Di Pietro e Dracula

“Ma lo volete capire che Berlusconi non si muove da lì? Non si può chiedere a Dracula di andarsene dal Pronto soccorso”
(Antonio Di Pietro, Ballarò)

I vampiri, si sa, sono tornati di moda: le librerie e le sale cinematografiche pullulano di queste creature con le loro bocche che grondano sangue.

Chissà se ha pensato a loro Antonio Di Pietro quando ha pronunciato questa frase. Chissà se nelle sue parole c’era l’intenzione di paragonare B. a Dracula riferendosi alla finanziaria “lacrime e sangue” che il governo ha partorito.

Come dimenticare, poi, che lo stesso B. aveva dichiarato al momento di presentare la manovra che il suo cuore grondava sangue.

Più semplicemente, il truculento ma in certo senso efficace paragone che l’On. Di Pietro ha coniato nel corso di Ballarò dà l’idea della stanchezza e del logorìo in cui si trascina la politica italiana.

Un governo debole e sempre più indebolito, un presidente del consiglio delegittimato dalla Chiesa, dalle banche, persino da Confindustria e alle prese con le fronde interne al proprio partito: in uno scenario siffatto, ci si aspetterebbe che il diretto interessato fosse pronto a dare le dimissioni.

Invece ci si trascina, stancamente, in un clima surreale e irreale, con la finta opposizione che gioca il suo ruolo nella commedia.

Noi cittadini, che siamo al di fuori del Palazzo, assistiamo alla farsa sempre più stanchi e schifati.

Incapaci di reagire (ancora per quanto?) , ma pronti a sorridere all’ ennesima boutade di Antonio Di Pietro.

Mentre l’idea del baratro si fa sempre più concreta, Dracula non lascia il Pronto Soccorso.

 

 

 

 

 
 

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