Luca Buonaguidi: la complicità del silenzio

Yves Klein - Le silence est d'or silence-is-golden-1960
Yves Klein – Le silence est d’or (1960)



Nel 2013 Luca Buonaguidi intraprende, da solo e via terra, un viaggio attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir. Da quell’esperienza nasce la raccolta poetica India – complice il silenzio (Italic Pequod, 2015).
Nell’introduzione Buonaguidi scrive: “Al culmine della mia esperienza dell’India scrissi: “Mi sento a casa/ e mi sento appena/ trovo pace in quest’assenza”. Oggi spero invero che questa mia voce minore vi giunga, costituisca presenza, non di me stesso ma di un invito indefinito a voi rivolto, perché queste poesie hanno voluto essere così: hanno preferito servire di più che essere più belle, hanno preferito essere strumento più che agente.”
La complicitò del silenzio, a cui rimanda il sottotitolo della raccolta, è elemento essenziale della poetica di Buonaguidi. Scrive Giulia Niccolai, nella lettera pubblicata in appendice al volume: “Caro Luca, spero di essere riuscita a spiegarmi nel dirti che la tua poesia mi ha colpito molto positivamente, ma non me la sento di scrivere un’introduzione vera e propria alla tua INDIA, perché la tua liricità è qualcosa che so di non aver mai provato.”
Luca Buonaguidi parteciperà al reading Bande à part, che si terrà sabato 21 maggio 2016 dalle ore 18 in poi presso Cortile Café, Via Nazario Sauro 24/A, Bologna, nell’ambito del festival letterario Bologna in Lettere 2016.

Al vento non chiedere,
nel vento disperdi
il tuo nome.
Al vento non chiedere
il vento del corpo
è ragione.
Al vento non chiedere
del vento consacra
ogni passo comune.

 

Chiaro di luna
piccole barche
scivolano nel fraterno mare,
lo salutano nella risacca.
Qui si erode il nome
che il giorno dà alle cose.
Resto seduto
su un groviglio di reti
preparato per il mattino
e penso a come le notti
ripieghino a Occidente
dove il giorno
apre un nuovo fronte
e attende di cadere
senza palpabile Oriente.
(Mamallapuran, 28/02/2013)

 

Muore invero ogni istante
questo tempo che è unica certezza
nel sole che brucia le ere
del cammino che muovo
e in amore sospendo,
quando il fantasma della parola
si fa foce di suono
e il silenzio, se torna,
si fa ombra, dopo.
(Mumbai – Aurangabad Express, 19/03/2013)

 

Screpolata la carta
e consumato il rinnovo
d’alba verde nell’altrove,
rimosse le unghie
affondate e riemerse
in questo porto di carne,
parto dall’esserne parte
ma senza porte
pronte ad aprirsi.
Solo le ombre gettate
dalle pareti erette
e un uscio restante
che cigola ospite della casa
che prima apre, ora chiude
e si fa alone
di tutto ciò che è distante
il vino, le rose, le parole parlate
di quella carne che nutrivo
prima di riscoprirmi fantasma
entro salvifiche macerie
o spettri d’inchiostro
che versato cade,
che ho versato troppo
e ora mi crolla addosso
con tutte le parole.
(Ellora, 20/03/2013)

 

Sento l’anima respirare
entro vicoli in cui
prepara l’addio
ad ogni primo passo.
Da una terrazza
godo del languore
di chi viaggiando
un poco muore
e torno a chiedermi
il senso della poesia
mentre la si sta vivendo.
Ora so che è così
che l’anima
si avvicina,
respira
saluta.
(Jaisalamer, 03/03/2013)

 

Sfuma un altro taccuino
con cui ti sfioro le mani,
addito a te l’ambrosia dei giorni
quando mi interrogo sul valore
dell’azione e la rinuncia
e nell’assenza di risposte scorgo
la certezza fraterna della furia.
Poi penso che troverò un modo
per spiegare entro stanze ammobiliate
la bellezza del mondo ai miei figli
e rido persino di notti amniotiche,
della furia del silenzio
che mi è velo, agogno
e fermo questo fiato corto.
Non taccio solo per testimoniare
il fantasma che mi osserva.
(Pokhara, 27/05/2013)

 

La mia voce senza fede
dondola su una barca cigolante
al suono-tepore
di una morbida, vecchia canzone.
Ho corso. Senza sudore,
i sudari sono per i cristincroce
non per questa foce che si disunisce,
che non conosce il fiume, né il nome
e sente solo vento e orizzonte,
solo vento
e orizzonte.
(Srinagar, 14/06/2013)

(Testi tratti da India – complice il silenzio, Italic Pequod 2015, disponibile su Amazon)

 

Luca Buonaguidi (Pistoia, 1987) ha pubblicato in poesia I giorni del vino e delle rose (2010, Fermenti), Ho parlato alle parole (2014, Oèdipus) e il diario di viaggio INDIA – Complice il silenzio (2015, Italic Pequod). In prosa ha pubblicato un racconto nell’antologia del Premio Provincia Cronica (2016, Sartoria Utopia) e ha curato l’edizione di FRANTI. Perché era lì – Antistorie da una band non classificata (2015, Nautilus Autoproduzioni) scritto con Cani Bastardi sull’omonimo band anni Ottanta. Ha partecipato con un testo recitato al disco collettivo Approdi. Avanguardie musicali a Napoli (2015, KonSequenz) curato da Girolamo De Simone. Suoi testi o commenti ad essi si leggono su varie riviste di letteratura, viaggi e società e suoi scritti sono stati tradotti in inglese (Condo) e in tedesco (Internation Rilke Society). Raccoglie le sue scritture sul suo blog http://www.carusopascoski.com e scrive/ha di cinema, musica, letteratura per una decine di riviste (Impatto Sonoro, CineFatti, Comunità Provvisorie…). Collabora abitualmente con musicisti come Chris Yan, Elias Nardi, Davide Tosches, Giovanni Peli, Maisie, SKoM, Vittorio Nistri per reading e per la scrittura di testi. Ha ideato e organizzato con la comunità di base delle Piagge Altrofest nella periferia di Firenze, un festival critico di creatività e cultura con ospiti come Don Andrea Gallo, Franco Loi,  Maurizio Maggiani, Bobo Rondelli e altri. Laureato in Psicologia Clinica, lavora in una comunità terapeutica e conduce seminari esperienziali di poesia. Vive oggi in un paese di una decina di anime sull’Appennino tosco-emiliano per riscoprire l’importanza di essere piccoli.

FOTO LUCA BUONAGUIDI
Luca Buonaguidi, Ritratto su sottobicchiere per birra, di Danièl Nicolàs Schiraldi

 

Luca Buonaguidi, INDIA - Complice il silenzio (Copertina #2)

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