte di labbra.

C’era un morto e nessun messia
per motivi di  sicurezza. Quaggiù
è la terra in fondo un sudicio
ossario e, del nostro tocco e sguardo
poco importa a qualcuno.

 

DESTINO DI UN OPERAIO BUTTATO IN GINOCCHIO

Lo stesso minuto batte nel cuore
in caduta del contenitore di fusione.
Non so altrove ma qui è gloria
immutabile del tempo e prodigio
immobile che fa lo spazio. C’è
un solco di buio in quel micròmetro
di curva d’orologio

[è palpebra di carne rintanata
sopra un occhio allucinato e pallido.
Sceglie l’uomo e lo scruta fin sotto
le ossa a caccia di una falsa fiamma
d’eternità che non c’è ma viene tolta).

Doveva accadere, è accaduto
a lui. Moglie e figlio attendevano.
Un gelo negli occhi li ha colti
il pranzo anche e il rasoio sulla
porcellana del bagno.

 

L’ADATTO VOCABOLARIO DI OGNI SPECIE

Dal turno di notte si esce malconci
e molli di ossa strette da un’ombra.

Scomparse le donne per strada, quelle
con lo strano linguaggio del corpo che
balla sui tacchi e tra i denti si cerca
un sorriso per chi ha voglia di pelle
con forza.

Di uomini meno ma chi li compra
non merita lo sdegno stupito degli altri:
è un’esigenza diversa di latte
[annusata ricerca di confronto
fondo come negli alberi stanno

avvolti gli anelli].
Un gatto di strada mangia meno
di un gatto ammaestrato alla casa
ma lotta uguale per avere meno
pulci nel pelo.

Al semaforo rosso il mattino
ingiallisce in un luogo marcio
di arance e molli fauci di lattuga
nel sacchetto a terra squarciato.

Per poco si ha, nel saluto
la voce di roccia della fornace.

 

SONO STANCO DELL’ESTATE

La pigrizia nel vestire mi ricorda
l’innocente impudicizia dei bambini
che si fanno bozzolo di caldo a piedi
scalzi e torace liscio di sudore.

I calci al pallone, il rosso e gli spari
urlati nei giochi di cortile sporcano
in morsi di passi il cemento quando
rientro e sto più in alto delle loro vite.
Mi snidano un piacere, ridente e breve

ma porto un duro bagaglio di freddo
e chiuso rimane [su tutto] il mio occhio.
Stanotte dormirò aggrommato e nudo
al caldo, sulle stesse domande posate
dal catrame delle ultime sigarette.

Alessandro Silva (Parma, 1976), laureato in Scienze Biologiche, con un Dottorato in Biologia e Patologia molecolare, ha esercitato per anni attività di ricerca in ambito scientifico. Dal 2014, in qualità di tirocinante, lavora presso la web agency Cabiria, Parma, come creatore di contenuti multimediali per blog e pagine social.
L’adatto vocabolario di ogni specie, vincitore nel 2015del premio di scrittura sociale Luce a Sud Est, è la sua opera prima.

(I testi e le note biografiche sono tratti da L’adatto vocabolario di ogni specie (Pietre Vive, 2016).

 

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L’immagine di copertina del libro (illustrazione di Giovanni Munari)

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