La nave e la bottiglia

Il naufragio della Costa Concordia è la notizia che ha tenuto banco, più di ogni altra, in questo primo mese del 2012.

Non poteva essere altrimenti, date le dimensioni e la natura della tragedia.

La nave nata per trasportare i propri passeggeri attraverso un sogno si è trasformata in un incubo ed il capitano è diventato il lugubre nocchiero del viaggio.

Proprio quest’ultimo, l’ormai tristemente noto Schettino, è stato il personaggio più chiacchierato di queste ultime settimane. Il suo esecrabile comportamento non può essere giustificato, nè tanto meno i suoi tentativi di difesa che non hanno certo contribuito a migliorarne la posizione.

E qui, nel personaggio Schettino, si è riflessa l’immagine dell’italiano cialtrone, menefreghista, egoista. La stampa ha sviscerato ogni particolare, dipingendo la tragedia (come spesso accade) con tonalità farsesche.

Ecco allora il capitano gaudente, che partecipa alle feste a bordo infischiandosene della sicurezza; il pusillanime che scende dalla nave mentre questa sta affondando e si mette in salvo, che chiama un taxi e si fa portare in albergo. Per finire con la comparsa della ragazza moldava, che giurava e spergiurava che il comandante era un uomo fedele integerrimo e fedele alla moglie.

Il suo contraltare è stato rappresentato dal capo della Capitaneria di Porto di Livorno De Falco, che gli ha intimato di tornare a bordo e che è stato dipinto come un eroe, mentre si tratta di un uomo che stava compiendo coscienziosamente il proprio dovere: nè più, nè meno.

Si è detto di tutto, si è scritto di più, si sono dati giudizi più di pancia che di cervello.

I giornali, anche quelli più blasonati, hanno fatto a gara nello scavare.

E pazienza se molti hanno usato la metafora del Titanic: era banale, è vero, ma più o meno tutti ci abbiamo pensato.

Ma che senso aveva riportare la notizia che durante il varo della Concordia la bottiglia non si era rotta come da copione, segno tangibile di eventi funesti?

La nave, la bottiglia, il capitano: ci sono stati troppi particolari, ma ci sono stati purtroppo troppi morti in questa storia e forse bisognerebbe ragionare meno di pancia e pensare un po’ di più prima di scrivere, almeno per il rispetto che si deve a loro e alle loro famiglie.

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