Tragedia greca

La Grecia è sparita dalle prime pagine dei giornali. Se fino a qualche mese fa se ne parlava con ossessione e se ne temeva l’imminente fallimento, quasi fosse l’anticipatore di altri fallimenti, ora l’argomento Grecia è relegato in secondo piano, messo da parte come un vecchio elettrodomestico che non si usa e che viene lasciato in standby. Abbiamo saputo che Papandreu si è dimesso e che al suo posto si è insediato Papademos, voluto insistentemente dalle banche e lui stesso uomo delle banche. Qualcosa di analogo a quanto è successo da noi con le dimissioni di Berlusconi e l’insediamento del governo Monti. E mentre noi ci arrovelliamo sullo spread e sulle manovre che si susseguono, sul ritorno dell’ICI travestita da IMU, sui privilegi delle caste e sulle pensioni rinviate, che cosa succede in Grecia? Già, che cosa succede laggiù, visto che non ne parla più quasi nessuno?

Ma qualcuno ne parla ancora, sì, anche se bisogna cercarlo e appena lo si trova si scopre il volto di una Grecia che non conoscevamo.

In questo Paese martoriato la crisi non è più soltanto economica, ma sociale e morde la popolazione in modo sempre più aggressivo.

Quando si comincia a parlare di bambini denutriti, di malati che non hanno medicine, di case farmaceutiche che non riforniscono più gli ospedali perché questi non sono in grado di pagare, di aumento dei suicidi,  allora si capisce la gravità della situazione.

Gli scenari descritti nell’articolo Atene ha spento le luci (1), pubblicato dallo scrittore Petros Markaris sul settimanale tedesco Die Zeit e riproposto in Italia da Internazionale, sono scenari apocalittici.

Si parla di negozi vuoti e abbandonati, di strade al buio, di persone che frugano nei bidoni alla ricerca di cibo. Ogni giorno ci sono aziende e attività che chiudono i battenti: aumentano i disoccupati che vanno ad ingrossare le file davanti agli uffici di collocamento per ricevere il sussidio.

Markaris fa un’analisi  approfondita della situazione greca, evidenziando quattro categorie di cittadini:

  1. “Il partito dei profittatori”, di cui fanno parte le imprese che negli ultimi trent’anni hanno approfittato del sistema clientelare.
  2. “Il partito degli onesti” o “partito dei martiri”, che comprende piccoli e medi imprenditori e lavoratori dipendenti che pagano regolarmente le tasse.
  3. “Il partito del Moloch”, del quale secondo Markaris fanno parte gli impiegati e i funzionari pubblici  assieme ai sindacalisti.
  4. “Il partito dei senza futuro” che comprende i giovani che non hanno speranze e che hanno come unica possibilità quella di espatriare.

 

Altro articolo interessante è quello scritto da Debora Billi sul suo blog Crisis? What Crisis? Ed intitolato Stanno uccidendo i greci (2) nel quale si parla di come la crisi greca sta minando la salute dei cittadini.

Si intensifica intanto il flusso migratorio dei greci verso altri Paesi, primo fra tutti l’Australia: l’articolo di Helena Smith intitolato L’esodo dei greci in Australia (3) pubblicato su The Guardian descrive questo ulteriore aspetto della crisi ellenica.

Se è vero che i greci hanno vissuto per decenni in un sistema basato su clientelismo e corruzione che ha gonfiato il debito pubblico fino a renderlo insostenibile, è anche vero che questo non basta a spiegare la tragedia che sta vivendo il popolo greco.

Il mondo della finanza, che a quanto pare governa il modo reale, ha responsabilità enormi, avendo giocato senza scrupolo alcuno sulla pelle dei popoli.

Quello che succede oggi in Grecia non deve essere visto come qualcosa di lontano ed ineluttabile: succede vicino a noi, a poche ore di navigazione dalle nostre coste e l’Europa rimane a guardare.

(1) L’articolo di Petros Markaris:  http://www.internazionale.it/?p=75690

(2) L’articolo di Debora Billi:  http://crisis.blogosfere.it/2011/12/stanno-uccidendo-i-greci.html

(3) L’articolo di Helena Smith: http://www.presseurop.eu/it/content/article/1320521-l-esodo-dei-greci-australia

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