2 agosto, ancora una volta

Zangheri Pertini 2
Renato Zangheri e Sandro Pertini

Un altro 2 agosto è trascorso e ogni volta senti qualcosa nello stomaco.
Ogni anno lo stesso caldo, lo stesso sole, lo stesso cielo immobile.
Lo stomaco, sì, ma anche nella testa c’è qualcosa che si muove.
Chi c’era, trentasei anni fa, ripensa a dov’era in quel preciso istante: quelle 10.25 in cui la storia di una città cambiò per sempre, in cui si aprì quella ferita mai ricucita.
La foto dell’orologio fermo la conoscono tutti: quell’orologio è ancora lì, non è cambiato.
strage bologna 1
Noi, nel frattempo, siamo cambiati. Bologna è cambiata, l’Italia è cambiata.
Agli storici, ai sociologi, ai filosofi lascio dire se i cambiamenti sono stati in meglio o in peggio. Il dolore e la rabbia, quelli si ripropongono uguali ogni anno.
Anche la politica è cambiata ed ecco che mi è tornata in mente l’immagine di due uomini politici. La foto fu scattata il 6 agosto 1980 e ritrae Renato Zangheri e Sandro Pertini, insieme sul palco in Piazza Maggiore, ai funerali delle vittime della strage.
L’anziano Presidente della Repubblica appoggia la mano sul podio da cui il sindaco parla alla piazza, una piazza piena di lacrime e sudore.
Entrambi hanno il volto tirato: rappresentano le istituzioni in quel momento, ma dalle loro espressioni traspare pure lo sgomento e il dolore di un’intera comunità.
Forse è in questo che siamo cambiati, forse non abbiamo più quella capacità di stringerci insieme come comunità.
Forse siamo più egoisti, più rassegnati o nel peggiore dei casi tendenti al qualunquismo più becero: del resto, la politica non esprime più la dignità e l’autorevolezza che troviamo in quei due volti.

* * * * * * *

Tragico Alverman dà voce ai poeti, come sempre.
Per questa giornata ha scelto Non gridate più, di Giuseppe Ungaretti, dalla raccolta Il dolore.

Non gridate più

Cessate d’uccidere i morti,
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.

Hanno l’impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell’erba,
Lieta dove non passa l’uomo.

(Giuseppe Ungaretti)

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Giuseppe Ungaretti

 

 

 

 

 

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