Anomali animali

Albrecht Durer - A Young Hare (1502)
Albrecht Durer – A Young Hare (1502)

A Pasqua solitamente si parla, forse più che in altri periodi dell’anno, di animali.

La tradizione del pranzo pasquale a base di agnello suscita puntualmente ogni volta acerrime polemiche e il web pullula di immagini cruente di animali sgozzati alternate ad immagini delicate di teneri animaletti bianchi su sfondi pastello.

Lungi dal voler entrare nel dibattito agnello sì o agnello no (mangio carne, anche se non tutti i giorni e solitamente a Pasqua non mangio carne di agnello) vorrei prendere il pretesto per pubblicare una serie di quattro poesie scritte tra il 2008 e il 2009 raggruppate sotto il titolo Anomali animali.

L’intento era quello di parlare di animali dal loro (ipotetico) punto di vista.

Una lepre che scappa dal cacciatore, il serpente che tentò Eva, il leone Reno che era un’attrazione (sic!) dei Giardini Margherita di Bologna e un gatto che vorrebbe evadere dalla propria padrona: tutto qui.

 

Lepre

Di più non può fare,
la lepre
di quel suo scappare
con forma di
ombra diurna
sinuosa oblunga
invereconda tonda
nel torbido fogliame
a fuggire da
pum! lo sparo
che spero
colpisca il vuoto
colga il nulla
onde evitare
salmodiati salmì.

* * *

Serpente

La mela e poi
il pensiero amorale
quell’offerta letale
all’umana debolezza.
Forse fu un piano ordito
o fu soltanto leggerezza
ma il marchio infamante
restò per sempre
sulla pelle squamata.
Il peccato non fu poi
così originale
nient’altro in fondo
che una mela mangiata.

° * *

Il leone Reno

Pochi e stralunati passi
dapprima verso destra
poi verso sinistra
e ancora verso destra
inesorabilmente inerme
per tutto il giorno.
La gabbia urlava di noia
fradicia malinconia
di unghie strappate
da consunta abitudine.
Lì dentro, solo e spelacchiato
regnava incontrastato Reno
miserabile attrazione
per noi bambini d’altri tempi
ingenui sognatori
infilati nei cappottini blu.
E la giungla si profilava
accanto alla giostra
dei Giardini Margherita.
Esotismo d’antan
brividi da periferia
che il tempo portò via.

* * *

Gatto (dal suo punto di vista)

Il solito gomitolo
con cui giocare
i soliti bocconcini
da assaporare.
Per la tua gioia repressa
dispotica padrona
dai piedi gonfi
di opulenta matrona.
Sapessi quanto mi indispone
la tua grassa risata
davanti alla televisione.
Se solo potessi uscire
da questa triste stanza
con la carta da parati a fiori
ti porterei in dono
una nuova pietanza
reclutata là fuori.
Un succulento sorcio
con coda e zampette
da rovesciare immondo
sulle tue debordanti tette.

 

Enea Roversi (2008-2009)

 

 

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