QUESTO DUE AGOSTO

Edvard Munch - Despair (1892)
Edvard Munch – Despair (1892)

Questo 2 agosto è triste come sempre. Come ogni anno, anzi di più. Sarà perchè questa mattina ero ad un funerale, nella piccola chiesa di periferia vicino a casa, stipata e asfissiante. Sarà perché sono alcuni giorni che penso alla morte, alla sua inevitabile presenza, al modo crudele in cui si manifesta. Era il funerale di un ragazzo di 25 anni, morto in un incidente stradale. Il prete ha accennato ale vittime del 2 agosto 1980, ma non c’entrava nulla con la tragedia di una famiglia. Ogni tragedia è storia a sè, ogni tragedia ha il proprio carico di dolore, incommensurabile e incalcolabile.
Il prete ha parlato di vita eterna, di ritorno a Dio: so che svolge la sua missione, ma non riesco a capirlo. Non riesco a trovare consolazione (se mai ci possa essere consolazione) nella speranza di una vita ultraterrena.

Questo 2 agosto è triste come sempre, ma c’è qualcosa di differente. Sarà quest’estate mescolata all’autunno, estate piena di nuvole e pioggia, sarà che non c’è quel caldo soffocante tipico di Bologna in agosto, ma c’è qualcosa di differente. Manca quell’ingombrante canicola fatta di aria liquida, mancano le mosche e le zanzare. In quanto alle cicale, poi, chissà in quali emisferi sono migrate. C’è una rarefazione strana, di stagione non definita.

Ma oggi è il 2 agosto e ognuno di noi vorrebbe dire la sua e usare le parole giuste.
Ci sono parole che non voglio usare: ricorrenza, commemorazione.
Ci sono parole che invece voglio usare, anche se già usate (anzi, abusate): ricordo, verità.

E allora che in questo 2 agosto ci si possa concentrare nel ricordo di chi è morto, barbaramente e assurdamente, in una stazione ferroviaria. E ricordiamoci che sono passati trentaquattro anni e sono davvero troppi per non sapere ancora tutta la verità.

Due poesie sulla strage del 2 agosto, scritte in momenti diversi: la prima a ridosso dell’accaduto (10 agosto 1980), la seconda nel 2006.

 

Agosto

Agosto è un urlo di morte
un muro che crolla
una città che si ferma.
Agosto è il caldo
il sibilo di una sirena
il buio in pieno giorno.
Agosto è una piazza
la gente che si stringe
attorno ad un dolore
tra il sudore e le bandiere.
Agosto è una strana domanda
ed uno strano colore.
Agosto: rosso come il sangue.

(10 agosto 1980)

*   *   *   *   *

Ottantacinque

Non puoi confondere l’autobus
con l’insegna della Croce Rossa
e neppure puoi fissare
per sempre
il balzo della lancetta.

Era il secolo scorso
l’accidentata democrazia
respirava rumorosa
e nel caldo umido
avanzava strisciando
la realtà impossibile
della pietra sventrata.

Sole e nebbia fusi
nelle mani di chi ha scavato
sibili azzurri lungo i viali
orrore e vergogna
pietà e schifo.

L’abbiamo vista, allora
la stazione colpita a morte
abisso della follia
e spettrale prato riarso.

Malamente ricucita fu, poi
quella ferita
non è sparito il dolore
né è svanito l’odore
del ferro piegato.

Cosparso il sale del ricordo
nell’attesa della giustizia
ed un solo dato certo:
una cifra di sangue
oscenamente tragica.
Ottantacinque.

(Ottobre 2006)

strage bologna 1

 

 

 

 

 

 

2 pensieri su “QUESTO DUE AGOSTO

  1. Molti spunti di riflessione, come sempre quando ascolto Enea, quando leggo Enea, mai banale, capace ogni volta di scartare dall’ovvio e proporti altri punti di vista inaspettati
    Condivido tutto…anzi no, a Casalecchio ci sono zanzare e cicale a volontà!
    Giuseppe

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