Quale 25 Aprile

Ora che il 25 aprile è passato, siamo in grado di dire che cosa ci è rimasto di questo giorno?

Che cosa ci è rimasto di questa ricorrenza che sembra diventata per molti un peso opprimente?

Ogni anno si torna a parlare di divisioni mai sanate, di ferite mai rimarginate e non si riesce a condividere quella che dovrebbe essere la Festa Nazionale, come per la Francia lo è il 14 luglio.

Il 25 aprile del 1945 ha significato la fine dell’oppressione nazifascista, ma anche l’inizio di una nuova vita per un Paese che cercava di rialzarsi, sfiancato com’era dalla rovinosa Seconda Guerra Mondiale. Da un paese in macerie nacque la Costituzione che è ancora oggi, nonostante tutto, il fondamento su cui si basa la Repubblica Italiana. Da un paese in macerie nacque una nuova economia, fiorì una nuova cultura che fece conoscere l’Italia nel mondo (basti pensare alla stagione del neorealismo nel cinema). Dopo oltre 60 anni di democrazia imperfetta e forse non del tutto compiuta, ci ritroviamo quindi ancora a discutere sul significato della festa della Liberazione.

Berlusconi non ha mai partecipato alle celebrazioni ufficiali, tranne che in un’occasione: nel 2009, quando si presentò a Onna, in Abruzzo, con aria commossa e fazzoletto tricolore al collo.

In molti salutarono questo gesto come una svolta, si parlò del Cavaliere come di uno statista, poi la realtà ci ha regalato ben altri gesti e tutto fa credere che quella fu soltanto un’operazione mediatica post-terremoto, studiata ad arte. Qualche mese prima, non a caso, aveva definito bolscevica la Costituzione Italiana.

Oggi riguardo la Festa della Liberazione registriamo il silenzio da parte del Presidente del Consiglio.

E registriamo i soliti rigurgiti fascisti, come per esempio i manifesti apparsi a Roma, con la scritta Buona pasquetta!!! dove i tre punti esclamativi avevano la forma di altrettanti fasci littori.

Il gesto è stato condannato dal Sindaco Gianni Alemanno, che di fascismo ne sa qualcosa.

Sempre a Roma fischiato il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, mentre a Milano i fischi  hanno preso di mira il Sindaco Letizia Moratti. Grottesco quanto è accaduto a Bologna, dove  alle celebrazioni del 21 aprile, data della liberazione della città, era presente uno solo dei candidati a sindaco che si sfideranno alle prossime elezioni amministrative. E non era un candidato di sinistra, o centrosinistra, come si sarebbe retoricamente portati a pensare, ma il candidato del centrodestra Manes Bernardini, leghista. Le scuse accampate dagli assenti non sono servite a sopire le polemiche, che anzi si sono rinfocolate quattro giorni dopo, alla manifestazione principale del 25 aprile tenutasi in Piazza Maggiore. Il centrodestra ha accusato il PD di aver strumentalizzato la manifestazione, mentre il candidato sindaco del PD, Virginio Merola, ha dichiarato che è vergognoso per Bologna avere un candidato sindaco leghista.

Ora, non è il caso di auspicare un clima politico alla volemose bbene, ma anche questa rissa continua non può certo entusiasmare il cittadino, che tra poche settimane sarà anche elettore.

Romano Prodi ha auspicato in un articolo su Il Messaggero l’avvento di un nuovo 25 aprile per  ricostruire l’Italia e ha richiamato l’attenzione di tutti sulla Costituzione che va rispettata e non usata o peggio stravolta secondo le proprie convenienze.

Rispettiamola, dunque, la Costituzione e difendiamola dagli attacchi di chi vorrebbe farne carta straccia. Che il 25 aprile porti con sé questo significato, almeno: unità delle forze che si definiscono democratiche contro tutti i fascismi, perché esistono e alzano la testa. Troppi segnali inquietanti giungono da varie parti d’Europa e non bisogna sottovalutarli.

Anniversario della Liberazione di Bologna, 21 Aprile 1946 *

* Immagine tratta dall’archivio dell’Istituto Storico Parri Emilia-Romagna di Bologna

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