Erezioni amministrative

Finalmente questa settimana si è tornati a parlare di politica. Dopo mesi trascorsi a discettare di escort e bunga bunga, olgettine e statuette priapesche, finalmente i giornali hanno riportato in prima pagina la politica con i risultati del primo turno delle elezioni amministrative. Non che il livello sia migliorato di molto, a dire il vero. La campagna elettorale ci aveva già regalato alcune perle: a Milano i manifesti con la scritta Via le BR dalla Procura, affissi grazie all’iniziativa del candidato PDL, nonché sodale della Moratti, Roberto Lassini. A lui andò la solidarietà del Presidente del Consiglio, mentre la Moratti ne prese le distanze. Distanze brevi, evidentemente, visto quanto ha dichiarato la Signora Letizia nel corso dell’ultimo duello televisivo prima delle elezioni. Quell’accusa a Pisapia di essere un ladro d’auto, suvvia, non si confà allo stile di una signora come lei, che con i suoi tailleurini rappresenta il pensiero moderato, al contrario di coloro che un tempo indossavano l’eskimo.

Quest’ultima considerazione è di un’altra esemplare signora della politica italiana, Daniela Santanchè. L’ha detta durante una puntata di Annozero, la stessa nella quale ha urlato per una bandiera di Hamas sventolata da un sostenitore di Pisapia, salvo poi essere smentita (e sputtanata) in diretta in quanto trattavasi di altra bandiera. Piccolezze, stranezze su cui non è il caso di dilungarsi. Del resto Pisapia è stato accusato non solo di rubare le auto, ma di portare la droga a Milano (di nuovo la Santanchè, che genio quella donna!), mentre in questi ultimi giorni su di lui si è aperto il fuoco della Lega: Bossi lo ha accusato di essere pazzo e di volere trasformare Milano in una zingaropoli. La Lega ha seminato molto, ma ha raccolto poco, o comunque meno del previsto. A Milano come a Bologna, dove sono calate le truppe d’assalto leghiste con Maroni, Bossi e Tremonti in testa. Per conquistare l’ex città rossa ha puntato la sua campagna sui temi a lei più cari: sicurezza e immigrati Quei cartelli con quella grafica becera che sapeva tanto di fascismo gridano ancora vendetta.

Bologna comunque, al contrario di Milano, un sindaco ce l’ha e non dovrà andare al ballottaggio. Virginio Merola è il nuovo primo cittadino di Bologna,  dopo la parentesi del commissario Cancellieri e dopo soprattutto l’affaire Delbono, costretto a dimettersi per una storia di sesso. Di nuovo sesso e politica che si mischiano ed in maniera assolutamente bipartisan. Erezioni che si confondono con elezioni. Ma torniamo ad oggi: Merola ha promesso che vuole cambiare Bologna: sì, ma come? I dubbi ci sono, trattandosi dello stesso Merola che è stato assessore all’urbanistica nella giunta Cofferati, che a Bologna non ha certo lasciato rimpianti. Insomma non è sicuramente uomo del cambiamento, così come non può esserlo Piero Fassino, neo sindaco di Torino.

Ed ora, attendiamo i ballottaggi a Milano e a Napoli: ce la faranno Pisapia e De Magistris?  La Moratti resisterà e Red Ronnie potrà organizzare i suoi concerti in santa pace? I grillini da che parte staranno? Le città governate da sindaci di sinistra pulluleranno di moschee? Tra otto giorni avremo  le prime risposte e vedremo chi festeggerà (con o senza la statuetta di Priapo).

A proposito: annotazione importante per chi deve andare a votare. Attenzione a ripiegare bene la scheda: non fate come lui.

Ma chi è?

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