In morte di un grande Poeta – Andrea Zanzotto (1921-2011)

Il 10 ottobre scorso aveva compiuto 90 anni. E in tanti lo avevano celebrato, cercando ognuno le parole migliori (le parole più belle?) per rendere omaggio al grande Poeta nel giorno dell’ importante ricorrenza. La cosa più difficile era proprio questa: usare nel migliore dei modi le parole per riferirsi ad un uomo che per tutta la sua vita ha domato, ammaestrato, plasmato, inventato parole. Un uomo che ha creato grande poesia, che non vuol dire necessariamente bella poesia. Perché di poesia in giro ce n’è tanta, da sempre. Di bella poesia ce n’è meno, di grande poesia ce n’è pochissima. Ciò che fa grande un poeta è qualcosa che va oltre la bellezza del verso, che pure è importante. E’ l’impegno, la fatica, l’ anima. La storia poetica di Zanzotto è fatta di impegno, inteso come impegno sociale nel senso più nobile del termine. Nei suoi versi celebra la natura, ma non in maniera sterilmente ecologista, bensì con l’ occhio vigile e attento al mondo e ai suoi mutamenti, al progresso che avanza e con il quale si deve convivere. La fatica permea i versi della poesia zanzottiana e coglie talvolta anche il lettore: leggere Zanzotto non è mai facile. Avventurarsi nella sua scrittura è un percorso duro, ma proprio per questo una volta arrivati in fondo si ha un senso profondo di aver raggiunto qualcosa di importante. Il viaggio attraverso il quale Zanzotto ci conduce con la sua poesia è il viaggio dell’anima. È la vita, con la sua disperazione e la sua rabbia, è la natura fatta di nebbia e di boschi, è l’uomo conteso tra scienza e religione.

A che servono le parole per ricordare un grande Poeta (sì, volutamente con la P maiuscola) se non sono le parole del Poeta stesso?

Quindi Tragico Alverman ripropone alcuni versi già postati in occasione del novantesimo compleanno di Andrea Zanzotto.

 

ESISTERE PSICHICAMENTE

Da questa artificiosa terra-carne
esili acuminati sensi
e sussulti e silenzi,
da questa bava di vicende
– soli che urtarono fili di ciglia
ariste appena sfrangiate pei colli –
da questo lungo attimo
inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,
da tutto questo che non fu primavera non luglio non autunno ma solo egro spiraglio
ma solo psiche,
da tutto questo che non è nulla
ed è tutto ciò ch’io sono:
tale la verità geme a se stessa,
si vuole pomo che gonfia ed infradicia. Chiarore acido che tessi
i bruciori d’inferno
degli atomi e il conato

torbido d’alghe e vermi,
chiarore-uovo
che nel morente muco fai parole
e amori.

(da Vocativo)


Riposa in pace, grande Poeta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...