2 Agosto 1980. Ricordare non è da tutti.

2 Agosto 1980 – 2 Agosto 2011: trentuno anni dopo la strage alla Stazione di Bologna il ricordo che rimane è una ferita ancora aperta.  Maledettamente aperta. Le commemorazioni, e questa in modo particolare, portano con sè un carico di polemiche. Dovremmo lasciarle da parte, per rispetto ai morti e alle loro famiglie. Ma come si fa a tacere sull’assenza del governo, che fra l’altro era assente anche alla commemorazione di Paolo Borsellino? Come si fa a tacere sull’ignavia e sull’incapacità di questo esecutivo, arroccato nella difesa del proprio potere, ma ormai distante anni luce dai cittadini?

Qualcuno ha scritto su un blog che l’assenza del governo è un bene: meglio non avere sul palco la rappresentanza di questa coalizione formata da piduisti, fascisti e xenofobi. Può essere: ma un governo che sia tale rappresenta tutti i cittadini e, almeno per quel già citato rispetto ai morti e alle loro famiglie, dovrebbe metterci la faccia ed affrontare la popolazione. Non lo fanno per paura dei fischi, che a loro dire sono sempre strumentalizzati, ma quei fischi sono ben poca cosa davanti allo sfascio istituzionale al quale ci hanno portato. Vorrebbero forse applausi per loro? Non hanno alcun pudore ormai, che possano provare almeno un po’ di vergogna per quanto stanno facendo. Oggi l’Italia ricorda quella tragedia, tranne il governo: evidentemente ricordare non è cosa per tutti.

Un piccolo contributo al ricordo del 2 agosto: due poesie scritte in due momenti diversi.

Agosto

Agosto è un urlo di morte

un muro che crolla

una città che si ferma.

Agosto è il caldo

il sibilo di una sirena

il buio in pieno giorno.

Agosto è una piazza

la gente che si stringe

attorno ad un dolore

tra il sudore e le bandiere.

Agosto è una strana domanda

ed uno strano colore.

Agosto: rosso come il sangue.

(Enea Roversi – 10 agosto 1980)

* * *

Ottantacinque

Non puoi confondere l’autobus

con l’insegna della Croce Rossa

e neppure puoi fissare

per sempre

il balzo della lancetta.

Era il secolo scorso

l’accidentata democrazia

respirava rumorosa

e nel caldo umido

avanzava strisciando

la realtà impossibile

della pietra sventrata.

Sole e nebbia fusi

nelle mani di chi ha scavato

sibili azzurri lungo i viali

orrore e vergogna

pietà e schifo.

L’abbiamo vista, allora

la stazione colpita a morte

abisso della follia

e spettrale prato riarso.

Malamente ricucita fu, poi

quella ferita

non è sparito il dolore

né è svanito l’odore

del ferro piegato.

Cosparso il sale del ricordo

nell’attesa della giustizia

ed un solo dato certo:

una cifra di sangue

oscenamente tragica.

Ottantacinque.

(Enea Roversi – ottobre 2006)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...