Buon Natale

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Lorenzo Lotto – Natività

Buon Natale

 

I raggi del sole sono pugnali freddi conficcati nel velluto.

La mia faccia ha rughe di convenienza

nelle mie braccia torpore di lucertola seccata

nel mio sangue il grido della stanchezza.

Cerco di comprendere il senso del pungitopo

delle ghirlande abbandonate sui rami

cerco di capire la nebbia gialla che si coagula

nella sera viscida e catacombale.

Via Lattea, scelta obbligata e dissennata

corsia preferenziale per renne e tamburi

accidentata di fiamme e di lavori in corso

maleodorante di gas e cibo irrancidito.

 

Non chiedo il pacchetto con il fiocco rosso

non chiedo aspersione di incenso nell’aria

ho pensieri madidi di gelido sudore

e sul muso è spuntato un becco adunco.

Di notte sfioro i fili dell’alta tensione

con ali di cera e trucchi da funambolo

trasvolando i continenti di muschio e cartone.

Approdo stancamente su spiagge abbandonate

con occhiaie di fango sul viso trasparente.

Corollario di nubi sugli specchi infranti

cime di abete spezzate da mani di ferro:

la processione dell’odio viaggia in ritardo.

 

Scendono stelle e labbra arroventate

in picchiata da cieli torbidi di cenere.

Intermittenza di luci e cortei di ombre,

pietre azzurre come occhi tristi,

spighe di grano conservate nel nylon.

Sfilano i professionisti del dolore,

austeri, con passo lento e cadenzato,

icone del sentimento da incorniciare.

Esplodono i motori, asfissianti comete

ad indicarci il punto di non ritorno.

Poi questo vento caldo a scompigliare

i capelli, ad infastidire la calma dell’anima.

 

Aria piatta, densa di neve artificiale

addobbata con coccarde di fumo

stropicciata come foglio scritto da gettare.

Tempi moderni di miseria luccicante

scintillano nel buio le durlindane insanguinate.

Avanzano nuovi colonialismi, accompagnati da

vecchi razzismi. Scorrono le immagini

della follia, colori liquidi e feroci di catene.

Tenete la distanza, non oltrepassate

la transenna sorvegliata, non guardate

oltre la tenda di raso rosso che ondeggia

lieve, al soffio della brezza porosa.

 

Vedo risplendere il vetro tagliente, nell’acqua

avvelenata,  vedo la scritta luminosa, auguri

scritti con il raggio laser. Buon Natale a te,

città invecchiata dietro la plastica facciale.

Possano risuonare i canti degli esclusi

nella notte bulimica e oscenamente truccata

possano sorridere gli innamorati delusi

per il suono opaco della moneta caduta nel pozzo.

La festa si aprirà come un ventaglio estivo

spostamenti d’aria per le bandiere del nulla

ricami di vuoto intrecciati ai vestiti nuovi

espedienti già usati nella ricerca della felicità.

 

Sogni perduti in filamenti lunghi e sottili

la dinamica è sempre la stessa: di corsa

verso l’ostentazione dell’appartenenza.

Ma a me piace pensare a stanze deserte

a muri grigi e screpolati da tinteggiare

a bicchieri vuoti su tavole disadorne

e rivedere poi le stesse stanze rivivere

nell’abbaglio della vernice fresca

nel tintinnio di bicchieri pieni che si incontrano.

I pugnali del sole aprono squarci nell’inverno

ma è troppo freddo per la lucertola, rintanata

con il suo pacco, ornato da un fiocco rosso.

 

Enea Roversi (Dicembre 2006 – dalla raccolta “Il taccuino dell’apolide”)

Al di là di questi versi, scritti in un momento particolare e durante un Natale particolare, gli auguri di Tragico Alverman per un Natale sereno e denso di cose belle (e magari anche di poesia).

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