Poesia per riflettere #2: Nazim Hikmet

Marc Chagall - Guerre III - 1956-57
Marc Chagall – Guerre III (1956-57)

Quando le parole sono di troppo, quando è meglio il silenzio, ecco che ci arrivano in soccorso i versi dei poeti.
Nazim Hikmet, per esempio.

Da: Lettere dal carcere a Munevvér – Prigione di Bursa (Anatolia)

Amo in te
l’avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le rose lontane
amo in te l’impossibile

entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne

amo in te l’impossiible
ma non la disperazione.

(1943)

 

Se per i buoni uffici del Signor Nuri spedizionere
la mia città, la mia Istanbul mi mandasse
un cassone di cipresso, un cassone di sposa
se io l’aprissi facendo risuonare
la serratura di metallo dccinnn…

due rotoli di tela finissima
due paia di camicie
dei fazzoletti bianchi ricamati d’argento
dei fiori di lavanda nei sacchetti di seta
e tu
e se tu uscissi da lì

ti farei sedere sull’orlo del letto
ti metterei sotto i piedi la mia pelle di lupo
con la testa chinata e le mani giunte starei davanti a te
ti guarderei, gioia, ti guarderei stupito
come sei bella, Dio mio, come sei bella
l’aria e l’acqua d’Istanbul nel tuo sorriso
la voluttà della mia città nel tuo sguardo
o mia sultana, o mia signora, se tu lo permettessi
e se il tuo schiavo Nazim Hikmet l’osasse
sarebbe come se respirasse e baciasse
Istanbul sulla tua guancia
ma sta’ attenta
sta’ attenta a non dirmi “avvicinati”
mi sembra che se la tua mano toccasse la mia
cadrei morto sul pavimento.

(1944)

 

Da: In esilio

Arrivederci fratello mare

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po’ più di speranza
eccoci con un po’ più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.

(Varna, 1951)

 

Prima che bruci Parigi

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul tuo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti nella bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra
senza incavi né gobbe
appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
illuminato dai proiettori
illuminato da noi due
il nostro splendido palazzo
di cristallo.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
ci siederemmo sui barili rossi
di fronte al fiume sacro della notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
– verso il Belgio o verso l’Olanda? –
davanti alla cabina una donna
con un grembiule bianco
sorride dolcemente.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore.

(Parigi 1958)

 

nazim hikmet
Nazim Hikmet

Nazim Hikmet nasce a Salonicco nel 1902, da una famiglia aristocratica turca. Appena diciottenne fugge in Anatolia per partecipare alla guerra di liberazione guidata da Ataturk. Nel 1921 aderisce al movimento rivoluzionario sovietico. Emigra a Mosca, dove incontra Lenin, Esenin e Majakovskij. Nel ’28 pubblica a Baku il suo primo libro di poesia. Rientrato clandestinamente in Turchia nel ’29, viene arrestato e incarcerato per sette mesi. Nel 1938 è processato e condannato a ventotto anni di carcere. Ne sconta dodici in Anatolia. Torna in libertà nel ’50, grazie alla campagna a suo favore promossa da un gruppo di scrittori e intellettuali. Dopo un breve periodo a Istanbul, si trasferisce di nuovo in Unione Sovietica (dove scrive e pubblica), vivendo in una dacia nei pressi di Mosca. La sua fama è mondiale, i suoi libri sono tradotti in numerosissimi paesi. Viaggia molto: nel 1961 è a Cuba, più volte è anche in Italia. Il 3 giugno 1963 muore a Mosca colpito da un infarto.

Testi e note biografiche tratti da: Nazim Hikmet, Poesie (2006, Gruppo Editoriale L’Espresso su licenza di Arnoldo Mondadori Editore) per la serie Poeti del Mondo, a cura di Maurizio Cucchi.
Poesie d’amore (2002, Arnoldo Mondadori Editore), traduzione di Joyce Lussu.

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