Claudia Zironi: la chiarezza del verso

Josef Albers - Homage To The Square (1965)
Josef Albers – Homage To The Square (1965)

Singole forme
da prospettiva su quadro inclinato
rivelarono che le nuvole
sono naturalmente ricciolute
e il cane qui è più cane
(da Passeggiata nel cielo, di Claudia Zironi)

Chissà che cosa penserebbe, leggendo questi versi, la professoressa di italiano del liceo che redarguì la diciassettenne  Claudia dicendole che il suo stile era pomposo e aulico. A dire il vero si riferiva alla prosa, che è stata la prima forma espressiva di Claudia, la quale, a causa anche di quel giudizio ingeneroso, abbandonò la prosa per la poesia. E furono versi per nulla pomposi e per nulla aulici.
Dal finestrino di un aereo le nuvole hanno una forma maggiormente tangibile e il cane qui è più cane: è un pensiero chiaro, netto, che non lascia spazio ad equivoci.
La poesia di Claudia Zironi è a volte tagliente, a volte ironica, ma la costante è sempre la chiarezza del verso: chiarezza intesa non soltanto come comprensibilità, ma anche come trasparenza della poetica e (sono sicuro di non azzardare) dell’anima dell’autrice.
Personalmente amo in modo particolare questi versi, tratti sempre dalla poesia Passeggiata nel cielo:

Mi inondò la luce.
Seppi dei due mestieri del vento
autista e scultore

C’è tutto il sentire poetico di Claudia e tutti gli elementi che ne fanno parte:  la luce, il vento, il cielo. Un panorama che si spalanca verso l’infinito, ma subito ci riporta alla concretezza e ci ricorda che la vita è fatta anche di mestiere.
Claudia Zironi  è apparsa su vari blog, riviste e antologie. Ha pubblicato il libro Il tempo dell’esistenza con Marco Saya Edizioni, ha fondato la fanzine on line Versante Ripido e fa parte del Gruppo 77 di Bologna.
Di seguito alcune poesie di Claudia Zironi:

 

Ti potrei parlare della vita

Ti potrei parlare della vita, di quella volta
che sono stata Dio nella mia pancia, ti potrei dire
di come sia facile confondere
ragnatele con amore e di come fa paura
solo ciò che non si conosce. Sulla morte
ho scritto un libro, forse lo leggerai,
ma non è un tema importante. Potrei anche
valutare qualcosa di artistico
o di formale: che tempo fa da te, oggi? Poi,
potrei mandarti una canzone
di Cohen, con dentro tutto quello
che una donna desidera sentire.
Se conoscessi la risposta, potrei spiegarti
perché corro, della fretta che ho
di arrivare in fondo. O potrei anche
smettere di parlare e rimanere a lungo
in ascolto della tua voce, senza respirare

FR 4326

Lo custodisce in sé a lungo
estranea
con i bisbigli perduti
sulle labbra
e un senso potente
risvegliato
Un’occhiata alla fine
per non essere felice

Proiettata dall’accelerazione
indugia
Nell’azzurro assoluto
aldilà del vetro
Sul senso di certe palme
di una conchiglia
e di mosche donate

Lei non appartiene al passato
Vola

 

Passeggiata nel cielo

Studiai la consistenza delle nuvole
Ne valutai la sezione
La disposizione in piano verticale

Singole forme
da prospettiva su quadro inclinato
rivelarono che le nuvole
sono naturalmente ricciolute
e il cane qui è più cane

Scoprii l’inimmaginabile dei toni
nel bianco e nel grigio
e nell’azzurro vergine

Mi inondò la luce.
Seppi dei due mestieri del vento
autista e scultore

 
Giovane ricordo

I miei buffi ricordi
scappano intorno
Li perdo di vista in un attimo
Il megafono della spiaggia
non avvisa
“si è perso un pensiero
di cinque anni fa
col costumino rosso”

Poi chiudo gli occhi
e ne trovo uno lì
pronto ad abbracciarmi
per il bacio della buonanotte

Ha i tuoi stessi occhi scuri
gli manca un dente,
così sorride meglio
quando mi vede
E fa i capricci
per stare con me nel lettone
Si addormenta quieto
succhiandomi il seno
e lì rimane fino al mattino

 

Osservo la notte
(1981)

La luna cola occhiate cattive
Sull’ultimo ubriaco
Teneramente
Romanticamente
Abbracciato a un lampione
Con un coltello nello stomaco

Bagliore d’oriente.
Giorni che scorrono inutili
fra spiragli che si aprono e si chiudono
immediatamente…
oggi non sarà diverso da ogni altro giorno

 
Prima di coricarmi

Si sciolgono i nodi
ai capelli pettinando
con cura ogni singola
ciocca, brillando
levitano elettrizzati
nella luce
della lampada

E di nuovo uno specchio
a rimandare un’ombra
che ondeggia alle spalle
si sposta, mi affianca
Mi abbaglia il chiarore

Davanti allo specchio
infranto mi pettino
ancora. Con cura

 

Enea Roversi - Cartolina poetica n.67 (2014)
Enea Roversi – Cartolina poetica n.67 (2014)

 

3 pensieri su “Claudia Zironi: la chiarezza del verso

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