Siamo tutti terroni!

“Siamo sempre i meridionali di qualcuno.” (Ugo Ojetti)

Il linguaggio della Lega Nord è da tempo entrato nel quotidiano di noi tutti, che lo si voglia o no.

All’inizio degli anni ’90 i primi, rozzi slogan lanciati dai leghisti furono sottovalutati da buona parte dei partiti politici di allora, nonché da molti osservatori che li ritenevano nient’altro che folcloristiche esternazioni. Quegli stessi slogan, col passare degli anni, hanno mantenuto la loro rozzezza e la loro violenza, ma il loro impatto sull’opinione pubblica è aumentato in modo esponenziale, avendo nel frattempo la Lega conquistato larghe fette di potere. E così oggi abbiamo  Ministri, Governatori di Regione e Sindaci leghisti, ognuno con il proprio fazzolettino verde che sbuca dal taschino della giacca. Ognuno pronto a lanciare anatemi: i bersagli sono del resto a portata di mano. Roma è la capitale decadente che ruba i soldi al Nord operoso. I  meridionali, si sa, non hanno voglia di fare nulla e allora la vecchia idea del muro al di sotto di Firenze, gettonatissima nei discorsi da bar, riprende fiato. Geniale la dichiarazione fatta da Borghezio (l’Onorevole Borghezio!) in data 10 gennaio 2011 a proposito dei terremotati abruzzesi: “Questa parte del Paese non cambia mai. L’Abruzzo è un peso morto per noi come tutto il Sud.” Ma nel terzo millennio il pericolo arriva da più lontano e gli immigrati che vengono dall’Africa diventano di volta in volta clandestini, orda barbarica, tsunami. Come fare quindi per fermarli, visto che il flusso non accenna a diminuire? Ci vengono in aiuto altri due nobili pensatori in camicia verde: Castelli e Speroni. Il primo, che ricopre la carica di viceministro, durante una diretta radiofonica in data 12 aprile 2011 ha affermato che “Non si può sparare ai clandestini, almeno per ora.”  Quest’uomo è stato Ministro della Giustizia, non molto tempo fa. Il giorno dopo il redivivo Speroni, eurodeputato come Borghezio, rincara la dose e dichiara che, siccome si tratta di violazione di acque territoriali, “Sparare è lecito.”  Pure quest’uomo non molti anni fa è stato a capo di un dicastero: è stato infatti Ministro delle Riforme nel primo governo Berlusconi.

Ma a rendere fragile la consistenza del pensiero leghista, ad ammosciare il celodurismo così baldanzosamente sbandierato ci ha pensato in questi stessi giorni un altro leghista,ma svizzero.

Il suo nome è Giuliano Bignasca ed è il fondatore della Lega dei Ticinesi, di cui si è autoproclamato Presidente a vita.  Domenica scorsa il suo partito ha trionfato alle elezioni del Canton Ticino, grazie anche alla campagna ingaggiata contro i lavoratori frontalieri italiani e il Bignasca ha così tuonato: “Gli italiani in Canton Ticino? Via a calci in culo!”. Una frase che sta bene insieme all’ormai famoso “Fora da i ball!” pronunciato da Umberto Bossi.

Insomma, come disse lo scrittore e giornalista Ugo Ojetti: “Siamo sempre i meridionali di qualcuno.”

Quindi, cari Bossi, Borghezio, Castelli s Speroni: rassegnatevi, siamo tutti terroni!

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