Sul significato di poesia

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Mark Rothko –  White Cloud Over Purple

Interrogarsi sul significato di poesia è fatica improba e verosimilmente inutile.

Forse perché è la poesia stessa ad essere inutile, anche se (lo sappiamo) è allo stesso tempo maledettamente necessaria.

Se però a cercare una risposta alla domanda “Che cos’è la poesia?” sono alcuni tra i più grandi poeti italiani del Novecento, ecco che l’argomentazione riacquista vigore e si fa sostanza.

Un vecchio filmato della tv in bianco e nero ci mostra Mario Soldati che si interroga sul significato di poesia, prendendo come fonte di ispirazione la tomba di Virgilio e di Leopardi a Napoli.

Poi ecco apparire, nell’ordine: Giuseppe Ungaretti, Andrea Zanzotto, Giorgio Caproni e Sandro Penna.

Per Giuseppe Ungaretti “La poesia è poesia quando porta in sé un segreto.”

“La poesia è un evento” afferma Andrea Zanzotto “non può essere commento di eventi, è qualche cosa che nel momento stesso in cui si genera in qualche modo accresce la realtà, se è vera poesia.”

Giorgio Caproni invece definisce così  il poeta: “Il poeta è come un minatore: scava dentro di sé finché trova un fondo comune a tutti gli uomini.”

Sandro Penna parte da D’Annunzio: “Sarebbe ridicolo citare D’Annunzio e dire che i versi sono nell’aria e il poeta li deve cercare, ma forse in fondo un po’ di verità c’era, ma non per lui, anzi per lui meno di tutti, ma per i poeti veri è così. I poeti veri non devono avere coscienza, non devono mettersi al tavolino e dire: scrivo una poesia.”

Ancora Ungaretti “la poesia a volte è un lavoro lungo, a volte è un lavoro che si fa in pochi momenti; poesie brevissime mi richiedono sei mesi di lavoro, non sono mai a posto, si seguono con l’orecchio, non si sa che cosa sia perché l’orecchio va dietro al significato, va dietro al suono, a tante cose, non si sa. Insomma, tutto deve finire con il combinare, con il dare la sensazione che si è espressa la poesia. Non si è mai espressa veramente, però, si è sempre scontenti, no? Si vorrebbe che fosse detto diversamente, ma la parola è impotente, la parola non riuscirà mai a dare il segreto che è in noi, ma lo avvicina”.

Il filmato si conclude con Mario Soldati che tra i cipressi di carducciana memoria usa queste parole per definire il poeta: “l’uomo si sente quasi smarrire di fronte alla realtà e il poeta lo illumina, lo guida, sceglie per lui e così facendo dà un gusto più profondo alla vita, dà un senso alla realtà delle cose.”

Quando la televisione era anche pensiero e non soltanto grida confuse.

Il video è tratto da “In cerca della poesia” di Giuseppe Bertolucci.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b8cb0106-afc1-439d-b7b4-f68d1f25f8d0.html?refresh_ce#p=

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