Disastri e latitanze

Prima il nubifragio a Roma, poi l’alluvione a La Spezia, nelle Cinque Terre e nella Lunigiana, poi la Campania e di nuovo la Liguria con il disastro di Genova e ancora la Campania e l’Isola d’Elba. In poche settimane il bollettino meteorologico si è trasformato in bollettino di guerra. Immagini di devastazione: città trasformate in laghi mortali, paesi spazzati via dalla piena dei torrenti, terreni franati ed ogni volta la triste conta dei morti e dei dispersi. Il dolore di chi ha visto portarsi via tutto dall’onda assassina, la rabbia mescolata alle lacrime e l’immancabile florilegio di polemiche. Chi parla di evento imprevedibile e chi invece di catastrofe annunciata. Non so quanto di imprevedibile ci sia in quello che è successo: a Genova non era la prima volta, ma neppure nelle altri parti della Liguria ed in Campania già in passato si sono viste scene come quelle che vediamo oggi. Non so quanto possano avere influito i cambiamenti climatici, che pure ci sono, ma sono propenso a credere che abbia influito in maniera maggiore la cementificazione selvaggia in cui l’Italia si è distinta negli ultimi cinquant’anni. Il modello di sviluppo basato sul consumo dei terreni per fare posto a case, capannoni, strade con il conseguente abbandono delle campagne ha avuto un peso determinante su quanto è accaduto nel recente passato e quanto sta accadendo oggi. Non è materia nuova; basta vedere questo filmato risalente al 1977. Si tratta di uno spot di Pubblicità Progresso e si parla già di acqua come bene comune.

http://video.repubblica.it/dossier/genova-alluvione-4novembre/alluvioni-lo-spot-del-77-di-pubblicita-progresso/80069/78459

Sono passati più di trent’anni, ma evidentemente non abbiamo imparato la lezione. Così, ogni volta che piove più del normale, assistiamo a scene di guerra e dobbiamo pure sorbirci il solito corollario di dichiarazioni da parte dei politici, assenti quando si tratta di agire, ma sempre pronti a rilasciare interviste. Esemplare a tale proposito quanto ha dichiarato il Presidente del Consiglio (già, sempre lui!), il quale ha dichiarato che a Genova “si è costruito dove non si doveva costruire”. Singolare sentirlo dire da lui, paladino della cementificazione e artefice di condoni edilizi e sanatorie. Ora assistiamo pure all’inevitabile rimpallo di accuse tra forze politiche, con il centro destra che chiede le dimissioni del Sindaco di Genova Vincenzi (Pd), difesa dal suo partito che invece poche settimane fa chiedeva le dimissioni del Sindaco di Roma Alemanno (Pdl).

Ciò che trovo sorprendente poi non è una dichiarazione, ma la latitanza del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Il dicastero di cui è responsabile si chiama Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: andando sulla homepage del  Ministero si può vedere una nota in cui si legge che “Il Governo ha approvato oggi la dichiarazione dello stato di emergenza per le zone colpite dall’alluvione, e l’immediata erogazione di 65 milioni di euro.”  Vedremo.

E mi sorprende ancora di più che nessuno si sia sorpreso di questa latitanza: non ricordo di avere letto un solo commento in proposito. Eppure, senza volere per questo usare la Prestigiacomo come capro espiatorio, penso che qualche critica sia legittimo farla. Dal Ministro dell’Ambiente ci si aspetterebbe di più, dato il momento. Certo, con gli sviluppi che la crisi politica ha preso in questi giorni, sarà difficile che ci sia un’inversione di tendenza in materia ambientale da parte del Governo, qualunque esso sarà da qui ai prossimi mesi. Ma i disastri ambientali accaduti stanno lì a dirci che mai, come ora, sarebbe necessario voltare pagina. Abbandonare le cosiddette Grandi Opere (TAV, Ponte sullo Stretto) e investire sulla salvaguardia dell’assetto idrogeologico del Paese.

Occorre una progettualità rivolta alla terra e non al cemento, perché si possano prevenire in tempo e, ancor meglio, evitare altri disastri. Occorre un nuovo modello di sviluppo perché non ci sia più concesso di vedere spettacoli simili a quello che si è visto nei giorni scorsi nei dintorni di Napoli : il fiume di monnezza che scorre inesorabile.

http://video.repubblica.it/edizione/napoli/intorno-a-napoli-l-immondizia-e-un-fiume-in-piena/80112/78502

 

 

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