Il centenario di Mario Luzi e Piero Bigongiari

 

Giorgio De Chirico - Enigma dell'arrivo e del pomeriggio (1911-1912)
    Giorgio De Chirico – Enigma dell’arrivo e del pomeriggio (1911-1912)    

L’occasione è stata l’acquisto di un libro di Piero Bigongiari, La legge e la leggenda (Mondadori, 1992) fatta pochi giorni fa nel reparto libri usati di una grande libreria (ormai sono rimaste solo le grandi librerie, quelle piccole chiudono tutte, una dopo l’altra, ma questo è un altro discorso). Leggendo le note (ri)scopro che Bigongiari nacque nel 1914 a Navacchio (Pisa), vale a dire nello stesso anno in cui nacque, a pochi chilometri di distanza, Mario Luzi.
Bigongiari e Luzi fecero parte del movimento poetico detto ermetismo fiorentino: il periodo erano gli anni Trenta e Quaranta, le riviste di riferimento erano Letteratura, Il Frontespizio, Campo di Marte.
Ma mentre Luzi è universalmente conosciuto e anche chi non sa nulla di poesia ne ha per lo meno sentito parlare, il nome di Bigongiari è sconosciuto ai più e andrebbe a mio avviso riscoperto e valorizzato come merita.
Proprio alla fine del 2014, anno in cui si celebra il centenario della nascita di entrambi, propongo un mio modesto omaggio a due grandi voci della poesia italiana del Novecento.

LA TUA BELLEZZA, TERRA

La tua bellezza, terra, mi avvelena,
la tua impossibilità mi fa possibile.
Se una vena si gonfia sulla fronte,
una carezza la fa scomparire.
E’ la tua brezza, tra le erbe sceglie
la mia mano per guardarsi alle spalle
mentre raccoglie l’ultima tua primula.

Questo, non altro, credo sia il rapporto
tra la tua essenza e il mio poco esistere,
finché nel gioco non si insinui scaltro
il pensiero che sia la tua esistenza
a nutrire, cercandola, la mia
nascosta essenza. Tu ed io. Chi è l’altro?
Tu e Dio. Chi, o che cosa, è l’io?

Piero Bigongiari (da La legge e la leggenda)

RICORDO DI UNA GITA A PORTOVENERE

Quale urto millenario di dolcezza
è quello che del mare che si spezza
sulla roccia si flette nei tuoi occhi…
Poi ti volti, mi guardi e nel rombo
antico i ritardi che si appianano
nell’equità, e le fughe nel futuro,
equivalgono al tuo sorriso tragico
e tenero qui sotto questo muro
su cui il sole occiduo non sposta
che le nostre ombre: un larvale e duro
avvertimento che là dove sta
trepidando una creatura il tempo
non può avere che in sorte di spaziare
in passato e in futuro il sentimento
della sua terribile ambiguità.

Piero Bigongiari (da La legge e la leggenda)

 

ARROSSISCO PER TE

Arrossisco per te, mio orizzonte.
Le fronde del desiderio – è autunno –
arrossite attendono che l’ultima
migrazione le riporti alla terra.
Arrossisco senza pudore: erra
la vita dentro il suo amore deserto
come in una stanza vuota. Eppure
là in un angolo piange rannicchiato
su di sé un fanciullo: ciò che è stato
è ancora un suo sogno. Non svegliarlo,
silenzio, col tuo altissimo gridare,
non toccarlo, i suoi occhi di mare
mareggiano ancora impetuosi
e si frangono in spume iridescenti
sulle scogliere della Meloria dove
i venti non sanno, indiscreti, tacere.

Piero Bigongiari (da La legge e la leggenda)

                * * * * * * * * * * * * * * *

RUGHE

L’anima assente, ovunque mi rivolga
è un rigore che assidera le forme
nel vuoto dello sguardo,
l’uomo, un muto consistere d’aspetti
nell’eterna imminenza,
il perenne variare delle fonti.
Un incerto sorriso dissimula il terrore
ed esala fra i denti neghittosi
e morbidi l’oscuro sogno umano.
Sospiri ciechi, aneliti,
volti non più istigati fra i muri e fra le piante.
Le labbra lente macerano antichi veleni
nell’effimero blu della campagna.
Stanno i corpi pazienti,
cresce la sera arborea fra le nubi
e l’universo è incolume fin quando
da una buia ferita una creatura
mutata in ombra prenda a singhiozzare.

Mario Luzi (da Un brindisi)

COME DEVE

Che vuoi che vieni da così lontano
ed entri a volo cieco nella nebbia
fin qua dove gli uccelli anche di nido
da ramo a ramo perdono la traccia?

La vita come deve si perpetua,
dirama in mille rivoli. La madre
spezza il pane tra i piccoli, alimenta
il fuoco; la giornata scorre piena
o uggiosa, arriva un forestiero, parte,
cade neve, rischiara o un’acquerugiola
di fine inverno soffoca le tinte,
impregna scarpe ed abiti, fa notte.

E’ poco, d’altro non vi sono segni.

Mario Luzi (da Onore del vero)

SE MAI SOLO VIVENDO

Mutamenti da un’ora all’altra di nuvole
oscurano, rischiarano la stanza,
variano il corso dei pensieri. Il cane
sonnecchia steso tra la madia e l’angolo
o si strofina contro muri e spigoli
finché torna ad accucciarsi. Le ore
passano senza che altro ne dia segno
o storni almeno un po’ la mente.
La luce infiamma o lascia oscuro il tavolo
e il vassoio, sul vassoio le arance.

E’ un giorno senza novità o persone…
Tu che occupi tutto quanto è vasta
epoca dopo epoca la storia
in tutta la sua distesa, in tutta
l’altezza dai fondali alle montagne
dove in rocce vietate all’uomo
incerto muove i passi lo sherpa
ma diffondi oscurità
difficile a forare
e se mai solo vivendo,
se mai solo scendendo questa scala,

è un giorno senza novità o persone
ora di batticuore ora più certo
d’un libro aperto sulla giusta pagina,
un giorno, un giorno tra il prima e il poi, tra il cibo e il sonno.

Mario Luzi (da Dal fondo delle campagne)

Piero Bigongiari e Mario Luzi
Piero Bigongiari e Mario Luzi

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