Quando la Rai è tv di servizio

Lo scorso sabato 21 maggio Rai 3 ha trasmesso, in seconda serata, il documentario E’ stato morto un ragazzo. Federico Aldrovandi che una notte incontrò la polizia, girato nel 2010 dal giornalista Filippo Vendemmiati. L’orario infelice di programmazione (la messa in onda era prevista per le 23.35, ma in realtà è iniziata a mezzanotte) non ha certo sminuito il valore di quanto accaduto. Vale a dire che per una volta la Rai ha svolto pienamente il proprio ruolo di televisione di servizio.

La televisione pubblica, che un tempo era il più grande operatore culturale italiano, ha vissuto una lenta e inesorabile involuzione dagli anni Ottanta in poi, nel tentativo di arginare l’avanzata della televisione commerciale (quelle che un tempo si chiamavano le tv private). Il progressivo aumento del successo e del potere delle reti Mediaset e l’affermazione presso il grande pubblico di un certo modello televisivo ha indotto i vertici Rai a rincorrere quel modello. Ed ecco quindi il proliferare della tv generalista, con i programmi-contenitore nei quali si mischiano balletti e dibattiti, canzoni e casi umani. Poi la fiction: prodotti “carini”, spesso ben confezionati, che non potevano e non possono certo avere lo stesso peso degli sceneggiati di vecchia data, che avvicinavano il pubblico televisivo alla conoscenza dei grandi classici della letteratura. I tempi sono cambiati, ovviamente. Così come sono cambiati, grazie alle nuove tecnologie, i mezzi di apprendimento, ma ciò non significa che non ci si possa sforzare a fare un tipo di televisione diverso e migliore. Tra i compiti della televisione pubblica dovrebbe esserci appunto quello di proporre, oltre all’intrattenimento, programmi di informazione, di approfondimento culturale. Ce ne sono già, per fortuna, ma sono merce rara e spesso confinata in orari poco accessibili. Come appunto il documentario E’ stato morto un ragazzo, che si deve alla tenacia di Filippo Vendemmiati, giornalista della sede Rai di Bologna, che lo ha scritto, diretto, e montato. Vendemmiati è andato oltre la scarna notizia della morte di Federico Aldrovandi, trovato morto all’alba del 25 settembre 2005 in Via dell’Ippodromo a Ferrara. È andato oltre, vorrei dire che è andato dentro, la notizia in quanto si è sentito in dovere di scavare nel profondo di questa storia che all’inizio fu troppo frettolosamente accantonata.

Guardando il film mi hanno colpito, tra le tante cose, i titoli dei giornali dell’epoca: qualcuno mise in evidenza la parola droga, associandola al ragazzo, altri parlarono di malore. Un giornale titolò addirittura. “E’ morto di stress.”

Nessuno sentì la necessità di approfondire e di chiedersi come era morto quel ragazzo che alle cinque del mattino rientrava a casa a piedi dopo una notte trascorsa con gli amici e che sulla sua strada incontrò una pattuglia della polizia.

Ma grazie alla forza straordinaria di Patrizia, la mamma di Federico, che pubblicò un blog su Internet con le foto del cadavere del figlio, quel muro che si era creato attorno al caso iniziò poco a poco a sgretolarsi.

Non cercherò certo qui di riassumere la vicenda: il documentario ricostruisce meticolosamente l’inchiesta ed il processo che si è concluso con le condanne per i poliziotti incriminati.

La storia non è finita: da poco si è aperto il processo di appello e per la famiglia Aldrovandi (la madre, il padre, il fratello di Federico) il calvario continua.

Grazie a loro per la dimostrazione di coraggio, umiltà, dignità e grazie a Filippo Vendemmiati che ha saputo e voluto dimostrare che cos’è il giornalismo d’inchiesta fatto non solo di rigore e professionalità, ma anche di testa e cuore.

Questo  film è stato presentato nel 2010 alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, è stato trasmesso in prima nazionale su Internet dal blog di Beppe Grillo il 25 gennaio 2011.ed ha ricevuto i seguenti premi: miglior regia per il documentario al Bari BiFest 2011 e David di Donatello come miglior documentario 2011.

Abbiamo atteso molto tempo per vederlo in televisione, fin quando una sera la Rai ha deciso che servizio pubblico voleva dire permettere agli spettatori visioni come queste.

Il trailer del film-documentario, distribuito in DVD da Promo Music – Corvino Meda Editore.

 

 

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