Giorgio Bocca, giornalista

È stata lunga e intensa la vita di Giorgio Bocca.

La vita di un partigiano, che da giornalista ha raccontato la Resistenza, difendendola sempre strenuamente dagli attacchi degli avversari storici e da quelli più recenti di revisionisti livorosi alla Giampaolo Pansa.

Giornalista discusso e a volte discutibile nelle scelte, come quando per esempio sposò la causa della Lega per la quale dichiarò di aver votato, non aveva paura di schierarsi e neppure di dichiararsi.

I suoi commenti su La Repubblica traboccavano indignazione e rabbia e più di una volta erano in contrasto con la linea morbida di stampo piddino-veltroniana del giornale fondato da  Eugenio Scalfari. Chissà cosa pensavano veramente di lui gli altri giornalisti: magari lo sopportavano come si sopportano certi nonni brontoloni alle cene natalizie; del resto era pur sempre una delle firme più prestigiose da esibire.

Su Giorgio Bocca si è scritto molto in questi giorni, subito dopo la sua morte avvenuta nel giorno di Natale. Qualcuno ha scritto di incoerenza, qualcun altro di integrità morale, si è detto del suo passato di partigiano, ma pure della sua esperienza di giovane fascista. Come a dire che ha fatto discutere e continuerà a far discutere.

Coerente o no, credo che Bocca sia stato un giornalista vero, che ha saputo descrivere i difetti degli italiani, ben diverso dai tanti pennivendoli e servi che popolano l’attuale panorama giornalistico nazionale.

Uno che fino all’ultimo, nonostante il peso e la fatica degli anni, ha camminato con la schiena diritta.  Di questi tempi, penso che non sia cosa da poco.

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