Lavoratori che non fanno notizia

Le notizie riguardanti il mondo del lavoro, sui media principali, scivolano inesorabilmente nelle pagine secondarie. Gli stessi media sono evidentemente troppo impegnati nel raccontare le vicende giudiziarie che attanagliano il nostro paese da ormai troppi anni. Processo breve e Rubygate hanno indubbiamente più appeal rispetto agli incidenti sul lavoro o alle innumerevoli crisi aziendali di cui l’Italia è costellata. Per fortuna Internet e i social network, che non sono soltanto cazzeggio e scambio di faccine, cercano di colmare queste lacune attraverso siti quali Rassegna.it , ControLaCrisi, Informare per Resistere, Informazione Libera, solo per citarne alcuni. E così scopri che ieri è stato l’anniversario di una spaventosa tragedia sul lavoro, ormai dimenticata. A Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, l’11 aprile del 1975 esplose la fabbrica di fuochi d’artificio Flobert, causando dodici vittime. Un bell’articolo di Sara Picardo su Rassegna.it  ricostruisce la storia, una storia in cui si parla di lavoro nero e di norme per la sicurezza totalmente ignorate (di seguito il link):

http://www.rassegna.it/articoli/2011/04/11/73278/flobert-la-fabbrica-che-polverizzo-i-suoi-operai

Trentasei anni sono passati ed oggi un’altra notizia ci annuncia la morte di un giovane operaio morto intossicato presso la raffineria Saras di Sarroch, in Sardegna. Di seguito il link dell’articolo pubblicato dall’Unione Sarda e segnalato da Informazione Libera:

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/219679

Un luogo già tristemente noto per altri incidenti, Sarroch, la raffineria dei Moratti. “Quando una famiglia come Moratti spende per la sicurezza di oltre 2 mila operai della sua fabbrica, meno di quanto spende per lo stipendio del portiere dell’Inter Julio Cesar, vuole dire che qualcosa nel capitalismo italiano non sta funzionando!” sono parole del giornalista Giorgio Meletti, autore del libro Nel Paese dei Moratti – Sarroch Italia, una storia ordinaria di capitalismo coloniale, edito da Chiarelettere.

Solo qualche giorno fa le manifestazioni dei precari hanno riempito le piazze italiane: giovani e meno giovani chiedono condizioni di lavoro migliori, risposte da parte della politica alle loro domande e speranze per il futuro.

Leggendo quello che succede, verrebbe da concludere che dal passato non abbiamo imparato nulla.

Il futuro, poi, ci fa paura. In quanto al presente, anche quello non scherza.

Il lavoro e il lavoratore sono considerati ormai alla stregua delle merci, voci di bilancio che se non creano profitto si tagliano: Mercelavoro, scrisse anni fa un grande poeta italiano, Giovanni Giudici.

E siccome questo blog si occupa anche di poesia, ecco in conclusione questi versi.

Mercelavoro

Si predilige

Il giovane animale

Mercelavoro

Che vale di più

Ma più vale

Valere come uomo

Quando è finita

La gioventù

Giovanni Giudici

Dalla raccolta “Eresia della sera” (Garzanti)


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