Dedicato ad Ayat, poetessa del Bahrain morta a 20 anni

Ci sono notizie che passano inosservate e delle quali non ti accorgi, se non fosse per la buona volontà di qualcuno che le va a scovare e le diffonde.

Ayat al-Ghermezi, poetessa del Bahrein, durante i giorni della protesta è scesa in strada a manifestare insieme a migliaia di suoi concittadini. Ha letto pubblicamente le sue poesie contro il regime in Piazza della Perla, nel centro di Manama, la capitale. L’hanno minacciata e insultata, attraverso lettere e e-mail. Lei ha denunciato l’accaduto alla polizia, ma ha ricevuto ancora insulti. Hanno minacciato la sua famiglia, che ad un certo punto non ha più avuto notizie di lei. Fino a quando si è saputo che era ricoverata in un ospedale militare, in coma. Ayat è stata rapita e stuprata: non una volta, ma più volte. Dal coma non è uscita ed è morta nell’ ospedale militare. Aveva 20 anni.

Ci sono notizie che passano inosservate e delle quali non ti accorgi. Questa notizia è apparsa sul web tra miriadi di altre notizie. Grazie al sito Peacereporter per averla pubblicata per primo e al blog Eco del silenzio per averla fatta conoscere.

Per Ayat


Peccato – hanno detto – per il mancato Gran  Premio

il mancato introito che non sarà recuperato

l’odore dei soldi puzza più del petrolio

varca i continenti con aliti d’aria infetta

la sommossa imprevista ha spostato il vento

levato le braccia al cielo, carezzandolo

e con l’urlo della folla ha fermato il business.

Che nome dolce è Piazza della Perla

oggi sembra davvero brillare

così piena e rumorosa di anime

un telo bianco ed uno rosso

coperta di gelo e sabbia dorata

Oriente che reclama un sogno

Oriente che brucia e fa paura.

Ayat ha vent’anni e scrive poesie

donna in un mondo che non rispetta le donne

cuce i suoi versi con fili di speranza

grida con forza e sussurra con dolcezza

la sua voce è incudine e fiore

chi la ascolta ha paura per lei.

L’avvertimento è stato disatteso

così come la minaccia sporca e vile

rimane solo il gesto brutale

più sporco e vile di ogni altro

e quella voce sarà solo un ricordo

la divisa militare agisce in fretta

non necessita di autorizzazione.

Qualcuno ci spieghi ora che cos’è

la giustizia degli uomini

e in che cosa sono migliori delle bestie

qualcuno ci spieghi la differenza

tra sciita e sunnita, perché da qui

noi lungimiranti e tecnologici

non siamo in grado di capire.

Da questo Occidente malato

che tanto meglio poi non è

con le sue rovine moderniste

aggrappate al nulla

in queste giornate gocciolanti

di pioggia e di malinconia

dove il tempo è un chiodo appuntito

serrato in una mano piena di rughe.

Ci spieghi qualcuno la differenza

tra umano e disumano

ce lo scriva sulla carta

con inchiostro indelebile

perché non abbiamo assimilato

le mille lezioni della storia

e fingiamo ancora di non capire.

Perché una spiegazione la dobbiamo

a noi stessi, ma non solo

la dobbiamo ad Ayat

che scriveva poesie

e gridava la sua rabbia

con voce ferma e dolce

la dobbiamo alle sue speranze

schiacciate dall’orrore

ai suoi sogni rimasti embrione

che non hanno visto la vita

in un mondo dove vince la morte.

(Enea Roversi – Aprile 2011)

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