Giovanni, Francesca, Vito, Rocco, Antonio

Il 23 maggio 1992 la mafia metteva fine alla vita del giudice Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo, dei tre agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Furono fatti esplodere 500 kg di tritolo, quel giorno, sull’autostrada A29, in prossimità dello svincolo per Capaci., nel territorio del comune di Isola delle Femmine, provincia di Palermo.

Quel nome così poetico, Isola delle Femmine, evoca visioni di spiagge e di mare. Giovanni Falcone amava il mare e amava la sua terra, la Sicilia. La amava a tal punto da sacrificare la propria esistenza per combattere la mafia. E quando si dice sacrificare la propria vita, lo si intende anche per quello che riguarda il quotidiano, lo scorrere dei giorni con la propria normalità. Rinunciare alla quotidianità per servire il proprio Stato, perché si affermino la giustizia e la dignità, deve richiedere uno sforzo incalcolabile. Sforzo fisico, mentale, ma non solo. Combattere ogni giorno una battaglia che tante volte sembra persa è una missione per pochi. Giovanni Falcone era uno di quelli e come lui il collega e amico Paolo Borsellino, al quale toccherà la stessa sorte due mesi dopo. La Strage di Capaci e la Strage di Via D’Amelio: due tragedie che fanno parte del nostro immaginario, di quegli anni Novanta nei quali sembrava che una stagione politica stesse per tramontare per lasciare il posto ad una nuova. Le stragi mafiose, tangentopoli, la Seconda Repubblica: poi sappiamo tutti com’è andata. Sono trascorsi 19 anni dall’attentato e dal sacrificio di quelle vite umane. Sarà sicuramente una giornata di commemorazioni, di ricordi, di messaggi da parte delle istituzioni. Non vorrei aggiungere parole inutili, ma vorrei pensare al momento in cui è avvenuta la strage. A che cosa stavano pensando? Stavano parlando fra loro? E che cosa si stavano dicendo? Giovanni Falcone era alla guida dell’auto e sua moglie Francesca si trovava seduta al suo fianco: forse sorridevano, pensando al fine settimana che li attendeva o forse erano stanchi, reduci dalla settimana trascorsa a Roma. Uno sguardo, un sorriso, uno stropicciarsi gli occhi, chissà. E poi lo scoppio. E sull’altra macchina che cosa si stavano dicendo Vito, Rocco, Antonio?  Giovani uomini la cui esistenza è stata disintegrata in un istante. Vorrei che oggi si ricordassero tutte e cinque quelle vite: le vite di Giovanni, Francesca, Vito, Rocco, Antonio.

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