Senso di sconfitta

Se penso alla manifestazione degli indignati di sabato pomeriggio a Roma e a come è andata a finire, mi viene in mente una sola parola: sconfitta. Non può esserci altro che un senso di sconfitta, rivedendo le immagini delle strade di Roma devastate dagli scontri. E questo senso di sconfitta lo si è percepito ancora di più a partire dal giorno dopo, leggendo i commenti dei giornali o ascoltando i notiziari televisivi. La sconfitta è netta, inequivocabile, perché dei veri motivi della manifestazione non ne parla nessuno. Eppure sono motivi sacrosanti e riguardano non solo i giovani che non trovano lavoro e non hanno speranze nel futuro e bla bla bla, ma riguardano tutti noi. Ripeto: tutti noi. I giovani che non trovano lavoro, i meno giovani che il lavoro lo hanno perso e Dio sa quando ne troveranno un altro, i pensionati che dopo una vita di lavoro e contributi pagati ora raccolgono briciole. Uomini e donne, tutti:  sfruttati, impoveriti, adoperati da chi governa il mondo. Stanchi di dover sempre pagare le crisi che altri hanno costruito e gestito. Ci hanno coccolato con le loro lusinghe per decenni, facendoci credere che dovevamo incrementare i consumi e abbiamo abboccato tutti, chi più, chi meno. Il debito degli Stati aumentava, ma niente paura (dicevano), le banche sono solide, le istituzioni sono solide. Gli economisti e i politici che oggi si indignano per gli indignati dove erano dieci anni fa? E cinque anni fa? E tre anni fa? Non sono forse gli stessi che ci dicevano che la crisi era alle spalle e che la crescita sarebbe arrivata presto?

Ora abbiamo oltrepassato la crisi, siamo saliti di un livello come fosse un tragico videogame e siamo arrivati al limite del default. Se oltrepassiamo anche questo, il prossimo livello che cosa sarà?  Gli uomini e le donne che ogni giorno fanno sacrifici sono ormai stanchi, perché vedono corrispondere all’aumento costante di questi sacrifici una’altrettanto costante diminuzione della qualità della vita. E con la qualità della vita diminuiscono anche le speranze per un futuro migliore. Ecco le ragioni che hanno spinto in piazza a manifestare centinaia di migliaia di persone: sono le stesse  ragioni a Roma, a Madrid, a Londra, a New York ed in ogni parte del mondo.

Eppure non se ne parla, tutto ciò che rimane della giornata di sabato sono le immagini di devastazione che tutti quanti abbiamo visto. Un gruppo di persone a volto coperto, chi incappucciato e chi con il casco, ha tenuto in scacco per un intero pomeriggio la capitale d’Italia. Ha potuto incendiare auto, spaccare vetrine, distruggere qualsiasi cosa capitasse a tiro e la Polizia non è stata in grado di fronteggiare questa ondata di violenza.

A quel punto la manifestazione era già finita, non aveva più alcun senso, ormai il danno era stato fatto. La sconfitta per il movimento degli indignati che l’aveva organizzata si stava materializzando. Ma anche il governo esce sconfitto da questa giornata. Non credano infatti di poter cantare vittoria perché è stato sputtanato il movimento di protesta: il Ministro degli Interni, che se ne stava a Varese, dovrebbe dare risposte in merito. E darle soprattutto a quei poliziotti che ha ringraziato, ma che sono gli stessi che il governo ha abbandonato, tagliando fondi con l’accetta. Poliziotti senza soldi per la benzina delle loro auto, sempre buoni però da usare come manovalanza per i lavori sporchi, come per esempio essere buttati nella mischia per sedare le manifestazioni. Peccato però che, spesso, ad essere sedati siano coloro che manifestano pacificamente e non i  più violenti. Poliziotti contro cittadini, un vecchio schema collaudato: lotta tra poveri e non è necessario tirare in ballo Pasolini.

Quello che mi dà fastidio è che oggi chi governa sembra la parte pulita della società, mentre chi manifesta è un violento, a prescindere, indistintamente. Come se Maroni, con il suo fare da sceriffo, o La Russa, con il suo ghigno mefistofelico, o l’ineffabile Capezzone grande esperto di tuffi carpiati da uno schieramento all’altro fossero la parte sana del Paese. Mentre fanno parte di quella classe dirigente che sta portando il Paese sul baratro.

Si consolino gli indignati: per loro c’è la solidarietà di Mario Draghi: uno che dovrebbe sapere molte cose su come è nata e si è sviluppata la crisi che stiamo vivendo.

Temo che ci toccherà vedere ancora scene come quelle di sabato (spero sinceramente di sbagliarmi) e temo che qualcuno cercherà di fare tutto il possibile per cancellare ogni forma di dissenso.

Scenari da Fine Impero con conseguenze imprevedibili. Speriamo che l’indignazione e la rabbia delle popolazioni non si sfilacci in rivoli di inutile violenza, ma venga convogliata in ragionevoli opportunità di cambiamento.

 

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