Il Paese (ir)reale

“Se non sai più se sei un uomo
Se hai paura di sbagliare
Se hai solo voglia di pensare
Che fra poco è primavera
Adesso fa qualcosa che serva
Che è anche per te se il tuo paese è una merda”

(da Il Paese è reale – Afterhours)

C’è un clima surreale oggi in Italia, o forse sarebbe meglio dire irreale. Un governo ha lasciato il posto ad un altro governo: sembra che sia cambiato tutto, ma in realtà non è cambiato nulla. Una nuova manovra economica ci attende e noi siamo pronti a subirla, un po’ come quel personaggio di Altan che è pronto a ricevere da dietro l’arrivo dell’ombrello. La finanza è entrata a far parte del parlare quotidiano: chiunque disquisisce di spread e di bund tra un caffè al bar e una fila all’ufficio postale. Il tempo della crisi si confonde con il tempo dello shopping natalizio: nulla potrà fermare la frenesia da regalo che percorre la nazione, neppure l’aumento del prezzo del carburante. Uomini e donne vagano tra i negozi, si spintonano nei centri commerciali, si aggirano con le loro auto nei parcheggi intasati, spingono carrelli colmi lungo le scale mobili. Sono gli stessi che maledicono la politica e i politici, che si incazzano parlando della pensione sempre più lontana, che inveiscono contro l’evasione fiscale, ma che se potessero lavorerebbero in nero. Sono gli abitanti di questo Paese, a volte sempre più reale e a volte sempre più irreale.

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